Sempre più critiche alla scelta su come trattare i rifiuti organici a Roma

L'amm.ne Gualtieri ha chiesto ad AMA di progettare 2 biodigestori anaerobici, ma da più parti si evidenziano le criticità di tale scelta e l'opportunità di optare invece per il compostaggio aerobico

La frazione organica rappresenta una consistente parte dei rifiuti totali a Roma. Al momento tale frazione non viene processata nel territorio del Comune di Roma, per mancanza di impianti, ma inviata all’impianto di compostaggio Ama di Maccarese, nel Comune di Fiumicino, e agli impianti Bioman (Pordenone), Sesa (Padova) e Herambiente (Emila Romagna).

Nell’ottica di rendere Roma autosufficiente nella gestione dell’organico, lo scorso 9 dicembre la giunta Capitolina ha delegato l’AMA a partecipare ai bandi del PNRR presentando i progetti per due biodigestori anaerobici. È questa una tecnologia che permette di produrre biometano dai rifiuti organici, ma con alcune controindicazioni non trascurabili.

L’alternativa ai biodigestori anaerobici sono gli impianti di compostaggio aerobico, nei quali i rifiuti organici vengono trasformati in compost, con cui fertilizzare i terreni.

 

Come detto, la giunta Gualtieri ha optato per la tecnologia anaerobica, ma sembra che ciò sia avvenuto senza un necessario confronto tra i pro e i contro delle due opzioni.

Per informare i cittadini sulle due soluzioni per il trattamento dei rifiuti organici, in modo che essi possano farsi un’opinione informata, un raggruppamento di associazioni, tra cui anche il “Movimento Legge Rifiuti Zero per l’Economia Circolare“, ha organizzato un incontro online per mercoledì 26 gennaio dalle 14 alle 16.

Nel documento disponibile a questo link sono descritte le ragioni dell’assemblea e alcune sintetiche spiegazioni del perché piccoli impianti di compostaggio aerobico sono da preferirsi a grandi impianti anaerobici.

Di seguito un estratto.

La scelta della tecnologia dei biodigestori anaerobici comporta un notevole impatto ambientale in termini di contaminazione atmosferica dovuta alle perdite di metano ed alle esalazione di forti odori oltre che di contaminazione dei suoli e delle falde idriche dovute allo spandimento sui campi del “digestato” che è la fanghiglia semiliquida che esce dopo l’estrazione del biogas dagli enormi reattori anaerobici.

[…]

Una proposta sostenibile ed efficiente sia per l’ambiente che per il trattamento della frazione organica è quella di puntare verso Impianti di piccola e media taglia di compostaggio aerobico con i compostatori di comunità e con impianti di 20-30mila tonnellate annue di compostaggio aerobico di livello municipale.

Oltre a essere meno impattante per i cittadini, il compostaggio aerobico, nel rispetto delle norme europee che privilegiano la creazione di “materia prima seconda” a partire dai rifiuti, consente di trasformare la materia “rifiuti organici” in “materia compost”, che tornando alla terra la fertilizza e riduce l’uso di concimi chimici in agricoltura. Viceversa i biodigestori anaerobici producono combustibile (biometano) che contribuisce al riscaldamento climatico sia durante la produzione che quando viene poi bruciato. Il materiale organico non torna alla terra ma si disperde nell’aria sotto forma di gas climalteranti (metano e CO2).

Facciamo presente che nel bando del PNRR al quale parteciperà l’AMA c’è la possibilità di accedere anche ai fondi per il compostaggio aerobico.

 

Chi fosse interessato ad approfondire il tema può partecipare all’assemblea online che si terrà il 26 gennaio p.v. dalle 14 alle 16, richiedendo il link a cui collegarsi all’indirizzo leggerifiutizero@gmail.com

 

 

Una forte contrarietà ai biodigestori anaerobici è stata anche rappresentata dal LILA (Laboratorio Idee Lavoratori AMA), che ha dettagliato le proprie ragioni in un post sulla sua pagina facebook, e dal consigliere dei Verdi in Assemblea Capitolina Ferdinando Bonessio, il quale ha anche paventato il passaggio all’opposizione se la giunta Gualtieri non cambia impostazione sulla gestione dei rifiuti.

 

Si direbbe insomma che “chi ci capisce di rifiuti” propenda nettamente per la trasformazione della frazione organica in compost, tramite piccoli impianti di prossimità, mentre l’amministrazione capitolina avrebbe già deciso di puntare su grandi impianti per la produzione di biometano.

 

Considerato che Roma è il più grande comune agricolo d’Europa e che quindi non ci sarebbe alcun problema ad utilizzare tutto il compost prodotto a partire dai rifiuti organici, anche a noi sembra che la scelta di tante compostiere sparse sul territorio sia preferibile a due ingombranti impianti di produzione di biometano.

All’assemblea del 26 gennaio è stata invitata anche l’assessora all’ambiente, Sabrina Alfonsi; noi speriamo che si presenti e che argomenti in maniera credibile la scelta fatta dalla sua amministrazione.

Non ci sembra infatti che si siano fatti particolari passi avanti per uscire dall’emergenza rifiuti, a partire da un modello di raccolta che continua a non funzionare, e l’ultima cosa di cui Roma ha bisogno è una scelta strategica puramente ideologica sul come trattare la frazione organica nei prossimi anni.

 

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