Sì al bike sharing a flusso libero purché……

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bici flusso libero roma

 

 

Eccole qui le bici gialle della start up Obike, una giovane azienda cinese che ha già colonizzato decine di città nel mondo. Il suo è un metodo un po’ prepotente. Depositano le biciclette in alcune strade e aspettano che gli utenti comincino ad utilizzarle scaricando una app sul cellulare. Delle istituzioni, delle autorizzazioni a loro non interessa. Tanto è vero che nella foto qui sopra siamo in via della Greca proprio di fronte l’ingresso del Municipio centro storico. Un paradosso! Le bici parcheggiate (sul posto dei motorini) davanti ad una sede comunale e il Comune non ne sa niente.

Altre bici sono già presenti in viale del Policlinico e in viale Ippocrate. Entro le prossime 3 settimane saranno 1.200 nei soli 1° e 2° municipio dove Obike ha deciso di avviare la sperimentazione per tastare l’umore dei romani.

E’ necessario premettere che il servizio di bike sharing a flusso libero è comodo e sicuramente ha diversi vantaggi rispetto al bike sharing tradizionale. In quest’ultimo caso, infatti, l’utente è costretto a lasciare la bici nelle ciclostazioni mentre col flusso libero si può parcheggiare ovunque. Ma questo vantaggio può trasformarsi in un rischio. Quando il numero di biciclette diventa molto elevato perché gli operatori sul territorio sono più di uno, gli utenti sono portati a lasciare le biciclette in modo disordinato, spesso intralciando i marciapiedi, bloccando il passaggio ai disabili, riempiendo i luoghi più turistici di due ruote sistemate alla rinfusa. E’ già accaduto ad Amsterdam dove il comune ha deciso di bandire il flusso libero a causa della confusione. A Singapore dove sono state stabilite regole ferree e in decine di altre città che non sono riuscite a controllare il fenomeno.

A Milano, Torino e Firenze dove il free floating è arrivato da qualche mese le cose sono andate relativamente bene, anche se le foto di biciclette gettate nei Navigli non fanno ben sperare. Anche qui il Comune si è dovuto far carico del ripescaggio.

bici naviglio2

 

bici naviglio

 

 

Il problema dunque non è nel flusso libero che anzi è certamente la tecnologia del futuro. Il problema è nella totale assenza di regole. Ecco perché Enrico Stefàno aveva annunciato un regolamento entro la fine dell’anno. Chi vuole operare a Roma si deve sottoporre a questo regolamento. Ma, come abbiamo spiegato pochi giorni fa, il Campidoglio non riesce a coordinarsi neanche al proprio interno.

Obike ha scaricato in strada le sue bici senza attendere il regolamento e già questo è un segno di debolezza dell’amministrazione. Ma soprattutto l’assessorato alla Mobilità non parla con quello al Commercio che ha varato pochi giorni fa il bike sharing tradizionale incluso nella riforma dei cartelloni pubblicitari. Le due forme vanno necessariamente integrate.

Così come nel bike sharing tradizionale le bici vanno parcheggiate in appositi spazi, lo stesso si può fare con il flusso libero. Solo che invece di poche centinaia di spazi, saranno migliaia. Presenti cioè in quasi tutte le strade di Roma e delimitati da semplici strisce in terra. Chi non lascia la bici nel luogo deputato pagherà una somma più alta per il suo noleggio. In questo modo si evita il caos del parcheggio selvaggio e si può dare spazio anche ad altri operatori che vogliano entrare sul mercato con un servizio di biciclette finanziato dalla pubblicità e che dunque possa permettere al Campidoglio di incassare.

Dal flusso libero, infatti, il Comune non incassa niente, anzi ha solo gli oneri di dover rimuovere eventuali biciclette mal posizionate. Sarebbe necessario, insomma che Roma Capitale prendesse in mano la situazione e lo facesse subito. Per dimostrare di avere il controllo del proprio territorio e di voler fare le cose per bene.

 

 

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