Bancarelle e minimarket: quando è il Tar a fare le leggi

Il Tribunale amministrativo interviene sulla gara per gli ambulanti e dà ragione al Comune. Ma sul divieto di nuovi piccoli alimentari in centro giudica inerte il Campidoglio

Le notizie sono due, una più recente e la seconda risale alla settimana scorsa. In entrambi i casi il protagonista è il Tar al quale si sono rivolti i commercianti. Anche in un settore delicato come quello del commercio è il Tribunale amministrativo a dare le carte, forse perché le delibere del Campidoglio non sempre sono scritte bene.

Divieto apertura nuovi minimarket in centro. Su questo punto il Tar ha dato ragione ai commercianti che si sono riuniti in comitato per la zona di Campo dé Fiori. Una delibera del 2018 predisposta dalla giunta Raggi prevedeva l’impossibilità di aprire nuovi negozietti di alimentari nell’area Unesco. I giudici della seconda sezione, hanno rimandato al Campidoglio la delibera imponendo una modifica entro 90 giorni.

In questo caso, protagonista è stata la solita inefficienza di Roma Capitale. In pratica la delibera del 2018 vietava l’apertura dei minimarket per tre anni e prevedeva una revisione biennale degli “indici di saturazione” (cioè una verifica per valutare se si fossero aperti nuovi spazi o meno da dedicare a queste attività). La revisione non è mai stata fatta! E così i commercianti hanno avuto buon gioco a sostenere la loro tesi: se non permetti neanche di sostituire i negozi che chiudono stai creando una rendita di posizione per chi ha aperto il negozio in passato. Insomma una violazione dei principi di concorrenza.

Il Tar, dunque, ha imposto al Comune di fare la revisione entro 90 giorni altrimenti verrà nominato un commissario ad acta.

 

Le bancarelle vanno messe a gara subito. In questo caso, invece, i giudici amministrativi hanno sposato la tesi di Roma Capitale e hanno dato torto alle associazioni degli ambulanti. Si tratta dell’annosa questione della direttiva europea Bolkestein che prevede la messa a gara di tutte le attività che si svolgono su suolo pubblico.

Più volte, su queste pagine, avrete letto le ragioni per cui anche diarioromano ritiene necessario fare un bando pubblico per i 12 mila operatori ambulanti romani, per cui non è il caso di ripetersi.

La giunta Raggi, dopo aver sposato in toto le ragioni degli ambulanti per 4 anni, solo negli ultimi mesi di consiliatura ha cambiato parere e si è schierata a favore della Bolkestein. Lo ha fatto addirittura criticando un provvedimento del governo Conte che aveva previsto una proroga delle licenze fino al 2032. Il Comune chiese un parere alla commissione Antitrust la quale invitò la Sindaca a non rinnovare più le licenze e metterle a gara.

A quel punto gli ambulanti hanno imboccato la via del ricorso amministrativo ma lo scorso 18 gennaio hanno perso. Il Tar – si legge nella sentenza – ha stabilito “il dovere per il Comune di non applicare la legge nazionale di rinnovo automatico delle licenze in quanto contrastante con il diritto comunitario“.

L’amministrazione Gualtieri, dunque, dovrebbe mettere a gara subito tutte le postazioni di ambulanti. E’ probabile che questi faranno ricorso al Consiglio di Stato e non è detto che otterranno vittoria in quanto Palazzo Spada ha stabilito l’illegittimità delle proroghe per i balneari (situazione molto simile a quella degli ambulanti). In attesa dell’eventuale ricorso, l’assessore alle Attività Produttive, Monica Lucarelli deve predisporre le gare.

Gli ambulanti onesti non avranno nulla da temere, la loro licenza sarà tutelata dall’anzianità di servizio. Gli oligopolisti, coloro cioè che hanno decine di banchi e tengono i lavoratori in nero o sottopagati, verranno ridimensionati e saranno costretti al rispetto delle leggi. La città ci guadagnerà in decoro e servizi. Un’occasione, questa, che la giunta Gualtieri dovrebbe sfruttare.

 

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