Il centro storico di Roma è quasi morto. Il lockdown ne è stata la prova

Mentre negli altri quartieri c'erano le file ai supermercati, l'area Unesco si è presentata spettrale e deserta. Senza b&b e ristoranti il territorio sembra svuotato
S. Maria in Trastevere durante il lockdown

 

Più volte su queste pagine abbiamo lanciato l’allarme (inascoltato) sul progressivo svuotamento del centro storico capitolino. Chi volesse approfondire, in fondo alla pagina, troverà i link ai nostri precedenti articoli. La conferma ai timori di chi vede il centro trasformato in parco giochi e svuotato della sua anima, arriva dal più grande esperimento di distanziamento sociale mai realizzato nei tempi moderni: il lockdown durante l’emergenza Covid19.

In quelle terribili giornate è emersa con chiarezza la differenza tra l’area all’interno delle Mura Aureliane e gli altri quartieri. In questi ultimi, nonostante le limitazioni, si vedevano comunque file davanti ai supermercati, alle farmacie, agli alimentari; c’erano persone in strada sebbene si affrettassero a rientrare nelle proprie abitazioni. Dai balconi si cantava e ci si salutava.

Al centro no! La situazione era spettrale. Non solo nessuno calcava i marciapiedi solitamente affollati, ma i pochi commerci aperti erano deserti. Di abitanti non ce ne sono più. Bambini ancora meno, solo anziani che avevano paura di uscire.

E’ questo il frutto dello svuotamento progressivo che si è registrato dal 1950 ad oggi: all’epoca in centro vivevano 370 mila persone, oggi arrivano a malapena a 90 mila. E solo nel 2018, in seguito alla grave crisi economica degli ultimi anni, il I Municipio ha perso 10 mila abitanti, quasi il 6% del totale.

Senza b&b, trattorie rumorose e locali della movida il territorio non ha vita. Ma quella vita è artificiale e innaturale perché senza anima. Le botteghe artigiane hanno lasciato il posto a kebab e pizze al taglio. Le famiglie sono fuggite e i loro appartamenti sono diventati case vacanze. Gli uffici, che comunque garantiscono una presenza durante la settimana di impiegati e professionisti, sono stati scacciati dai prezzi elevati degli affitti.

Restano i turisti mordi e fuggi a popolare un territorio vastissimo, grande quanto la città di Firenze. E se questi vengono meno, le strade si desertificano.

 

Solo Airbnb, conta 25 mila annunci a Roma e di questi, il 65% è nel I Municipio. Le stime ufficiali del Campidoglio parlano di 12.500 case vacanze nel centro storico, a queste se ne aggiungono circa 4.000 che assumono nomi differenti (locazione breve, affittacamere, etc) e che quindi non rientrano nella statistica. C’è poi l’esercito di altri 12.000 alloggi che sfuggono a qualsiasi controllo e categoria. A volte semplici stanze locate, altre interi appartamenti trasformati in precarie strutture per turisti.

Le altre grandi capitali hanno cercato di mettere un freno a questo fenomeno tanto è vero che Parigi (prima città turistica al mondo) ha solo 3.700 alloggi su Airbnb, Londra 8.900.

Il prof. Gaetano Scognamiglio ha definito questo fenomeno “urbanicidio” e riguarda molte città turistiche del mondo. Se nel 2018, i turisti che hanno scelto una città d’arte per trascorrere le loro vacanze sono stati 630 milioni, entro il 2030 diventeranno 1 miliardo. Questo porterà i centri storici a scacciare sempre più i residenti a vantaggio di attività ricettive.

Per arginare questo svuotamento, nel novembre del 2019, avevamo provato a stilare un elenco di interventi assolutamente non esaustivo, ma forse un primo passo. Lo riproponiamo:

a) vanno favoriti gli affitti più lunghi rispetto a quelli più brevi attraverso la leva fiscale;
b) occorre facilitare la vita di chi risiede in centro e non penalizzarla con tasse elevate;
c) è indispensabile calmierare la nascita di attività di somministrazione di scarsa qualità;
d) rendere più attraente la visita turistica nei periodi di bassa stagione, sponsorizzando eventi culturali e riducendo la tassa di soggiorno;
e) aumentare invece la tassa di soggiorno per chi viene in alta stagione o si ferma solo una notte, diminuendola gradualmente a chi decide di restare più a lungo;
f) favorire l’ecotassa sui biglietti aerei. Scelta analoga è stata fatta in Francia, Germania e molti altri paesi.
g) obbligare chi affitta tramite Airbnb o altre piattaforme a iscriversi in un registro;
h) promuovere visite a siti alternativi esterni al centro storico (per esempio San Paolo fuori le Mura, Centrale Montemartini, etc);
i) essere più accoglienti con visitatori di nicchia (child-free, gay friendly, legati all’ambiente e alla natura);
l) sanzionare duramente i comportamenti scorretti dei turisti (schiamazzi, alcool, etc) e degli operatori che se ne approfittano (tassiti, ristoratori, etc).

I dati pubblicati dal quotidiano la Repubblica confermano la necessità di un intervento: l’età media degli abitanti del centro è 48 anni, per ogni bambino ci sono 5,6 anziani.

Il lockdown è stata un’importante esperienza e ignorare che quelle zone stanno diventando un parco giochi è criminale. Non possiamo più far finta di niente.

 


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2 risposte

  1. Scusare avete dimenticato di menzionare che ormai il centro storico è in mano alla politica. Numerosi negozi storici e palazzine sono state prese dalla Camera dei Deputati e dal Senato. Guardate anche che fine ha fatto la scuola elementare di Vicolo Valdina, ci andava mio padre da piccolo, quasi 70 or sono, quando ancora in centro ci abitavano i romani. Tutto ciò è molto triste, ma sembra che sia ormai un processo irreversibile!

    1. Ha ragione Francesca. L’allargamento della politica, che in centro ha conquistato decine e decine di immobili, è un altro problema che va affrontato seguendo l’esempio di altre grandi capitali che hanno mantenuto la rappresentanza nei centri storici ma hanno spostato l’amministrazione nelle periferie attrezzate.

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