Per ottenere il banco a piazza Navona hanno falsificato gli atti

 

Sulla Festa della Befana – quella che doveva essere regolare e trasparente secondo la giunta 5Stelle – ogni giorno emerge una novità inquietante. Non solo i 40 banchi su 60 multati dai vigili urbani di cui vi abbiamo parlato lo scorso 29 dicembre. Adesso si scopre che una buona parte delle autocertificazioni presentate durante la gara dell’anno scorso è falsa. In particolare gli ambulanti hanno dichiarato che avrebbero esposto giocattoli di una certa qualità e una certa fattura e invece la merce trovata sui banchi era la solita produzione cinese in plastica. Inoltre requisito essenziale per partecipare al bando era non avere precedenti penali. Nelle autodichiarazioni dieci venditori hanno giurato di avere la fedina penale immacolata mentre nella realtà avevano subito condanne per reati, in alcuni casi anche gravi.

La notizia viene riportata dal Messaggero in edicola oggi che racconta come i gestori più colpiti dall’inchiesta siano membri della famiglia Tredicine. Ovviamente si tratta di una questione numerica: essendosi aggiudicati la metà dei banchi i rappresentanti della dinastia bancarellara hanno ottenuto il maggior numero di multe. Su alcune bancarelle, ben l’80% della merce è risultata non tracciata (come invece richiedeva il bando) con l’aggravante di prodotti alimentari dalla dubbia provenienza, come dei lecca-lecca privi di certificazione.

Si tratta di omissioni gravi per chi ha vinto lo spazio in una delle piazze più prestigiose al mondo fino al 2026. Tanto che sarebbe opportuno – a nostro avviso – rivedere il bando e nel caso revocare le licenze per la festa.

Intanto emergono altri particolari dell’operazione dei Vigili effettuata tra Natale e Capodanno. Le multe comminate vanno dai 50 ai mille euro mentre per tre operatori la sanzione è stata di ben 5 mila euro. Due banchi erano gestiti non dai titolari vincitori del bando ma da personale sconosciuto, probabilmente straniero e non in regola. Insomma l’operazione Festa della Befana di piazza Navona voluta fortemente dal presidente della Commissione Commercio Andrea Coia dei 5stelle, si sta dimostrando sempre più quello che molti temevano fosse: una concentrazione di malaffare e lobbismo che non dà nulla alla città e alla tradizione ma riempie solo le tasche degli operatori. Ecco perché le parole dell’assessore alle Attività Produttive Cafarotti ci sono suonate davvero difficili da digerire. Ne abbiamo dato conto nell’articolo intitolato “Una domanda per l’assessore porchetta e romanella“, mutuando le sue parole con le quali lamentava la mancanza della porchetta e del vino sfuso a piazza Navona. A noi sembra che alla Festa manchi ben altro, dalla qualità dei prodotti – come dimostrato da questa inchiesta – alla legalità, cosa che dovrebbe stare a cuore ad una giunta pentastellata.

Ma non basta. Ieri abbiamo modestamente provato a spiegare che l’esclusione dalla Bolkestein del commercio ambulante tarperà le ali di chiunque voglia entrare in questo mercato perché non potrà mai ottenere una licenza se non pagandola a caro prezzo, imposto dagli oligopolisti. Ebbene, siamo stati facili profeti: oggi si viene a sapere che il pubblico ministero Alberto Galanti sta indagando su un vero racket delle licenze ambulanti a Roma. Non solo il fascicolo a carico di Augusto Proietti, uno dei boss delle bancarelle romane, ma anche altre 19 persone indagate tra le quali 3 funzionari municipali che avrebbero messo in piedi un mercato nero delle licenze. Ecco i risultati della mancanza di concorrenza, di un bando scritto per favorire alcuni (che ricordiamo portò alle dimissioni dell’assessore Meloni) e di una città ostaggio di poche famiglie che invadono marciapiedi e mercati. Una macchia indelebile nella politica del Movimento 5Stelle che sempre più si professa paladino della legge e sempre meno la rispetta.

 

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2 risposte

  1. Grazie per il resoconto puntuale e dettagliato. Speriamo che il giornalismo di qualità, documentato e rigoroso, continui a tenerci informati, mentre il potere (a tutti i livelli: comunale, statale) ci butta solo fumo negli occhi.

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