La filiera dei roghi: dagli svuotacantine ai campi rom

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adesivi illegali

 

Partiamo dal 2009, da quel nucleo originario che ha dato vita ad una delle più importanti associazioni di volontariato per il decoro. Ci chiamavamo “cittadini stacchini” con una rima piuttosto cacofonica. Ma all’epoca si badava al sodo, a trovare sostenitori piuttosto che all’immagine.

Ci si vedeva la sera tardi, in modo carbonaro, per percorrere strade del centro e della periferia e staccare quanti più adesivi e cartelli illegali. I passanti ci guardavano strano, a volte perfino preoccupati. La Polizia ci fermò un paio di volte identificandoci e quando cercavamo di spiegare che era un’azione dimostrativa, per denunciare l’inerzia del Comune di fronte ad un disastro ecologico che sarebbe scoppiato di lì a poco, ci lasciavano andare convinti che fossimo dei pazzi, forse in libera uscita da qualche centro di igiene mentale.

adesivi illegali

 

Veniamo ad oggi, un caldo luglio del 2017. Sono trascorsi 8 anni. Il volontariato di stacchinaggio si è strutturato in Retake, una realtà imponente che ha sensibilizzato centinaia di migliaia di persone. I grandi giornali riconoscono che forse così pazzi non eravamo. Anzi che avevamo ragione, che quella che nel 2013 chiamammo “l’economia del degrado” sta uccidendo la nostra città. Dietro ogni adesivo di traslocatori, svuotacantine, sgomberi c’è uno sversamento illegale nelle campagne. E quando va bene la merce viene portata in un campo rom. Qui vengono appiccati fuochi che servono a smaltire ciò che non serve e recuperare ciò che si può vendere sul mercato nero: il rame dagli elettrodomestici, il ferro e così via.

Federica Angeli, giornalista d’assalto di Repubblica, ha seguito alcuni di questi presunti svuotacantine verificando di persona che vecchi divani, reti del letto, lavatrici guaste vengono portati al campo rom di via Salviati nonostante l’ingresso sia costantemente presidiato dai Vigili. Ci sono entrate secondarie dove i furgoni vanno e vengono. E ogni volta portano robaccia su robaccia. La notte i roghi tossici che si levano dal campo ammorbano Tor Sapienza, Tor Cervara, Prenestino, Centocelle.

articolo rep svuotacantine

 

Gli svuotacantine hanno un doppio guadagno: da una parte prendono qualcosa da chi li ha chiamati per portare via i vecchi mobili della nonna, dall’altra vengono pagati dai rom ai quali riforniscono la materia prima. Dell’ambiente, della qualità dell’aria, delle falde acquifere inquinate non interessa a nessuno. Tanto meno a chi si affida ad uno di questi “adesivari” e pensa di aver fatto un grande affare a farsi svuotare la cantina per soli 30 euro. Senza domandarsi dove quei rifiuti andranno a finire, in quale parte di Roma verranno sversati.

Durante una manifestazione di Retake dedicata proprio alla piaga degli adesivi, avvicinammo l’allora Sindaco Marino spiegandogli il problema. Non sappiamo se quella giunta avrebbe poi dato seguito ad una serie di interventi per stroncare questa piaga, ma quel che è certo è che da allora nessuno ha fatto niente. Il sequestro di qualche migliaia di adesivi da parte della Polizia Municipale è importante ma non certo risolutivo.

Le soluzioni le abbiamo elencate altre volte e – a costo di sembrare ripetitivi – le ribadiamo anche qui:

  • Ispezioni nei cantieri edili (che si limitano in genere al controllo degli abusi edilizi ma che non verificano mai il corretto smaltimento);
  • Disattivazione immediata dei numeri di telefono pubblicizzati sugli adesivi;
  • Albo di chi è autorizzato ad operare come svuotacantine e traslochi (ogni operatore deve avere un libretto di smaltimento);
  • Appostamenti nei luoghi delle discariche abusive, con sanzioni severissime e sequestro del mezzo di chi viene colto in flagrante;
  • Tessera a punti per il cittadino: per ogni rifiuto consegnato in discarica la tessera accumula punti che daranno diritto ad uno sconto sulla tassa rifiuti.

Per la disattivazione dei numeri di telefono occorre una legge nazionale che semplifichi la procedura, oggi impossibile da attuare dalle forze di polizia giudiziaria. E dovrebbe essere un provvedimento che la Sindaca Raggi potrebbe sollecitare. Invece nell’ultimo assestamento di bilancio ha stanziato mezzo milione di euro per la bonifica urgente delle micro discariche. Ma così è un circolo vizioso: se non si interrompe la filiera stroncando gli adesivi, è inutile gettare soldi dei contribuenti per ripulire luoghi che torneranno ad essere riempiti poco dopo.

Si tratta quindi di riappropriarsi del controllo del territorio, di dimostrare che a Roma chi vive di illegalità ha vita breve. Quei pazzi di “cittadini stacchini” l’avevano capito 8 anni fa. Possibile che all’amministrazione questo concetto resti oscuro?

 

 

 

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3 Commenti

  1. Anonimo

    Tutto molto interessante, purtroppo arcinoto ai più e altrettanto ignorato. Mi permetto di fare una considerazione: certe competenze, specialmente sulla raccolta e il riciclo di materiali edili, ferrosi o pericolosi era almeno in parte competenza della Provincia, mi viene da pensare che con l’abolizione delle province, anche se è stata istituita l’area metropolitana, certe competenze e certe attività siano andate “orfane”.

    Che dite?

  2. William Battaglini

    Quindi ci viene “consigliato” di chiamare la locale multiutility che, a un prezzo decuplo e con date erratiche (se il servizio venisse per caso effettuato)
    Ci puliranno la cantina “in perfetta regola e con licenza de’ superiori” nel più puro stile bolscevico.
    Minacciandoci di sfracelli giudiziari se appena “commettiamo” una attività di per se libera e non certo soggetta a tutte le pastoie burocratiche di chi vorrebbe tassarci pure l’ aria.
    Quindi dovremmo proibire tutti i mercatini, gli annunci di compravendita tra privati (per ora legali) et simili a, per passare attraverso lo Stato che fa solo per il nostro bene???
    D’ accordo, poi non vi lamentate se per circolare tra la gente comune avrete bisogno della scorta (che propongo A VOSTRO CARICO).

  3. Filippo Guardascione

    Due risposte: all’anonimo che giustamente ricorda che la competenza per lo smaltimento dei materiali ferrosi era competenza della provincia rispondo che ha ragione. L’abolizione delle provincie fatta in quel modo ha creato molta confusione amministrativa. Ora però è passato un periodo di tempo sufficiente perché si trovi una soluzione al problema.
    Il commento di William invece mi trova in totale disaccordo. Nessuno qui dice che deve necessariamente essere chiamata l’Ama per portare via i rifiuti ingombranti (anche se ricordo che l’Ama svolge gratuitamente questo servizio se la merce è al piano strada e con un supplemento se invece è all’interno dell’edificio). I privati possono e debbono svolgere questo servizio ma occorrono controlli niente affatto bolscevichi ma solo di tutela dell’ambiente e della salute. Un medico per la delicatezza della professione che svolge deve essere iscritto ad un albo. Perché non prevedere un albo per i trasportatori in modo da controllare facilmente il corretto smaltimento? Nessuno vuole vietare mercatini o annunci tra privati ma gli annunci non possono essere attaccati con la colla sui muri di altri privati. E’ solo buon senso.
    Lo Stato deve fare il minimo indispensabile. Il miglior servizio pubblico può essere tranquillamente garantito da un privato, ma sempre in una cornice di regole ben definite. E’ il principio degli stati liberali. Quella che vuole lei sembra più anarchia.

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