Riforma cartelloni pubblicitari: Roma (anzi la politica romana) non la vuole e non si farà

Un'audizione in commissione commercio mette forse la parola fine al processo iniziato 15 anni fa. La città non avrà il bike sharing pubblico, né un miglior decoro per molti anni ancora

 

Immagini di archivio: Roma nel 2011

 

Abbiamo atteso alcuni giorni prima di scrivere questo articolo e ci siamo consultati in redazione per decidere la linea che diarioromano dovrà tenere sul tema cartelloni. E’ forse quello che più sta nel cuore di tutti noi. E’ da qui che ha preso le mosse la nostra battaglia per una città più bella, più europea, più comoda da vivere. Quando nel 2009 scoppiò il cosiddetto fenomeno di “cartellopoli”, con migliaia di impianti posizionati in modo selvaggio in tutta Roma, fondammo un comitato, raccogliemmo firme, scrivemmo delibere, atti, interrogazioni. Un lavoro infinito che ha portato a qualche risultato in termini politici ma non certo a quello sperato.

Oggi la situazione è migliore ma non è l’ideale. Perché la nostra è l’unica città italiana ed europea a vivere in una sorta di giungla della pubblicità esterna, con tanti impianti di formati diversi, spesso brutti, posizionati male che non rendono quasi nulla alla collettività. Nel resto d’Europa, i cartelloni offrono servizi utili come il bike sharing, le toilette pubbliche, la manutenzione del verde. Per renderlo possibile anche qui, nel 2014 fu approvata durante l’amministrazione Marino una riforma che avrebbe dovuto portare a questo risultato. Ma sono trascorsi nove anni e quella riforma non è mai stata applicata del tutto. Nel frattempo le normative sono cambiate, i tempi e i modi di fare pubblicità si sono modificati e – sebbene l’impianto sia ancora valido – quella riforma oggi viene abbandonata nuovamente. Lo aveva fatto l’amministrazione Raggi (la vera colpevole dell’attuale situazione) e sulla stessa linea sta andando l’amministrazione Gualtieri.

E qui occorre precisare che il Sindaco Gualtieri e l’assessore alle Attività Produttive, Monica Lucarelli, hanno gravissime responsabilità politiche perché è evidente che la volontà di affossare il processo in questa consiliatura viene da loro. Il sindaco non ha mai proferito parola, neanche una volta, su una riforma che potrebbe cambiare il volto e i trasporti brevi in città. L’assessore non ha risposto alle richieste giunte dalle associazioni cittadine ed è sorda a ogni appello. L’intera classe politica di questa città non ci crede e chiaramente si è schiacciata sulla posizione delle ditte pubblicitarie. Unica eccezione, lodevole, viene dal consigliere di opposizione Francesco Carpano (Azione) che ha studiato le norme, ha ascoltato le istanze di tutti e ha provato a mettere alle strette la maggioranza. Ma è solo, politicamente isolato e – sebbene questo gli faccia ancora più onore – non ha la forza per spostare le montagne.

Fatta questa  lunga premessa, veniamo alla notizia degli ultimi giorni. Il dirigente delle Attività Produttive, il dottor Francesco Paciello, uno dei tecnici più in gamba e preparati del Comune di Roma, mercoledì è stato ascoltato dalla Commissione Commercio su quelli che dovevano essere i passi necessari per applicare la riforma. E l’esito di questa audizione è stato – detto in termini assolutamente semplicistici – che va buttata nel cestino e tutto va ripensato da capo.

Il pretesto sta in un intervento normativo nazionale che ha modificato il sistema di tariffazione. Torneremo su questo aspetto tecnico nei prossimi giorni ma – ripetiamo – si tratta di un aspetto tecnico. Qui occorre analizzare i risvolti politici dell’audizione di mercoledì e l’animus (cioè la reale volontà) di chi governa il Campidoglio oggi. Entrambi i responsabili di diarioromano sono troppo anziani e ne hanno viste troppe nella loro vita professionale per bersi la storia del dirigente che mette in risalto novità tecniche e della politica che è costernata per tali novità e si trova nella impossibilità oggettiva di portare avanti il processo iniziato nel 2012. Perché questo è stato il risultato sostanziale della commissione: il dottor Paciello ha fatto notare che gli uffici sono sotto organico, che l’apparato normativo del 2014 richiede modifiche, che sarebbe meglio cambiare strategia e chiedere al privato di fare una proposta di pianificazione del territorio.

E la politica non se l’è fatto ripetere due volte, anzi sì. Il presidente Andrea Alemanni ha ribadito la sua domanda (tanto già conosceva la risposta): “Dunque dottor Paciello, lei conferma che allo stato attuale, con l’avvenuta modifica delle tariffe, non è più possibile mettere a gara gli spazi pubblicitari sulla base della riforma di nove anni fa ed è necessaria una revisione complessiva?

E il dirigente ha risposto che sono necessarie delle modifiche (al regolamento) e che vi sono delle difficoltà oggettive.

In questo scambio di domande e risposte è concentrato tutto: la volontà della politica di cambiare strategia e l’ottimo pretesto, quello tecnico, fornito dagli uffici. Da questo momento in poi, qualunque istanza per riprendere in mano il lavoro iniziato 11 anni fa, avrà la stessa replica: “Ci dispiace tanto….siamo davvero rammaricati…..ma non si può fare più. L’hanno pure detto gli uffici, c’è stata la modifica della tariffazione……..ehhhh che vuoi fare caro cittadino. Non è colpa mia!!”

Ed ecco la nuova strategia emersa da questa commissione ma che già aleggiava nell’aria da qualche mese: affidare la pianificazione alle imprese tramite il cosiddetto project financing. In cosa consista questo meccanismo lo vedremo in un prossimo articolo, ma oggi già possiamo affermare che probabilmente a Roma non funzionerà.

E poi tornare ad affidare la pianificazione della cartellonistica ai privati è veramente perseverare nell’errore. Fu già fatto nel 2009 con la famigerata delibera 37 che chiese alle imprese di auto-dichiarare quanti impianti avevano sulle strade e il risultato fu il più grande scempio perpetrato al territorio capitolino dal dopoguerra. Non è stato sufficiente quell’esperimento? Davvero oggi la mano pubblica deve dichiarare di essere impotente, di non riuscire a bandire delle gare come si fa per tutti i servizi pubblici a rete e deve affidarsi alle imprese? E davvero tutto questo non implicherà ricorsi da parte degli esclusi e dunque la paralisi finale?

“Cambiare tutto per non cambiare niente”, si diceva nel Gattopardo. La reazione entusiasta del presidente Alemanni, del consigliere Corbucci (entrambi del Pd) che hanno offerto il proprio contributo a testa bassa per mettere subito mano alle tariffe, per sistemare il vulnus che si è aperto nel bilancio capitolino dopo una sentenza sui canoni di pubblicità, sarà l’unico vero intervento nel settore che vedremo in questa consiliatura. Per il resto NULLA. Tutto resterà come è. Non si farà alcun project financing, né si applicherà la “vecchia” riforma mettendo a gara i lotti.

E noi non possiamo che prenderne atto! Occorre farsi una ragione del fatto che Roma questa novità non la vuole. Qui i servizi pagati dalla cartellonistica, in primis il bike sharing, non si faranno. Qui un miglior decoro e una maggior sicurezza delle strade non si raggiungeranno. Questo settore è destinato a rimanere così come è per altri 10 o 20 anni. Hanno vinto alcune associazioni di categoria delle imprese pubblicitarie locali, rappresentate da un agguerrito avvocato che non ha mai fatto mistero di essere pronto ad impugnare tutto.

Ma non abbiamo perso noi. Ha perso la città!

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(P.s. le foto di questo articolo mostrano come era la situazione della cartellonistica a Roma pochi anni fa)

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Per ascoltare l’audizione di mercoledì 1 febbraio del dottor Francesco Paciello, cliccare qui

Vedi anche gli articoli pubblicati dal sito romano di Vas sullo stesso argomento
La brutta fine che vuol far fare alla riforma dei cartelloni pubblicitari l’attuale maggioranza al governo della città di Roma – V.A.S. Circolo Territoriale di Roma (vasroma.it)
L’audizione della Commissione Commercio del 1 febbraio 2023 ha forse sancito l’affossamento definitivo della riforma dei cartelloni pubblicitari – V.A.S. Circolo Territoriale di Roma (vasroma.it)

 

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4 risposte

  1. A Roma attualmente risultano installati più di 28.000 impianti, molti dei quali in violazione del Codice della Strada (non sono a 25 metri l’uno dall’altro, non sono oltre i 50 metri da incroci e semafori, non sono su spartitraffico centrali larghi più di 4 metri, ecc. ecc.), che hanno causato diversi incidenti mortali: i Piani di Localizzazione degli impianti pubblicitari (approvati il 13 novembre del 2017), se attuati, ridurrebbero in eterno il numero complessivo dei cartelloni a 15.000 (tutti pienamente in regola) ed assicurerebbero a tutti i cittadini romani un servizio di bike sharing in funzione anche e soprattutto degli spostamenti da lavoro. Al PD, che si sta impantanando da dopo il 25 settembre scorso in uno sterile dibattitto sulla presunzione di essere e voler rimanere di “sinistra”, mi sento di chiedere da quale parte si sta veramente se si arriva a fregarsene altamente tanto di ridare a Roma il decoro che merita quanto dell’interesse pubblico ad assicurare alla Capitale un servizio di mobilità dolce.

  2. Il comportamento dei nostri politici capitolini è semplicemente scandaloso. Nemmeno un settore come questo, economicamente molto attraente, riescono a sistemare!
    Bosi, come sempre, da tecnico iperqualificato quale è, ha perfettamente ragione sui numeri e violazioni sistematiche degli operatori.
    Ma l’altro scandalo è una municipale che risponde fischi per fiaschi su contestazioni di legittimità dei cartelloni ex codice stradale e regolamemto attuativo e/o regolamento affissioni vigente!
    E ancora più scandalo fa un dipartimento per le attività prodottive che proprio se ne frega per anni (o per sempre) dei verbali di accertamento violazioni, per quanto rari, rendendo l’intero circo amministrativo un immenso buco nero finanziario ed una tomba del vivere civile anche per quei pochi che sanno come segnalare e hanno voglia (non certo tempo) di farlo.

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