Anche con Gualtieri i romani continuano ad essere sudditi, non cittadini

Una storia di ordinario disservizio da parte dell'amministrazione comunale, a testimonianza che il "... rendere la vita più facile ai romani" è rimasto uno slogan elettorale

Da un nostro lettore riceviamo e volentieri pubblichiamo

 

“Gentile Diario Romano

Sono un pensionato vostro quasi vicino di casa (abito a 300 metri da Piazza Santiago del Cile) e vi scrivo per raccontarvi una nostra (mia e di mia moglie) piccola avventura che descrive, come tante altre capitate a tutti noi romani, l’assoluta e pacifica infingardaggine di una parte degli impiegati del nostro amato Comune.
Circa sei mesi fa abbiamo cominciato a cercare online un ufficio del Comune dove poter chiedere l’agognata CIE [Carta d’Identità Elettronica, ndr]. Il primo appuntamento disponibile era ad una sede distaccata di una lontana Circoscrizione a Via San Romano 14. Ci siamo prenotati.
L’avvertenza era di confermare data e prenotazione con un successivo messaggio via mail (naturalmente dopo una lotta per entrare nel famoso SPID!) entro una settimana dalla fatidica data del 6 ottobre.
Dubbiosi sul fatto di trovare un taxi ci siamo (per fortuna) fatti accompagnare da un nostro parrocchiano, Michele,  automunito che rende piccoli servizi di accompagnamento ai vicini di quartiere. Alle 11.15 in punto, con un quarto d’ora di anticipo, siamo stati accompagnati a Via San Romano e siamo entrati al civico 14 che risulta essere sede anche del mercato rionale. Con sorpresa constatiamo che la sede distaccata della Circoscrizione è sbarrata e sembra abbandonata da tempo. Un cartello scritto a mano informa noi malcapitati che comunque esiste un’altra sede a Via Rivisondoli, a Rebibbia. (circa 4 km di distanza) Il bar di fronte a cui ci siamo rivolti per informazioni assicura che da luglio la sede distaccata è  chiusa. 
Tentiamo di raggiungere Via Rivisondoli per fortuna Michele ci aspetta fuori. Una corsa per raggiungere Via Rivisondoli prima che scada il fatale appuntamento fissato alle 11.30. Un codazzo di persone aspetta fuori, e ci informano che non siamo noi gli unici reduci da via San Romano. 
Alle 11.30 un irsuto dipendente comunale ci ammette nella sala di attesa. La risposta dell’impiegata alla nostra domanda di perchè nessuno ci ha avvertiti della chiusura della sede è quella standard “E io chenneso? “
Ci riteniamo fortunati perchè comunque siamo in qualche modo riusciti a richiedere l’agognata CIE. Ma nella mail del Comune di conferma appuntamento (arrivata una settimana prima) era così difficile informare del cambiamento di sede?
Grazie per essere una voce che nel deserto raccoglie le storie di noi romani. 
Cordialissimi saluti
Massimo Fontana”

 

Nel ringraziare il sig. Fontana per aver voluto condividere la sua esperienza, purtroppo non possiamo stupirci di essa, essendo la pressoché nulla considerazione dei cittadini da parte dell’amministrazione capitolina, un qualcosa che tutti sperimentiamo continuamente (con isolatissime eccezioni).
Anche in questo la gestione Gualtieri sta mancando del tutto, incapace di dare qualche segnale di discontinuità col passato, con tanti saluti alle promesse elettorali di “… far rinascere Roma e rendere la vita più facile ai romani“.

 

Dal frontespizio del programma elettorale di Roberto Gualtieri

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Una risposta

  1. Condivido e aggiungo
    A Roma esiste la “morte accidentAle”
    Sarebbe quando un residente fuori Roma , muore a Roma.
    Il comune di residenza impiega mesi (4/5) a ricevere comunicazione del decesso e quindi in caso di richiesta di certificati di residenza.. lo danno per vivo, con tutte le conseguenze in materia di notifiche, atti giudiziari, cartelle esattoriali.
    Gli uffici di Roma capitale andrebbero svuotati e interamente sostituiti, e fatta una radicale verifica delle capAcità dei dipendenti con epurazione inappellabile degli inidonei

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