La manutenzione di fontana di Trevi in carico ad altri

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Le monete che i turisti in gran numero lanciano dentro la fontana di Trevi continueranno ad essere destinate alla Caritas. Così pare abbia deciso infine la Sindaca Raggi dopo giorni di polemiche seguite alla notizia che da aprile si sarebbe cambiato registro.

È dal 2001, Rutelli Sindaco, che le monete della fontana vengono consegnate alla Caritas ma già lo scorso anno la giunta Raggi aveva deciso di destinarle per metà ad ACEA, per la manutenzione della fontana, e per metà in beneficienza ma non alla Caritas.

Le polemiche che seguirono a tale decisione spinsero la giunta a rimandarne l’attuazione di un anno, ma ora pare che la comunicazione di cessazione alla Caritas fosse stata inviata.

Ovviamente si è sollevato un nuovo polverone che questa volta dovrebbe aver fatto cancellare del tutto la decisione presa un anno fa: rimane tutto come prima con le monete, che annualmente assommano a circa 1,5 milioni di euro, destinate sempre alla Caritas.

 

La storia in sé non stupisce più di tanto, ennesimo esempio di decisione improvvisata e probabilmente ingiustificata, a meno di non voler pensare a ripicche nei confronti di certi ambienti cattolici da sempre critici con le politiche del M5S, su cui un’amministrazione debole ed impreparata ha dovuto fare marcia indietro.

 

Purtroppo non stupisce neanche leggere le parole della Sindaca che vengono smentite dalla memoria di Giunta che lei stessa aveva firmato il 28 dicembre u.s.. Questa la dichiarazione di ieri della Sindaca Raggi (grassetto nostro):

Per quanto riguarda le monetine, confermo che resteranno a disposizione delle attività caritatevoli dell’ente diocesano. Nessuno ha mai pensato di privare la Caritas di questi fondi. L’ente diocesano svolge un compito importante per tanti bisognosi e per la città di Roma che vuole continuare a essere la capitale dell’accoglienza dei più deboli“.

 

Questo invece il testo della memoria di Giunta:

 

 

Noi ci troviamo una evidente contraddizione tra le due cose, tanto da farci pensare che la Sindaca abbia detto una bugia ieri. Ma magari ci sfugge qualcosa, nel qual caso saremmo grati a chi volesse spiegarcelo (perché la spiegazione della Sindaca non convince proprio).

 

 

Vi è però un altro aspetto che vogliamo sollevare e che pare nessuno abbia colto.

Partiamo dalla nuova destinazione delle monetine, almeno una parte di esse, a cui aveva pensato l’amministrazione: la manutenzione periodica della vasca. Non una marchetta politica o uno sfizio gratuito quindi, bensì un’esigenza concreta da finanziare proprio per tutelare un bene prezioso come fontana di Trevi.

Ed in effetti il pensare di destinare parte dei proventi dei visitatori per manutere il bene visitato parrebbe una scelta di puro buon senso. Peccato però che in altri tempi si sia scelto un’altra destinazione per le offerte dei turisti, altrettanto condivisibile e sicuramente di più elevato valore sociale.

Ma supponendo che, pur con tutti i proclami di risanamento del bilancio di Roma Capitale che periodicamente ascoltiamo dall’amministrazione, si volesse trovare una specifica forma di finanziamento della manutenzione periodica di fontana di Trevi, una volta escluse le monetine, per le ragioni addotte, non viene in mente proprio nient’altro a cui ricorrere situato lì a due passi?

Proprio niente niente?

 

Siccome così sembra essere, proviamo noi a dare un suggerimento all’amministrazione.

Guardate un po’ qui:

 

 

La foto mostra una delle due postazioni ambulanti che ogni giorno vengono allestite davanti fontana di Trevi.

Come si può vedere, si tratta di un’accozzaglia di ciarpame di infima qualità che viene venduto a prezzi ridicoli: 1 euro i piccoli calendari, 2 euro i magneti, con l’offerta di tre per 5 euro!?!

Come diavolo si può tollerare di squalificare quella che probabilmente è la fontana più bella e famosa del mondo con robaccia del genere? Queste bancarelle non sono state autorizzate dall’attuale amministrazione ma passati oltre due anni e mezzo dal suo insediamento senza che esse siano state spostate altrove, come fatto per molte postazioni nel 2015, è evidente che c’è la volontà di lasciarle lì dove sono.

 

Ma anche volendo accettare la discutibilissima decisione di non spostare questi due banchi, perché non si fa in modo che essi diano un concreto contributo al mantenimento del bene, la fontana, grazie al quale loro godono di una postazione commerciale unica?

Non sappiamo esattamente quanto tali postazioni paghino al Comune come canone di Occupazione di Suolo Pubblico (OSP) ma senz’altro esso non supera l’ammontare di qualche centinaio di euro l’anno. È anche per questo che questi banchi possono permettersi di vendere robetta da pochi euro: basta pochissimo per rientrare di spese tanto ridicole.

Considerata però la localizzazione di queste due postazioni ed il relativo enorme valore commerciale, esse andrebbero messe all’asta ed assegnate a chi riuscisse a farle fruttare di più. Ed allora magari verrebbe fuori qualcuno che le utilizzerebbe per vendere produzioni locali di qualità, con congrui margini che non siano i pochi centesimi della robaccia attuale. Peccato però che il governo gialloverde ha rimandato l’applicazione della Bolkestein alle calende greche, per cui nessun bando sarà possibile.

 

Detto però che a nostro avviso questi banchi da lì dovrebbero semplicemente sparire, finché la cosa non verrà realizzata perché non aumentare i canoni OSP ad almeno qualche migliaio di euro al mese così da poterci pagare la manutenzione della fontana?

Siamo sicuri che i detentori delle licenze dei banchi saprebbero adeguare i loro affari in modo da riuscire a sostenere i nuovi canoni. E se dovessero trovare che per loro la cosa non è più sostenibile, possono sempre vendere licenze tanto preziose a qualcun altro capace di far fruttare la posizione unica di cui beneficiano.

 

Forse appariremo un po’ troppo cinici a prendercela così con due apparentemente innocui banchetti ambulanti ma da una parte se non andiamo errati non parliamo di licenze di poveri cristi bensì di postazioni che rientrano in uno degli oligopoli ambulanti romani, dall’altra non riusciamo a dimenticare che da tempo immemore queste due indecenti postazioni ambulanti deturpano uno dei luoghi più preziosi di Roma.

Mai costoro hanno dimostrato un minimo di attenzione a non apparire sciatti, volgari, indecenti. Mai che abbiano pensato di farsi un po’ da parte per disturbare il meno possibile il godimento della fontana. Mai che abbiano dimostrato di voler ritornare in qualche modo alla città l’enorme favore commerciale che da decenni ricevono in maniera del tutto ingiustificata.

Perché allora mostrare benevolenza di fronte a chi pensa solo al proprio guadagno a scapito del decoro e della bellezza?

 

Ed è proprio questa la domanda che vorremmo fare alla Sindaca Raggi: dopo aver capito che prendersela con la Caritas era una totale sciocchezza, perché non fare un passo ulteriore e chiedere di contribuire alla manutenzione della fontana a chi ogni giorno ci lucra in maniera indecente?

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2 Commenti

  1. enrico

    Perché i due ambulanti … e chi ci sta dietro portano voti ?
    Ed anche la caritas sia chiaro infatti la decisione è stata rapidamente cambiata.

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Sui tavolini @M5SRoma e @PDPrimoRoma fanno melina allo stesso modo. Lo conferma la cronaca di questa commissione commercio alla quale diarioromano ha assistito. Tranne @nathalie_naim, tutti concordi nel rimandare i PMO. @Sabrinalfonsi @AndreaCoiaM5S diarioromano.it/?p=35705

Ma guarda tu il caso: un albero che non riesce a crescere proprio davanti ad un cartellone, che immaginiamo sia stato installato dopo. twitter.com/klobeli/status…

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