Rielezione di Virginia Raggi: perché non avverrà

Il sindaco si congratula col la Hidalgo per la sua rielezione a Parigi ma difficilmente a lei accadrà lo stesso, soprattutto a causa della mancanza totale di dialogo con la città di Roma

Partiamo dal tweet che Virginia Raggi ha pubblicato ieri congratulandosi con Anne Hidalgo per la sua rielezione a sindaco di Parigi.

 

 

A parte notare che la sedicente “sindaca” dà del “Sindaco” alla Hidalgo, confermando in chi scrive la convinzione che il termine non si coniuga nel genere, qualcuno si è mai accorto negli ultimi quattro anni del “gemellaggio esclusivo” che lega Roma e Parigi? Quale sarebbe di grazia questa collaborazione con Parigi di cui parla la Raggi?

A proposito di Parigi, la prima cosa che a noi viene in mente è il sistema di bike sharing tradizionale, sovvenzionato dagli impianti pubblicitari, che lì prospera da oltre dodici anni; a Roma invece Virginia Raggi da quattro anni continua a tenere nel cassetto la riforma degli impianti pubblicitari, quella che lei stessa votò da consigliera di opposizione nel 2014, e che darebbe a Roma un sistema simile a quello di Parigi.

Pensate quanto sarebbe utile ora un tale sistema, per alleggerire il carico sul TPL in epoca di distanziamenti e per sfruttare le nuove ciclabili che l’amministrazione sta realizzando. Invece la Raggi continua ad inaugurare noleggi privati di bici e e monopattini che rappresentano dei veri e propri salassi per i romani.

Non sarebbe possibile cominciare col copiare il bike sharing parigino per concretizzare la collaborazione di cui parla la Raggi?

 

Purtroppo già sappiamo che questa domanda rimarrà senza risposta, così come lo sono state tutte quelle poste al sindaco in vario modo e sugli argomenti più disparati da cittadini e associazioni.

 

Come si sa a Roma le elezioni non sono così lontane, previste per l’estate dell’anno prossimo, e l’aumentato attivismo del sindaco, sempre più visibile in inaugurazioni, eventi pubblici e trasmissioni varie, ne è un segnale.

A rigore Virginia Raggi non potrebbe ricandidarsi, in ossequio al vincolo dei due mandati previsto dal M5S e recentemente ribadito da chi il Movimento lo controlla, ossia la Casaleggio.

Ma se anche la regola dovesse essere cancellata, della qual cosa non ci stupiremmo (com’era la storia che i rappresentanti del M5S si dovevano dimettere in caso di indagini a loro carico? Come mai con la Raggi non è stata applicata e non lo è ancora oggi con Marcello De Vito addirittura rinviato a giudizio?) noi siamo già ora convinti che Virginia Raggi non verrebbe rieletta e a supporto della cosa vogliamo portare il lavoro pubblicato recentemente dagli amici di CarteInRegola, dove hanno passato in rassegna i quattro anni di amministrazione Raggi.

Nella pagina linkata c’è una selezione degli articoli che negli anni ha pubblicato CarteInRegola sull’amministrazione Raggi e nonostante nessuno possa pensare loro abbiano un preconcetto negativo nei confronti del sindaco, il quadro che si compone è davvero sconsolante.

 

Emblematica abbiamo trovato la seguente frase:

Potremmo anche ricordare che nel frattempo abbiamo scritto alla Sindaca 61 lettere, con segnalazioni, richieste, proposte, e molto spesso domande su questioni generali o molto specifiche. Rimaste tutte senza risposta“.

 

Un sodalizio serio, preparato, collaborativo e costruttivo come CarteInRegola scrive 61 volte al sindaco Raggi e non ottiene mai uno straccio di risposta. Anche noi non abbiamo mai avuto il piacere di un’interlocuzione col sindaco o con qualcuno degli assessori, ma nel nostro caso si potrebbe pensare all’ostracismo dell’amministrazione nei confronti di chi non ha peli sulla lingua nel denunciarne le malefatte.

Ma virginia Raggi e la sua amministrazione sono così: chiusi a riccio con la pretesa di governare Roma solo sulla base della loro buona volontà, senza mai neanche provare a coinvolgere i cittadini nel sovrumano tentativo di risollevare la città dopo decenni di degrado e malaffare.

 

In questo fummo facili profeti nel 2016, quando chi scrive fece una riflessione a seguito del tentativo di collaborazione con il M5S romano.

Dal M5S ci si aspettava un approccio simile a quello che a suo tempo adottò il sindaco di Bogotà Antanas Mockus e che gli consentì di riuscire a rivoluzionare una città allo sbando: coinvolgere le forze sane e quanti più cittadini possibile. Invece il movimento 5S ha dimostrato ancora una volta di non essere in grado di dialogare con l’esterno, mostrando anzi di avere una paura del diavolo di confrontarsi con gli altri. Non si governa con la paura, ma evidentemente il M5S questo deve ancora impararlo, almeno a Roma.

 

Tornando al lavoro di CarteInRegola, di seguito un altro paio di estratti che dimostrano come anche per loro il giudizio sia fortemente negativo:

“Resta la sensazione di un’occasione perduta, quella di cittadini comuni, non abituati alla politica politicante, che avrebbero potuto portare aria fresca nella palude della Capitale, e una vera  trasparenza e partecipazione della cittadinanza, coinvolgendo le tante realtà della società civile che da sempre si impegnano nei territori e nel sociale.
L’immagine che ci appare  oggi  è quella di un Movimento che non ha avuto coraggio.”

 

“Un Movimento che è caduto nella trappola della paura di perdere consenso, e che si è dedicato più alla propaganda che alle azioni concrete per far decollare la città, o almeno per risolvere alla radice i suoi annosi problemi. Problemi della città e problemi delle persone.

A un anno dalle prossime elezioni amministrative, apriamo un dibattito sul bilancio della Amministrazione penstaellata e sulle prospettive della città, perchè ormai anche la parola “cambiamento” è diventata propaganda.”

 

Con quale coraggio Virginia Raggi tornerà a chiedere il voto per lei e la sua amministrazione dopo che per quattro anni ha ignorato ogni richiesta di interlocuzione, anche quelle più ragionevoli e collaborative?
Ma se anche trovasse un tale coraggio (che più correttamente chiameremmo “sfrontatezza”), siamo sicuri che in ben pochi vorranno dare nuova fiducia a chi dietro a slogan come “trasparenza e partecipazione” ha realizzato l’amministrazione più opaca e verticista che si ricordi a Roma.

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