Sculture e obelischi abbandonati, specchio del disfacimento della città

Dalle opere di Luigi Gheno a Mario Ceroli, Roma è disseminata di bellezze senza cura e manutenzione. Rimpallo di competenze e memoria corta la causa di tanto degrado

Lo scultore Luigi Gheno ha 92 anni. Le sue opere vengono ammirate da studiosi e amanti dell’arte ma evidentemente non a sufficienza dal Comune di Roma. Nel 1990, la Meridiana – una colonna di legno, bronzo e corda – fu posizionata a largo Fochetti, sulla Cristoforo Colombo e da allora nessuno l’ha più manutenuta. In queste ore si presenta così, con ampie parti divelte, pezzi gettati in terra, legno parzialmente bruciato e l’immancabile rete arancione a circondarla.

 

Un danneggiamento recente che ancora non è stato riparato? Niente affatto. Nel 2019 in un’intervista a Repubblica (che ha la propria sede proprio in quella piazza), Gheno denunciava l’abbandono delle sue opere donate alla città. “L’ho costruita con tanta passione ma devo accettare la realtà capitolina fatta di menefreghismo e perdita di valori“, disse l’artista amareggiato.

Nella sua vita ha realizzato 10 opere per la capitale ma di queste solo una è stata mantenuta in maniera decente, “La Vela” di piazza dei Navigatori (foto sotto). Tutte le altre hanno fatto una brutta fine: o sono state spostate in un magazzino o stanno finendo a pezzi come la “Meridiana” di Largo Fochetti.

Altra opera d’artista che chiede d’aiuto da molti anni è la “Goal” di Mario Ceroli, al Villaggio Olimpico. Alta 16 metri, realizzata in pino di Russia, rischiava di precipitare sui bambini che giocavano nell’adiacente area ludica. Il II Municipio fu costretto a spendere dei soldi non per ripararla ma per circondarla con una rete metallica che impedisce a chiunque di avvicinarsi.

 

Come si vede dall’immagine qui sopra, il legno si è completamente spaccato e alcuni pezzi cadono in terra. Sarebbe bastato passare dei prodotti protettivi e stuccare le fessure, ma dal 1990 ad oggi nessuno ci ha mai messo le mani. “Noi non abbiamo competenza perché spetta alla Sovrintendenza“, spiega l’assessore all’Ambiente del II Municipio, Rino Fabiano. “Temo non ci sia molto di buono da aspettarsi“, conclude sconsolato. Eppure quest’opera fu esposta, durante i mondiali di calcio, davanti al palazzo dello Sport dell’Eur, illuminata da Vittorio Storaro e poi divenne uno dei simboli di quel campionato finendo sul francobollo da 450 lire.

(foto Artribune)

 

Nel 2018 un gruppo di residenti dell’Eur lanciò l’allarme per il destino della scultura “Novecento” di Arnaldo Pomodoro che prese il posto proprio dell’opera Goal di Ceroli. Fu sistemata nello spiazzo antistante il Palazzo dello Sport, in piazzale Nervi, ed è diventata un simbolo per chi arriva dal mare. Alta 21 metri, resiste meglio all’incuria solo perché è di bronzo ma il basamento era divelto e l’anello di cemento che la protegge dalle auto in sosta era del tutto degradato.

(foto la Repubblica)

 

La Sovrintendenza capitolina riuscì a riprendere il basamento e il muretto di contenimento e oggi si presenta così, in condizioni discrete ma non buone.

 

Altro esempio di incuria che ha allarmato gli amanti dell’arte è la fontana di Igor Mitoraj a piazza Monte Grappa, nel quartiere Mazzini. Diarioromano mostrò le sue condizioni, compreso il circostante dormitorio di sbandati, nel luglio del 2015. I marmi sono stati lavati e il sistema di ricircolo dell’acqua è tornato a funzionare, ma il giardinetto prosegue ad essere un luogo in abbandono.

La fontana nel 2015

E la situazione oggi

 

La cura di questi ed altri monumenti moderni della nostra città non è un fatto secondario. Un’opera viene creata per l’eternità mentre a Roma tutto si disfa in pochi anni. La città dalla storia più importante non riesce a custodire la sua memoria recente. Una domanda sul perché occorre farsela.

 

 

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