Patanè: la mobilità condivisa determinante per cambiare il modello di mobilità urbana

Alla Conferenza Nazionale Sharing Mobility l'assessore ha parlato di nuova fase per la mobilità condivisa, con aumento dell'offerta e della copertura territoriale ma anche scelte coraggiose per ridurre il numero di auto private

Lo scorso martedì 23 novembre si è svolta a Roma la 5ª Conferenza Nazionale Sharing Mobility e il neo assessore alla mobilità, Eugenio Patanè, è intervenuto delineando gli obiettivi su cui si concentrerà il suo lavoro.

Patanè ha detto che la mobilità condivisa si è ormai inserita stabilmente tra le modalità di trasporto dei romani, ma che è ora necessario passare ad una “fase 2” dello sharing.

Il numero dei veicoli in sharing a Roma, considerando tutte le tipologie (auto, moto, biciclette e monopattini), sfiora i 28.000 e secondo l’assessore è necessaria una nuova fase per evitare che a lungo termine si avvertano solo gli effetti negativi di una tale imponente flotta, tutta concentrata nelle parti più centrali della città.

Tre i punti che dovranno caratterizzare la fase 2:

1. L’introduzione massiccia di innovazione tecnologica tesa ad indurre spostamenti intermodali ai quali applicare la tariffa più vantaggiosa. “… le nuove app dovranno suggerire la scelta di viaggio più virtuosa da un punto di vista delle politiche pubbliche ed incentivarla attraverso un meccanismo a punti che generi scontistica e agevolazioni”.

2. Una concentrazione territoriale diversa dello sharing che vada oltre le zone centrali della città in modo tale da disincentivare il ricorso all’auto privata.

3. “L’immissione di una grande quantità di nuovi autoveicoli non può meramente essere aggiuntiva rispetto al parco veicoli esistente in città. Puntare sullo sharing ha un senso se riusciamo a diminuire in modo moltiplicato le seconde e terze autovetture in proprietà ai romani”.

 

 

Non potremmo essere più d’accordo con l’assessore e sentire le sue parole rassicura rispetto al quasi nulla che è stato dedicato alla mobilità condivisa nelle linee programmatiche del sindaco Gualtieri. Così la scorsa settimana avevamo sottolineato la cosa:

“Sulla sharing mobility ad esempio, strumento principe per ridurre la detenzione di mezzi privati di spostamento, c’è solo un laconico “… potenziamento dei servizi di sharing … “.”

 

È importante invece prendere atto che il neo assessore ha ben presente che uno dei problemi della mobilità a Roma è l’enorme numero di mezzi di trasporto privato e che la sua amministrazione ha intenzione di portare ad una riduzione di tale numero con “scelte coraggiose“, come ad esempio un aumento degli stalli di sosta tariffata e delle tariffe di sosta.

 

A questo punto speriamo che si inizi al più presto questa “fase 2”, partendo magari dall’incrementare notevolmente sia il parco auto che le aree di copertura.

Riguardo il parco auto, basta fare il confronto con i numeri di Milano, prima città italiana per utilizzo della mobilità condivisa, per rendersi conto quanto si sia indietro a Roma.

I due maggiori operatori privati di car sharing sono Enjoy e Share Now; il primo a Roma ha circa 670 veicoli e a Milano 1.040, mentre il secondo a Roma ha 800 auto e a Milano 1.500 (dati di giugno 2020).

A Roma c’è anche il car sharing comunale, che prevede postazioni fisse, ma che comprende solo 201 veicoli, duecentouno autoveicoli per una città di quasi 130mila ettari e circa 2,8 milioni di abitanti!?!

 

Il ridicolo numero di veicoli dei vari car sharing dipende anche dalle limitate aree di copertura di tutti gli operatori, con la gran parte delle zone più abitate di Roma che non sono servite da alcun operatore.

Estendere la copertura di tutti i servizi di car sharing ed il numero dei veicoli a disposizione potrebbe essere fatto in tempi brevissimi e darebbe un segnale chiaro ai cittadini per riconsiderare l’utilità di avere più auto di proprietà.

Un altro aspetto che va assolutamente considerato è la necessità di prevedere anche formule vantaggiose di noleggio per più giorni, in modo da coprire al massimo le possibili esigenze dei cittadini.

 

 

Un discorso a parte va fatto per il bike sharing, un servizio che a Roma praticamente non esiste essendoci solo costosissimi sistemi di noleggio a flusso libero.

Nonostante infatti la riforma degli impianti pubblicitari approvata dall’Assemblea Capitolina nel 2014 prevedesse un servizio di bike sharing sovvenzionato in parte dagli impianti stessi, in cinque anni l’amministrazione Raggi non è riuscita a far partire tale servizio e questo nonostante esso avrebbe incrementato l’utilizzo delle nuove piste ciclabili realizzate.

Speriamo davvero che la nuova amministrazione voglia colmare in fretta questa lacuna, offrendo ai cittadini un’ottima alternativa per gli spostamenti soprattutto nelle zone più centrali di Roma.

 

Una cosa che ci permetteremmo di raccomandare all’assessore Patanè è di risparmiarci i siparietti che a più riprese ha inscenato il suo predecessore per presentare i sistemi di noleggio dei privati. Archiviamo quella imbarazzante stagione e ricominciamo a far progradire la mobilità a Roma.

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