Lo sa l’assessore alla mobilità che lo stipendio glielo pagano i romani, non altri?

Proseguono le marchette dell'amm.ne capitolina nei confronti degli operatori privati che fanno affari grazie all'assenza di un vero bike sharing a Roma

Nuovo marchettone dell’assessore alla mobilità Pietro Calabrese, presentatore entusiasta del ritorno delle bici di Jump, ora gestite dalla società Lime, già attiva a Roma con un servizio di monopattini in sharing.

 

 

Con piglio sbarazzino e disinvolto l’assessore così apre il suo frizzante intervento:

Oggi abbiamo finalmente l’opportunità di rispondere alla domanda degli ultimi tre mesi: ma dove sono finite le biciclette rosse!”

 

Eh no assessore, che la sua sia ignoranza o furba omissione, la domanda vera che si pongono i romani e che dovrebbe porsi anche lei, se veramente fosse al servizio della città, è: ma quand’è che anche a Roma si potrà avere un vero bike sharing che offra un vero servizio per l’ultimo miglio a costo zero o comunque molto contenuto?

 

Già perché come abbiamo già cercato di spiegare quando arrivò Jump a Roma (accolto in pompa magna da tutto il vertice capitolino nonostante si trattasse di un operatore privato che legittimamente avviava i propri affari in città), questo tipo di servizio si può considerare un noleggio, buono per turisti e per un uso assolutamente sporadico da parte dei romani, ma non certo qualcosa da utilizzare ogni giorno o più volte al giorno.

Ai tempi di Jump avevamo fatto i conti e il noleggio di queste bici veniva €6,50 per una mezzora, oppure €3,50 per 15 minuti, tariffe assolutamente improponibili per chi volesse utilizzarle per fare ogni giorno “l’ultimo miglio” dei suoi spostamenti per andare, ad esempio, al lavoro.

 

Addirittura il nuovo operatore quelle tariffe già esose le ha aumentate, portando lo sblocco della bici da 50 centesimi a 1 euro.

Altro che “hanno cambiato solo operatore“, come dice sbagliando l’assessore nel suo panegirico.

Peraltro con Calabrese si ha sempre il dubbio se egli sbagli per sincera ignoranza o lo faccia scientemente, volendo “pettinare” le storie che di volta in volta racconta.

Non bastasse poi l’aumento delle tariffe, il nuovo operatore ha anche ridotto il già limitato raggio d’azione di Jump, non coprendo più ad esempio l’EUR, Monteverde nuovo e collina Fleming, e si è presentato con 2.000 biciclette, contro le 2.800 che aveva Jump.

 

In definitiva quindi assistiamo all’ennesima fregatura per Roma che l’assessore-per-caso prova a sbandierare come il solito successo dell’amministrazione di cui fa parte.

 

Per far capire a tutti, e forse anche all’assessore, che razza di “sòla” sia questa, basta considerare che a Milano la prima mezzora di utilizzo di un mezzo elettrico del BikeMi, il bike sharing vero che lì hanno, costa 25 centesimi, contro i 7 euro del nuovo servizio Lime!?!

Va detto che a Milano per usufruire di quella tariffa occorre abbonarsi ad un costo annuo di €36, ma è questa una modalità assolutamente accettabile per chi volesse utilizzare le bici in sharing per l’ultimo miglio due o tre volte al giorno, mentre col Lime sponsorizzato dal Calabrese o sei ricco di famiglia o te lo sogni.

 

E come mai a Milano hanno un servizio di bike sharing vero mentre a Roma dopo oltre quattro anni di governo del cambiamento siamo ancora sottoposti alle bizze dei privati che non possono che badare prioritariamente ai loro affari?

È molto semplice e chi segue queste pagine l’ha letto innumerevoli volte: a Roma nel 2014 l’Assemblea Capitolina approvò la riforma degli impianti pubblicitari includendovi la realizzazione di un bike sharing sovvenzionato da una parte dei cartelloni, sul modello dei sistemi utilizzati nelle maggiori città europee (Parigi, Milano, ecc.). Da sottolineare che quella riforma fu votata anche dall’allora consigliera di minoranza Virginia Raggi.

Ebbene appena giunta alla guida del Campidoglio la stessa Virginia Raggi invece che procedere immediatamente all’applicazione della riforma, con benefici per il decoro di Roma, per le casse comunali e finalmente con un vero bike sharing offerto ai romani, l’ha riposta in un cassetto negandola alla città.

Perché abbia fatto questa vera e propria “bastardata” a Roma non è dato saperlo, essendosi ben guardata la Raggi dall’affrontare il tema pubblicamente ed essendo sempre mancato un giornalista col fegato di chiederglielo.

 

 

Noi di tutte queste cose avremmo molto piacere di parlare con l’assessore Calabrese, che magari potrebbe controbattere con argomenti a noi sconosciuti. Peccato che il fu sedicente “portavoce dei cittadini” da quando è arrivato in giunta capitolina si è chiuso nella torre d’avorio che già custodiva gli altri assessori e si sottrae a qualsiasi interlocuzione.

Siamo proprio curiosi di vedere come faranno questi personaggi a chiedere i voti alle prossime elezioni, dopo aver evitato per cinque anni il confronto con i cittadini. Diciamo che se volerà qualche ortaggio in eventuali occasioni pubbliche non ci sarà da stupirsi.

 

 

P.s.: alla presentazione di Lime c’era anche il sindaco Raggi che però sembra si sia limitata al ruolo di valletta muta. Incredibile come il sindaco di una città malmessa come Roma riesca sempre a trovare il tempo per presenziare a questi eventi organizzati da soggetti privati e funzionali esclusivamente ai loro affari.

 

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Una risposta

  1. Ho letto come funziona il bike sharing offerto dal comune di Madrid: abbonamento 25€ (15€ se si è anche abbonati alle rete trasporti); prima mezz’ora 0,50€, poi 1,20 a ora. Per chi non è abbonato, 2€ all’ora ma ti bloccano 150€ che sbloccheranno solo quando rimetti a posto la bici e paghi il dovuto. Niente flusso libero e niente bici nel fiume.
    Questo è ciò che mi sarei aspettato dal “movimento della gente”.

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