Mohmmed, l’immigrato proprietario (a sua insaputa) di una catena di ristoranti

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Chissà forse l’idea l’hanno presa dalla celebre frase dell’ex ministro Scajola, intestatario – a sua insaputa – di una casa al Colosseo. Ma il povero Mohmmed Matu di essere proprietario di 5 prestigiosi ristoranti l’ha scoperto davvero per caso. Tra capo e collo gli è caduta una società e 4 conti correnti. Tutti domiciliati al suo indirizzo: via Modesta Valenti.

Una via che in realtà non esiste e dove l’immigrato del Bangladesh, come tanti altri extracomunitari, aveva posto la residenza così come previsto dalle leggi e dal regolamento comunale. Ma appunto, solo gli immigrati senza dimora possono scegliere uno di questi indirizzi. E non ricche società, facenti capo a potenti imprenditori.

Un’inchiesta di Report, andata in onda domenica scorsa su Rai 3, ha svelato che sono ben 1350 le imprese che hanno adottato questo trucchetto. Hanno trovato prestanome domiciliati presso Sant’Egidio oppure presso indirizzi fittizi e a loro hanno intestato ristoranti, bar, aziende di trasporto, negozi, autolavaggi. Così le multe, le tasse, le notifiche non sarebbero mai arrivate.

Mi multi perché i tavolini del mio ristorante sono irregolari? E chissene importa, tanto la notifica arriverà al finto indirizzo e al povero immigrato. Non ho versato i contributi per i dipendenti? Chissene importa, tanto l’Inps non mi troverà mai.

Sono quasi 3 milioni le lettere in giacenza presso le comunità per immigrati. Avvisi di Equitalia, del Comune di Roma, dell’Inail. Tutti inevasi per sempre!

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Uno scaffale pieno di posta alla Comunità Sant’Egidio (da Report)

 

Vi consigliamo di rivedere la trasmissione cliccando a questo link: Ha del comico, se non fosse drammatico.

Le imposte evase superano i 100milioni di euro e tra le società con i domicili fittizi non potevano mancare amici del clan di Mafia Capitale.

A settembre, la troupe di Bastacartelloni tv intervistò il comandante dei Pics Anselmo Ricci, a proposito degli adesivi illegali che tappezzano tutta Roma. Ricci ci anticipò che molte imprese di trasporto avevano indirizzi fittizi, proprio presso Sant’Egidio e dunque le multe per gli adesivi non sarebbero mai state pagate.

LE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA CACCINO I TRUFFATORI. Insomma il solito meccanismo truffaldino che ci rende ridicoli nel mondo. Un modo per riprendersi però c’è e la parola ora passa alle associazioni di categoria. Come fanno a tollerare che tra i loro associati vi siano imprenditori così loschi e in malafede? Quando questi truffatori verranno espulsi, sull’esempio di quanto fece Confindustria con i mafiosi?

CONNIVENZE POLITICHE? E infine una parola sulla classe politica e soprattutto sulla precedente amministrazione comunale. Possibile che non si siano accorti di nulla? Che solo nel 2014, grazie all’assessore Leonori, Roma Capitale abbia comunicato alla Camera di Commercio di non accettare indirizzi di questo tipo?

Se il povero Mohmmed poteva non sapere, il dubbio che molti consiglieri comunali abbiano chiuso un occhio non ce lo leva nessuno.

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