Flop referendum: occasione perduta e brutto segnale da parte della città

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Che il raggiungimento del quorum fosse un obiettivo difficile lo sapevano tutti. Ma che addirittura l’affluenza sarebbe stata minore del 20% è davvero un brutto segno per la democrazia e le speranze di ripresa di questa città. L’affluenza totale è stata di 386.900 persone, cioè il 16,4% del corpo elettorale. Tra chi ha votato, i Sì stravincono con il 74%. Da anni i referendum arrivano stiracchiati al quorum oppure non lo raggiungono proprio, ma qui stiamo parlando di qualcosa che tocca da vicino tutti noi, le nostre giornate, i nostri spostamenti. E’ un tema che avrebbe dovuto smuovere il nostro interesse di cittadini prima ancora che l’appartenenza politica.

E invece la cappa di silenzio fatta calare sulla consultazione dalla giunta Raggi e il comportamento talebano degli elettori 5stelle e Lega hanno ucciso non il Referendum su Atac ma la flebile speranza di una Roma con gli anticorpi. Anticorpi all’indifferenza, al menefreghisimo, al lassismo di chi vive una città che sta uscendo dal consesso delle capitali occidentali. Sembra quasi che i romani non se ne accorgano, che a loro vada bene così.

L’unica volta, dopo tanti anni, nella quale sono stati chiamati a scegliere direttamente per il proprio futuro, hanno risposto picche. Hanno delegato a quei politici che loro stessi guardano con disprezzo. Eppure l’efficienza del trasporto locale è alla base del lavoro che ciascuno di noi può trovare, del tempo che ciascuno di noi può dedicare ai propri hobby, del portafoglio di ogni famiglia che potrebbe rinunciare all’auto privata se solo la metro e i bus camminassero spediti. E invece niente, neanche quando si tratta della nostra vita di tutti i giorni ci impegniamo a pensare e ad agire.

Si può capire che il referendum sulle trivelle non abbia raggiunto il quorum oppure quello sulla separazione delle carriere dei magistrati o quello sugli elettrodotti. Argomenti lontani dalla vita di ciascuno, difficili da comprendere. Ma in questo caso stiamo parlando di autobus, di tram, di un servizio che prima o poi ciascuno usa. Di un’azienda, Atac, che costa 170 euro a persona ogni anno solo per mantenerla in vita.

 

A nostro avviso, la responsabilità di questo flop è in capo ai romani e non alla Raggi come alcuni stanno scrivendo in queste ore. E’ vero che la giunta ha fatto di tutto per mettere la sordina sul Referendum, ma gli strumenti per informarsi ci sono: giornali, blog, Facebook, Twitter. In queste ultime 2 settimane la notizia circolava ma evidentemente se non è la tv a parlarne, la notizia non esiste. Resta profondo, il problema di un paese e di una città dove il mezzo di informazione principale è la televisione, esattamente come accadeva negli anni 80, pur essendo trascorsi ormai decenni e pur avendo oggi a disposizione mezzi estremamente capillari.

C’è poi la responsabilità di quelli che abbiamo chiamato talebani leghisti e pentastellati. Persone cioè che non vogliono ragionare con la propria testa ma si limitano a eseguire l’ordine di Luigi e Virginia (così li chiamano su Facebook, come se fossero amici diretti). Eppure Luigi e soprattutto Virginia si sono dimostrati i politici più lontani dai cittadini di questi ultimi 20 anni. Nessuna giunta capitolina, neanche quella di Alemanno, è stata così sorda alle richieste dei romani. Nessun assessore della giunta Raggi risponde alle istanze dei cittadini, la partecipazione è ridotta al minimo indispensabile previsto dalla legge, ma evidentemente va bene così. Ci pensa Virginia.

E Virginia ci ha già pensato sul trasporto pubblico: ha deciso che deve restare in mano ad Atac fino al 2021, nonostante le norme europee impongano di metterlo a gara e assegnarlo al miglior offerente. Poi ha deciso che il servizio dei bus, ridotto al lumicino, va bene così. E ha deciso che un’azienda che ha un costo per km percorso doppio di tutte le concorrenti italiane ed europee va bene così. Evidentemente sono temi che non toccano la coscienza dei romani, il dibattito nelle case che si accende solo se si parla di calcio, del grande fratello o di Fabrizio Corona che si vede con Asia Argento. Per il tutto il resto c’è Virginia.

E allora, verrebbe da dire, tenetevela questa Sindaca che adesso cammina a testa alta sol perché assolta da un magistrato ma che lascia la città in condizioni disperate. Questa amministrazione che consente ai dipendenti Atac di fare in massa gli scrutatori di un referendum che li riguarda direttamente. E non c’è da stupirsi se ieri a tanti elettori è stato impedito di votare perché la tessera elettorale era al completo nella pagina dei timbri o semplicemente perché era rimasta a casa. La circolare del Campidoglio che dava la possibilità di voto anche a costoro è stata ignorata.

 

Ora i Radicali, promotori del referendum, presenteranno ricorso al Tar per aver inserito in questa tornata un quorum che lo Statuto del Campidoglio ha eliminato da tempo. Il pretesto che il referendum fosse stato convocato prima della modifica allo Statuto verrà esaminata dai giudici amministrativi. Ma il risultato, anche in caso di accoglimento del ricorso, non cambia. Resta una città ignava, assopita, che si crogiola nel degrado e nell’inefficienza. E allora, al prossimo autobus che aspetterete ore, non prendetevela con la Raggi alla quale avete delegato le scelte. Prendetevela con voi stessi.

 

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4 Commenti

  1. Rita

    La scarsissima partecipazione al referendum, ha evidenziato la mentalità “ministeriale” dei romani.
    Che tristezza!

  2. Lisa

    Condivido tutto.
    Non riesco a capire come si possa essere così indifferenti su un argomento che riguarda tutti. È deprimente vedere che ai romani stia bene che i trasporti rimangano così, pubblici, pagati da tutti, e mal funzionanti.

  3. andrea

    Complimenti a Filippo Guardascione. Il suo resoconto/commento è perfetto. Aggiungo solo un’osservazione personale, avendo lavorato ai seggi: ho notato una maggiore l’affluenza di votanti anziani. Pochi giovani. Il che aggrava le prospettive di questa città.

    • andrea

      ()e.c.: una maggiore affluenza di etc.)

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