La movida provoca due problemi: caos e sporcizia in strada. Ecco come risolvere il secondo

La presidente del I Municipio vuole vietare l'alcol da asporto. Ma c'è un metodo più efficiente e facile da far rispettare: il DRS per il riciclo di plastica e vetro

 

Lorenza Bonaccorsi, alla guida del I Municipio da oltre due anni, torna a lanciare l’allarme sulla movida selvaggia. A Trastevere, Campo dè Fiori e altre zone del centro storico la situazione spesso sfugge di mano con i residenti esasperati per i rumori, per chi orina in ogni angolo, per gli ubriachi che commettono vandalismi. La presidente si preoccupata anche di un altro importante aspetto quello ambientale: “Ogni  fine settimana – ha dichiarato al Messaggero – Ama si trova a raccogliere migliaia di bicchieri di plastica nelle strade e su scalinate di pregio. I costi sono insostenibili“. Ecco perché il Municipio sta seriamente pensando di vietare l’asporto.

Non si tratta di impedire la vendita dei drink come vorrebbe fare il Sindaco di Milano, ma di non consentire di uscire dal locale con bicchieri e bottiglie che poi vengono abbandonate ovunque. “Sarebbe un provvedimento – prosegue la Bonaccorsi – che non danneggerebbe i locali in quanto questi potrebbero continuare a somministrare purché ai tavoli“.

Da quest’ultima affermazione si capisce che la presidente non esce la sera per le vie di Roma e non sa come funziona il rapporto tra i giovani e i bar. Pensare che un piccolo bar che al massimo può far sedere 50 persone, rinunci alla vendita di 500 consumazioni è pura utopia. I giovani poi amano stare in piedi per chiacchierare, spostarsi da un gruppo all’altro e l’idea di vederli seduti come dei sessantenni col cappuccino è piuttosto bislacca. La strada da seguire è un’altra è l’abbiamo già indicata su queste pagine sull’esempio di quanto si sta facendo ormai in tutta l’Europa del nord e che viene imitato da molti altri paesi. Non ultima anche la Slovacchia ha introdotto il DRS (Deposit Return System) e sta ottenendo risultati strabilianti.

Si tratta di far pagare ai consumatori una somma aggiuntiva, in genere due o tre euro, che verrà restituita dal bar solo dopo aver reso il bicchiere o la bottiglia. L’abbiamo spiegata in modo approfondito in questo articolo al quale rimandiamo. In pratica lo Spritz che costa 5 euro, viene pagato 7 al banco. E i 2 euro aggiuntivi verranno restituiti al consumatore solo se riporta il bicchiere. Altrimenti il costo resterà a suo carico.

Si potrebbe avviare una sperimentazione anche a Roma, ovviamente con l’accordo dei gestori coinvolgendoli nel progetto esteso ad un’intera area. Prendiamo ad esempio piazza Trilussa: tutti i locali adiacenti dovrebbero aderire a un protocollo di DRS e dimostrare che la cosa è fattibile. E’ chiaro che se dovessero farlo solo due o tre bar questi vedrebbero migrare la clientela in altri locali dove il deposito non viene richiesto. Se invece si riuscisse a coinvolgere tutti i locali di un determinato quadrante, l’esperimento potrebbero funzionare. Andrebbero anche incentivati con una raccolta del vetro e della plastica puntuale da parte di Ama e magari con uno sconto sulla Tari. Gli addetti Ama, infatti, impiegherebbero un tempo assai inferiore rispetto ad oggi quando sono costretti a ripulire decine di strade e vicoli.

Dunque il consumatore non avrebbe costi, il bar avrebbe una incombenza in più ma potrebbe risparmiare sulla Tari e l’ambiente ne avrebbe un grande giovamento oltre al fatto che i residenti vedrebbero un quartiere più pulito. E’ vero che il DRS non risolve gli altri problemi, cioè le scorribande e il vandalismo, ma almeno è un inizio e certamente una forma di responsabilizzazione dei giovani. L’attore Giovanni Storti del trio Aldo, Giovanni e Giacomo – divenuto ormai un importante influencer in tema ambientale – sta facendo una campagna da testimonial a favore del DRS come spiega in questo breve video realizzato per “A buon rendere”, l’associazione impegnata a ridurre la dispersione degli imballaggi.

 

 

A marzo il Portogallo ha promulgato la legge che rende obbligatorio il DRS a partire dal 2026, mentre la Slovacchia a due anni dall’introduzione, vanta un tasso di raccolta impressionante del 92%. Poiché in Italia si sprecano ogni anno circa sette miliardi di contenitori, sarebbe davvero il caso di iniziare da Roma e in particolare dai quartieri che soffrono più degli altri per la movida selvaggia come San Lorenzo, piazza Bologna, Ostiense, Trastevere. Magari le presidenti di I e II Municipio potrebbero farsi promotrici di un protocollo che porta vantaggi fiscali ai bar che aderiscono al DRS. Proveremo a farlo presente a Federico Lo Buono, il giovane esponente del PD che Gualtieri ha incaricato di coordinare il forum “Roma di Notte”. Perché vietare serve a poco, mentre trovare soluzioni concordate è molto più produttivo.


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