I trasporti romani potrebbero collassare entro fine anno. I filobus abbandonati

Il futuro di Atac, la crisi di Roma Metropolitane, le stazioni chiuse e i soldi non spesi. Tutto il contrario di quanto racconta la Raggi. Un tema centrale per le elezioni

A settembre del 2019, Virginia Raggi riuscì in una missione impossibile per la comunicazione istituzionale. Arrivò ad affermare che Atac era stata risanata e che i bilanci erano tornati in utile.

Sebbene i sonnacchiosi media romani tendano a bersi ogni fandonia che derivi da fonti istituzionali, questa volta la dichiarazione della Sindaca fu davvero troppo poco accorta per essere digerita tanto che nei giorni seguenti più di un giornale mostrò cifre e dati che smentivano nettamente il racconto 5stelle.

 

 

Trascorsi due anni e mezzo da quella improvvida conferenza stampa, la situazione dei trasporti romani è ancora più grave e entro la fine del 2021 toccherà al nuovo sindaco fare i conti con un’Atac che starà per fallire e con un servizio che lentamente precipiterà verso il baratro.

Ieri, vi abbiamo dato conto di un comunicato del CeSMoT che descriveva cifre spietate sui mezzi in strada a Roma: i tram sono ormai sotto al 60% perché la metà delle vetture è guasta e non viene riparata. La linea 2 è ferma da un anno e lo resterà per chissà quanto in attesa del rifacimento dei binari. I filobus sono tutti in deposito da mesi e forse non torneranno più a camminare.

Inoltre pochi ricordano che per un elevatissimo numero di convogli della metropolitana è giunto il momento della revisione ma questa non verrà effettuata perché Atac non la sta programmando. Ci sono 425 milioni che il Governo Gentiloni (sì l’esecutivo che terminò il suo incarico nella primavera del 2018!) aveva stanziato per la manutenzione delle linee metro romane e non sono ancora stati spesi. Potremmo poi parlare delle stazioni Castro Pretorio e Policlinico chiuse ad libitum senza che si preveda una data di riapertura, oppure delle scale mobili e degli ascensori fermi in moltissime fermate romane.

Insomma un disastro su tutta la linea che mostrerà i suoi effetti dirompenti nei prossimi mesi, soprattutto quando Atac si troverà senza i fondi necessari per far fronte al concordato e a quel punto saranno davvero grane difficilmente sormontabili per la nuova giunta, qualunque essa sia.

Nelle prossime settimane torneremo ad approfondire ciascuno di questi problemi anche perché dovrebbe essere l’argomento principe delle prossime primarie nel centro-sinistra e della campagna elettorale. Ammesso che i candidati siano a conoscenza della gravità della situazione, dovranno spiegare agli elettori come intendono metterci mano anche perché la Raggi non farà altro che negare la realtà e proseguire con la sua narrazione della città perfetta e risanata.

 

Vogliamo oggi soffermarci sul tema dei filobus, uno scandalo senza precedenti sul quale si sta accendendo l’attenzione della politica. Ieri una delegazione di Fratelli d’Italia ha fatto un sopralluogo nel deposito di Tor Pagnotta dove da 13 mesi marciscono 45 autobus elettrici da 18 metri di lunghezza che erano destinati a percorrere il “corridoio della mobilità” Laurentina. Quest’opera, fortemente voluta dall’amministrazione Alemanno (e forse è per questo che Fdi si sente in dovere di scoperchiare la situazione), sembra colpita da una sfortuna perenne per chi ci crede.

Fu oggetto di una delle più importanti inchieste giudiziarie degli ultimi 20 anni e portò alla condanna di Riccardo Mancini, braccio destro di Alemanno. Nominato a. d. di Eur SpA chiese una tangente da 600 mila euro sulla fornitura dei filobus e venne condannato in primo grado a 5 anni di reclusione. Mancini morì poco dopo la sentenza. L’opera era inserita nel sistema dei “corridoi della mobilità” nei quartieri sud e avrebbe avuto un senso se il sistema fosse stato completato nella sua interezza, comprendendo quindi le tratte Tor Pagnotta-Trigoria, Eur Fermi-Tor de Cenci, Eur Fermi-Torrino e Eur Fermi-Tor di Valle. L’investimento delle sole infrastrutture era previsto in 163 milioni ma alla fine si realizzò un solo corridoio per via dei costi molto più elevati (per chi volesse approfondire rimandiamo al nostro articolo del luglio 2019).

 

Fatto sta che questi mezzi – ordinati nel 2009 dal Comune, consegnati nel 2015, immatricolati nel primo semestre 2016 e rimasti chiusi nel deposito di Tor Pagnotta fino a fine marzo 2017 – sembrano sempre più immobili. Prima ancora che si inaugurasse il corridoio Laurentino, i 45 filobus Breda furono inizialmente impiegati sulle linee 90 e 60, andandosi ad aggiungere ai 30 filobus modello Trollino che già circolavano dal 2005 su quelle stesse linee.

Quando finalmente nell’estate del 2019 si apre il corridoio Laurentino (10 anni di lavori!!), i 45 Breda vengono usati in quel percorso ma la loro marcia si interromperà presto. Nel 2020 arriva infatti la pandemia, ma soprattutto nel mese di maggio scade il contratto di manutenzione. Un po’ alla volta tutti i 45 filobus Breda abbassano le aste e tornano a marcire in deposito. 

Il nostro Mercurio Viaggiatore dimostrò che il mancato rinnovo del contratto di manutenzione non fu una dimenticanza ma probabilmente una scelta (dissennata).

Già nel 2019, infatti, Atac e Campidoglio avevano previsto che nel 2020 i mezzi Breda avrebbero registrato un crollo del servizio. Dunque sapevano con un anno di anticipo che quei filobus non sarebbero più stati riparati? Le fonti ufficiali dell’Azienda tacciono ma il dato risulta sorprendente.

Altra questione ancor più grave riguarda le “scatole cinesi” che il Campidoglio ha costruito per i suoi mezzi. I 45 Breda “quasi morti” sono di proprietà di Roma Metropolitane (l’azienda comunale che la Raggi ha deciso di liquidare). Dunque formalmente Atac non ha colpa del fatto che i filobus siano fermi perché la responsabilità della loro riparazione sarebbe stata in capo a Roma Metropolitane.
Grazie a questo escamotage, Roma Capitale deve pagare lo stesso il servizio ad Atac sebbene i mezzi siano in deposito.

In un mese tipo (luglio 2020), i 45 filobus avrebbero dovuto percorrere 118.392 km (secondo la programmazione). Nella realtà hanno percorso ZERO km, ma Atac incassa lo stesso il rimborso dal Comune al quale si aggiunge pure un bonus di 600 mila euro.

Risultato? I passeggeri di quella tratta non hanno avuto alcun servizio con i filobus ma i romani hanno pagato milioni di euro ad Atac.

Di fronte ad una situazione così ingarbugliata e politicamente gravissima, ci si sarebbe aspettati delle scuse da parte dell’assessore Calabrese o di qualche altro responsabile dell’amministrazione. Invece tranne una serie di promesse su un appalto ponte per la manutenzione o di un ritorno imminente in strada dei mezzi (tutte ovviamente disattese), la questione in Campidoglio sembra dimenticata.

E la Raggi può continuare a mostrarsi felice per aver risanato Atac, chiedendo altri cinque anni di mandato per proseguire il lavoro avviato!

 


Sul tema dei filobus abbandonati

Il mistero dei filobus abbandonati a Tor Pagnotta – Diarioromano

I miracoli di ATAC: filobus chiusi in deposito ma il cittadino paga lo stesso – Diarioromano

Sul corridoio Laurentina – Tor Pagnotta

Il filobus Laurentina-Tor Pagnotta non sarà mai come una metro – Diarioromano

Atac: il bilancio 2020 ancora lacrime e fuoco – Diarioromano

 

 

 

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