Stazione Tiburtina: grandi potenzialità, ma solita sciatteria romana

La stazione Tiburtina, seconda stazione ferroviaria di Roma, potrebbe essere uno scalo moderno e prestigioso, se solo qualcuno si applicasse un po' di più a gestirla.

Ci è capitato di andare alla stazione Tiburtina  a prendere una persona che arrivava in treno e vogliamo riportare le impressioni contrastanti che abbiamo sperimentato.

 

Andando in automobile, abbiamo evitato il piazzale ovest, quello antistante la stazione, che sappiamo essere ancora un grosso cantiere.

Ci siamo diretti quindi dal lato opposto, proveniendo dalla tangenziale, e visto che aspettavamo un minore in arrivo col treno, eravamo intenzionati ad andare ad aspettarlo sul binario. L’idea era quindi di lasciare l’auto in un parcheggio, pensando di trovarne, seppur con le tariffe aumentate tipiche di stazioni ed aeroporti.

 

Arrivati al lato est della stazione il parcheggio l’abbiamo trovato, ma si presentava chiuso, così:

 

 

Non ci risulta al momento vi sia un altro parcheggio sul piazzale ovest, per cui si direbbe che sia indisponibile l’unico parcheggio integrato con la stazione. Ve ne sono altri di parcheggi a pagamento in zona, più o meno distanti dalla stazione, ma prima di cercarne uno abbiamo pensato di provare a parcheggiare l’auto su una delle strade di accesso.

Con una certa sorpresa abbiamo preso atto che sia su viale Altiero Spinelli che via Adelaide Aglietta vi sono molte aree di sosta tutte gratuite.

 

(P.s.: l’auto con lo sportello aperto appare abbandonata)

 

Centinaia di posti auto gratuiti a ridosso della seconda stazione ferroviaria di Roma sembrerebbero anomali, ma possiamo dire di averne approfittato. E comunque essi spiegherebbero il perché del parcheggio chiuso: chi mai pagherebbe per la sosta se ce n’è così tanta gratuita?

L’aspetto di queste strade è alquanto trasandato, con scarsa segnaletica e nessuna manutenzione del verde. Da notare che tutte le aree di carico/scarico attigue alla stazione sono occupate da veicoli privati apparentemente in sosta permanente.

 

 

 

L’interno della stazione si presenta abbastanza bene, benché con diversi spazi commerciali chiusi.

Tra questi ve n’è uno grande di spazio, indicato come “Casa delle Tecnologie Emergenti” e collegato a Roma Capitale, che appare chiuso da tempo, benché dovrebbe aver aperto ad inizio febbraio.

 

 

 

 

Infine abbiamo trovato molte scale mobili bloccate, non si capisce se perché rotte o in manutenzione, o per qualche regola collegata al COVID19.

 

 

 

 

 

 

 

È uno spettacolo alquanto desolante tutti questi cartelli di impianti chiusi, come se la stazione fosse a mezzo servizio.

 

Come scritto, la stazione Tiburtina è la seconda a Roma per importanza e traffico, dopo ovviamente la stazione Termini, e la nuova struttura, inaugurata nel 2011, è prestigiosa e dalle grandi potenzialità. Peccato però per le tante piccole cose che dovrebbero essere migliorate.

A Roma abbiamo un aeroporto, il Leonardo da Vinci, che per moltissimi versi è un modello di efficienza in grado di competere a livello internazionale. La stazione Tiburtina, anche perché di recente realizzazione, dà l’impressione di poter essere agli stressi alti livelli, se soltanto qualcuno ci si mettesse col giusto impegno.

La buttiamo là: e se si provasse ad affidare ad ADR (Aeroporti di Roma) anche la gestione delle stazioni?

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Una risposta

  1. Bravo Emanuele, questa è un’ottima analisi di tipo ergonomico, nel senso che sperimenta il servizio e il contesto dal punto di vista dell’utente e rileva difficoltà e vantaggi in tutte le diverse fasi delll’attivita che si deve compiere. Voglio confrontarla con un seminario mobile e un piccolo studio fatto da una laureanda vari anni fa per vedere che cosa è cambiato nelle difficoltà evidenziate. Temo che di fondo ad aumentare le carenze vi sia una strategia contraria alla Stazione Tiburtina che si è fatto di tutto per non far decollare a cominciare dalla difesa del degrado esterno a est a ovest

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Il reperto, forse di epoca romana o posteriore, era incassato in un muro accanto al Caffè Di Rienzo, in Salita de’ Crescenzi. La scoperta durante un cantiere (foto Salvo I.)
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