riuso
Il Centro Riuso Materiale di Pergine (Trento)

 

RIFIUTI A ROMA Negli ultimi anni la gestione dei rifiuti solidi urbani a Roma è stato un tema sempre più scottante, con la necessità di coniugare le stringenti norme nazionali e comunitarie con politiche economicamente sostenibili.

Il testo base di tutte le discipline nazionali e locali che riguardano questa materia rimane la direttiva europea 2008/98/CE, che ha codificato principi quali il puntare a ridurre l’uso delle risorse, “chi inquina paga”, la cosiddetta “gerarchia dei rifiuti”. Quest’ultima in particolare detta le regole da adottare per ridurre al minimo i rifiuti da conferire in discarica, potendo addirittura immaginare politiche tendenti al “rifiuti zero”, intendendo con questo la sparizione dei rifiuti da conferire in discarica. La “gerarchia dei rifiuti” si poggia sulle “4R”:

  • riduzione, ossia l’adozione di politiche tendenti a ridurre la produzione di rifiuti, spingendo ad esempio per la riduzione degli imballaggi (utilizzando contenitori riutilizzabili per i prodotti a consumo come i detersivi, abolendo i sacchetti di plastica incentivando l’uso di borse);
  • riuso, che consiste nel mettere a disposizione di altri gli oggetti che a noi non servono più ma sono ancora utilizzabili;
  • riciclo, con cui i rifiuti vengono ritrattati per ottenere prodotti, materiali o sostanze (esempi sono il riciclo della carta o dell’alluminio);
  • recupero, con cui i rifiuti vengono utilizzati per sostituire altri materiali necessari per una certa funzione (esempio tipico è l’incenerimento per creare energia).

L’ATTUALE AMMINISTRAZIONE La politica dell’attuale amministrazione comunale in materia di rifiuti si è dovuta scontrare fin da subito con problemi enormi quali la necessità di chiudere la discarica di Malagrotta, dopo anni di infrazioni europee, o la gestione dell’azienda AMA che con le ultime amministrazioni pare sia stata più incentrata sulla creazione di ben pagate posizioni dirigenziali per gli amici che sui rifiuti.

Per quanto riguarda questi ultimi, l’amministrazione attuale ha puntato ad accentuare la raccolta differenziata estendendola a sempre più parti di città e raggiungendo l’obiettivo del 40%, anche se nei fatti si ha più di un dubbio sulla veridicità del dato, come abbiamo già discusso.

A voler però giudicare le politiche dell’amministrazione sulla base dei principi dettati dalla gerarchia dei rifiuti, non si può non rilevare che ben poco, se non nulla, è stato fatto sui primi due punti della riduzione e del riuso dei rifiuti.

Sulla riduzione, ci si aspetterebbero provvedimenti tesi ad incentivare o obbligare alla riduzione degli imballaggi, ad esempio prevedendo politiche premiali per l’adozione di prodotti a consumo, oppure, altro esempio, obbligando le strutture ricettive di Roma a non utilizzare shampoo e bagnoschiuma monodose ma i flaconi ricaricabili (risparmiando così ogni giorno migliaia di bottigliette di plastica alla discarica). Si tratta di misure con effetti non immediati ma che prima si mettono in campo prima ci si possono aspettare risultati.

Anche sul riuso dei rifiuti l’amministrazione non ha fatto praticamente nulla e le uniche iniziative che si segnalano sono state organizzate nel recente passato da Cittadinanzattiva Lazio e Zero Waste Lazio, abbinate alle raccolte dei rifiuti ingombranti dell’AMA.

Ma sul riuso molto si potrebbe fare, ottenendo risultati immediati e misurabili. La cosa più semplice potrebbe essere la creazione di una sorta di “magazzino del riuso” gestito dall’AMA, dove chiunque debba disfarsi di oggetti ancora utilizzabili possa conferirli a costo zero. Tali oggetti potrebbero quindi essere presi da chi ne avesse necessità o gratuitamente o pagando un compenso simbolico forfettario, ipotizziamo un euro. A chi scrive è capitato, ad esempio, di ritrovarsi un numero esagerato di stampelle in legno in ottimo stato e di non essere riuscito né a venderle né a regalarle a qualcuno, costretto quindi a buttarle tra i rifiuti indifferenziati; chissà quante persone contemporaneamente si sono recate in qualche grande magazzino a comperare stampelle del tutto simili, essendo ben disposti all’utilizzo di quelle di seconda mano. E lo stesso discorso si può fare di tavoli e sedie di scarso o nullo valore commerciale, di mobilio vario, elettrodomestici, attrezzi, libri ed un’infinità di altre cose.

I vantaggi di una magazzino del genere sarebbero anzitutto l’evitare la discarica a tanti rifiuti spesso ingombranti, con gli alti costi associati (ora che Roma i rifiuti è costretta ad esportarli); inoltre così si potrebbero aiutare tante persone che avrebbero bisogno di cose che però non possono acquistare; infine ciò sarebbe estremamente apprezzato da coloro, sempre di più, che giudicano un delitto lo gettare nella spazzatura cose che potrebbero avere ancora una loro utilità.

Per l’AMA l’impegno non dovrebbe essere esagerato, dovendo solo individuare una struttura consona (e con i tanti capannoni inutilizzati a Roma ciò non dovrebbe essere un problema) e dedicarvi un minimo di personale. Inoltre misure del genere darebbero dell’AMA un’immagine di compagnia che veramente ci tiene ad una gestione virtuosa dei rifiuti, mentre ancora oggi si ha la netta impressione di un carrozzone parastatale dove operai, impiegati e dirigenti continuano a preoccuparsi di come sbarcare il lunario facendo il meno possibile.

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