Quasi 1,4 milioni per gestire 15 bagni pubblici. Perché non è una buona notizia

Sebbene gli impianti siano indispensabili, il Campidoglio avrebbe potuto ottenere questi servizi gratis, facendoseli pagare dai cartelloni pubblicitari

Il 12 gennaio scorso, abbiamo fatto un titolo molto simile. Riguardava in quel caso la rimozione dei cartelloni abusivi il cui costo è carico della collettività quando invece poteva essere sostenuto dalle imprese pubblicitarie. Stessa cosa vale per l’argomento di oggi e cioè le toilette pubbliche, un servizio necessario in una città civile soprattutto alla vigilia del Giubileo che porterà milioni di pellegrini nelle strade. Per rimettere in sesto 15 bagni spesso sgangherati e non funzionanti, il Campidoglio ha deciso di rivolgersi ai privati: ha bandito una gara da 1 milione e 350 mila euro per la loro pulizia, apertura e chiusura, rifornimento di carta igienica, disostruzione dei sanitari e assistenza agli utenti disabili.

Questo servizio era tra quelli che il Comune avrebbe potuto chiedere alle imprese pubblicitarie che si fossero aggiudicate i bandi di gara per la gestione della cartellonistica a Roma. Il meccanismo è previsto nella riforma approvata ormai quasi 10 anni fa ma mai applicata. La mancata messa a terra di questa riforma sta costando molto caro alle casse comunali: non solo quindi la città non ha migliorato il proprio decoro, ma ha perso servizi essenziali quali il bike sharing pubblico e le toilette. Sono proprio queste, infatti, ad essere gestite da imprese pubblicitarie nella gran parte delle città europee. Così funziona in Francia, in Germania e in Spagna. In cambio di un certo numero di cartelloni pubblicitari, le imprese offrono alla comunità dei servizi molto utili.

A Roma questo non si può fare (anzi diciamo meglio, non si vuole fare) e dunque il Comune è costretto a mettere a bilancio somme ingenti per riparare dei bagni che ora sembrano più latrine che altro. Si tratta di strutture per lo più chiuse o abbandonate che si trovano in piazza del Colosseo, via Valle delle Camene, Largo Porta Cavalleggeri, Passeggiata di Ripetta, salita del Pincio, Piazza Risorgimento, Piazzale Garibaldi, Giardini di Castel Sant’Angelo, giardini della Basilica di San Paolo e poi dentro i parchi: Villa Ada, Villa Lazzaroni, Villa Celimontana, Villa Pamphilj (verso l’Aurelia Antica) e Villa Pamphilj (verso via di San Pancrazio). C’è poi un bagno, chiuso da anni,  a Castel Fusano, su viale Mediterraneo.

Il costo per la loro gestione non è indifferente e fa il paio con un altro appalto che il Campidoglio assegnò nel 2020 per le otto toilette dei Municipi I, VIII e XIII per un importo di quasi 1,3 milioni. Dunque le due gare insieme fanno una spesa di 2,7 milioni, una somma ingente ma necessaria. Senza mandare in porto la riforma dei cartelloni pubblicitari questi servizi saranno sempre a carico del Comune con una qualità anche piuttosto scadente. Ci sono eccezioni, intendiamoci, perché ad esempio il bagno pubblico dentro Villa Ada, lato via di Ponte Salario (foto sotto) è invece ben curato da una società privata. L’abbiamo visitato e un gentile addetto di una società appaltatrice lo tiene in buone condizioni anche se gli orari di apertura sono limitati.

Proprio sugli orari, si era concentrata un’indagine condotta da Acos nel corso del 2023. L’Agenzia di Controllo per la qualità dei Servizi Pubblici Comunali, aveva evidenziato che la toilette di Passeggiata di Ripetta è sempre chiusa, mentre quelle di piazza Garibaldi e di Salita del Pincio sono aperte assai raramente. Secondo i rilievi dell’Agenzia, il 24% dei 70 bagni comunali sono in totale abbandono, il 14% sono spesso chiusi e in altri casi gli orari previsti non sono stati rispettati.

Vi sono poi 15 bagni interrati che furono ristrutturati in occasione del Giubileo del 2015 e anche per questi è stato necessario appaltarne la gestione a privati (per un approfondimento sul tema bagni pubblici a Roma, vi invitiamo a leggere questa pagina di Carteinregola).

In conclusione, il bando e le somme stanziate dal Campidoglio potranno migliorare la situazione anche se la soluzione definitiva al problema sarebbe quella di associare la gestione dei bagni ai concessionari di imprese pubblicitarie. Per ora, però, si preferisce usare soldi pubblici stornandoli da altre opere.

 

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2 risposte

  1. Vi ringrazio per l’articolo, vorrei aggiungere all’elenco i bagni di Piazzale Clodio, chiusi con cartello che rimanda all’A.M.A; quelli di Via XX Settembre, con orari indefiniti, ed entrata a pagamento, quando è aperto il sito di informazioni turistiche. Soprattutto quelli di Piazzale Clodio, sono utilissimi per i molteplici utenti dei capolinea Atac e della cittadella giudiziaria. Giorgio Aliso

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