Tornare a Cartellopoli con Raggi e Cafarotti

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Abbiamo avuto un moto di stizza ieri, quando abbiamo letto l’articolo de Il Messaggero che descriveva la contro-riforma degli impianti pubblicitari che sta preparando l’assessore al commercio Cafarotti.

Purtroppo il pezzo conferma tutti i timori che già a settembre dello scorso anno avevamo sollevato. Così scrivevamo al tempo:

“Le gare stanno per partire …” dice l’assessore, ma poi tutto il resto della sua dichiarazione dimostra l’esatto contrario. Se infatti si sta lavorando ad una delibera per ridefinire i principi delle gare, i tempi saranno necessariamente lunghi e quindi probabilmente le gare non partiranno prima di chissà quanti mesi.

 

Ed infatti passati otto mesi da allora delle gare non si vede neanche l’ombra, mentre risulta ormai chiara l’intenzione di Cafarotti di stravolgere una riforma che già tre anni fa aspettava solo di essere attuata per dispiegare gli effetti di ridurre drasticamente il numero di impianti pubblicitari sul territorio, aumentare gli introiti per le casse comunali, fornire alla città servizi come il bike sharing o le toilette pubbliche.

 

Il novello apprendista stregone Carlo Cafarotti, dal basso della sua inesistente esperienza nei campi amministrativo e commerciale, ha quindi deciso che la riforma dei cartelloni approvata nella passata legislatura, alla cui predisposizione ed approvazione avevano paretecipato anche gli allora consiglieri comunali del M5S (Enrico Stefàno in primis, sempre presente alle sedute della commissione commercio), deve essere stravolta, modificata nei suoi impianti principali.

Dal pezzo de Il Messaggero capiamo infatti che la superficie espositiva viene aumentata, rispetto al drastico taglio previsto dalla riforma il quale consentiva un maggior decoro per la città ed un maggior valore del singolo impianto, che i lotti vengono totalmente rivisti, che i circuiti dedicati a servizi cittadini come il bike sharing vengono eliminati.

 

Volendo anche mettere da parte il merito delle modifiche decise dall’assessore, sebbene la sua conclamata inesperienza le rende a fortissimo rischio di casini inenarrabili, quello che evidentemente sfugge all’uomo di strada Cafarotti è che rimettere mano alla riforma approvata tre anni fa, la quale era passata indenne a numerosi ricorsi alla giurisdizione amministrativa, comporta la quasi certezza di una nuova serie di interventi al TAR o al Consiglio di Stato da parte delle ditte pubblicitarie, con conseguente altissimo rischio che tutto il processo si blocchi di nuovo.

 

Assodato che all’assessore Cafarotti sfuggono molte cose che riguardano il suo mandato (lo ricordiamo magnificare una famiglia di storici ambulanti di Roma salvo dopo qualche settimana dover prendere atto di un’inchiesta su di loro portata avanti dalla magistratura, oppure dichiarare castronerie sui dehor dei locali) ma nonostante ciò che egli intenda lasciare un suo segno sulla città, quello che non comprendiamo è come può il Sindaco Raggi consentire un tale clamoroso autogol ad un componente della sua Giunta.

Possibile che la Raggi non si renda conto che andando dietro alle suggestioni immaginifiche di Cafarotti si avvia all’ennesimo fallimento della sua gestione? Davvero Virginia Raggi dopo l’aggravarsi di problemi come la gestione rifiuti a Roma, il trasporto pubblico locale, la manutenzione cittadina o grandi progetti al palo come lo stadio della Roma,  è disposta ad affrontare quella che senza dubbio sarà una nuova Caporetto sul fronte dei cartelloni?

 

Così scrivevamo sempre a settembre 2018:

Benvenuti allora nella nuova seconda Cartellopoli, questa volta da ascrivere interamente al Sindaco Raggi, responsabile anche dell’operato dell’assessore Cafarotti, laddove la prima Cartellopoli fu in grandissima parte merito della coppia Alemanno/Bordoni.

Ma se la prima Cartellopoli veniva da una situazione già molto confusionaria ed intricata, la seconda è stata generata in un contesto che già era stato in gran parte sistemato, almeno dal punto di vista normativo, e che richiedeva solo di portare a termine il lavoro già pronto.

Ora ripartiamo dal disegno dei lotti, come dichiarato da Cafarotti, alla ricerca di una perfezione che non esiste con l’unico risultato di rimandare alle calende greche una riforma che già due anni fa poteva essere stata completata.

 

Nel luglio del 2014, quando l’Assemblea Capitolina approvò la riforma degli impianti pubblicitari grazie anche al voto favorevole degli allora consiglieri d’opposizione del M5S, pensavamo sinceramente di averlo archiviato definitivamente il termine “Cartellopoli”.

Purtroppo oggi, a distanza di quasi cinque anni, siamo costretti a rispolverarlo, a causa di un assessore-apprendista-stregone e di un Sindaco con evidenti tendenze masochistiche.

 

Il voler perseverare nella modifica di una riforma che doveva solo essere attuata ci fa capire che neanche questa è la volta buona per risolvere il problema dell’invasione di impianti pubblicitari a Roma. È un peccato mortale quello che Virginia Raggi e la sua maggioranza stanno facendo ma evidentemente il loro distacco dalla realtà aumenta sempre di più e siamo disposti a scommettere che il test delle elezioni europee del maggio prossimo certificherà l’ulteriore crollo di voti che il M5S dovrà subire.

 

Chiudiamo con l’immagine con cui vogliamo fissare nella memoria nostra e dei nostri lettori il prode assessore Cafarotti, quello che passerà alla storia di Roma per essere riuscito a buttare a mare una riforma epocale che doveva solo essere attuata.

Si tratta della premiazione che Cafarotti ha voluto fare lo scorso dicembre alla 15milionesima turista a Roma nel 2018 (una signora cinese che poi pare essersi rivelata non una turista bensì un’imprenditrice con interessi a Roma). Un teatrino che prima di Cafarotti avevamo visto rappresentato solo nei fumetti della Disney, dove era spesso il fortunato Gastone a ritrovarsi premiato come milionesimo cliente.

 

 

Capito chi è il genio che sta uccidendo la riforma degli impianti pubblicitari?

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2 Commenti

  1. Franco Quaranta

    Un colpo di spugna e si torna al via.
    In questo drammatico gioco dell’oca naufraga definitivamente la riforma degli impianti pubblicitari e la speranza di una capitale europea moderna.
    E si che parlavano di sicurezza e legalità.
    Che schifo

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