Ma vuoi vedere che ci siamo persi un’occasione storica?

Un momento della presentazione del sistema "AdesiviLeaks"
Un momento della presentazione del sistema “AdesiviLeaks”

Quella di partecipare dal vivo alla firma del protocollo “AdesiviLeaks” tra Comune e forze produttive e imprenditoriali e la contestuale presentazione del nuovo sito per denunciare le micropubblicità abusive creato da “Roma Pulita” e Retake Roma? Noi eravamo assenti giustificati, al lavoro per la nascita del sito “Diarioromano” che state leggendo e che raccoglie l’eredità di Bastacartelloni e dei blog antidegrado che organizzarono a Roma le prime “passeggiate” in cui si staccavano le affissioni abusive. Quello che fanno oggi, con un seguito popolare infinitamente maggiore, una comunicazione più accattivante e un organizzazione più strutturata, i volontari del movimento Retake Roma. E insomma ci spiace non essere stati presenti a un evento così importante che segna – lo speriamo – un punto di svolta reale nella battaglia alle microaffissioni. Che tutti coloro i quali sono attenti al decoro della città dovrebbero già conoscere da tempo e combattere con lo “stacchinaggio” volontario e le denunce ai Pics.  Ma che molto probabilmente qualcuno confonde ancora coi manifesti veri e propri e allora necessita un piccolo ripasso di ciò di cui stiamo parlando.

Adesivi traslochi nov 13 4

Roma è piena di microadesivi che ricoprono muri, pali, cartelli stradali, cassonetti, stipiti delle porte, saracinesche, vetrine dei negozi, arredo urbano e manufatti di pubblica utilità (transenne parapedonali, dissuasori del traffico, panchine, indicazioni stradali e turistiche, cabine dell’elettricità e “armadietti” dei servizi (acqua, luce, gas), qualsiasi luogo e oggetto che si affaccia sulla strada è tempestato – fateci caso – da un mosaico di adesivi recanti le pubblicità di svariate ditte di sgombero e lavori edilizi.

adesivi illegali

Oltre che impestare la città di affissioni piccole ma deturpanti che rovinano l’aspetto delle strade, essi pubblicizzano attività illegali che sversano rifiuti nei parchi e sulle sponde del Tevere. Per questo è vietato minimizzare sull’impatto di questi adesivi sul decoro urbano. E’ per questo che da molti anni numerosi cittadini, silenziosamente, combattono una lotta quotidiana contro questi e altri tipi di “microaffissione” – volantini, annunci, vendesi affittasi, locandine di concerti – che danneggiano il patrimonio pubblico e, nel caso dei traslocatori, provocano le discariche abusive!

Purtroppo, come per i graffiti, la risposta del Comune è stata sempre balbettante, insicura, discontinua. Con fiammate d’interesse come la prima offensiva intrapresa molti anni fa – e proprio grazie alle denunce dei primi volontari antidegrado – con l’istituzione del nucleo decoro della Polizia Locale – i cosiddetti”Pics” – e l’approvazione delle ordinanze antidegrado che vietano l’affissione di manifestini e simili sul suolo pubblico. Esistono da 4 anni sanzioni per chi affigge e espone “manifestini e simili collocandoli su beni situati, anche temporaneamente, in luoghi pubblici o parti al pubblico”, insomma le multe ci sono e da tempo – per rispondere a chi chiede una legge, un’ordinanza, una multa. GIA’ ESISTE E DA BEN 4 ANNI! Altra cosa è applicarla. Uno perché i traslocatori e serrandisti usano numeri di telefono intestati a prestanome, nullatenenti, barboni. E due perché bloccare le utenze telefoniche non è semplice, come dimostrano le sentenze negative da parte della magistratura. Poi c’è il problema, gigantesco, di come rimuovere milioni di adesivi che si sono affastellati nel corso degli anni e che richiederebbero un piano Marshall del decoro finora mai azzardato per questioni di consenso e mancata volontà di chiedere la collaborazione di cittadini e operatori commerciali. Quello che invece pare si sia decisa a fare la giunta Marino, con la stipula di un accordo che impegna le associazioni di categoria – con uno stile invero leggermente paludato nella forma del linguaggio – è di individuare collaborazioni tra cittadini e istituzioni per risolvere le criticità riguardanti l’affissione degli adesivi abusivi e delle scritte vandaliche.  Cioè quello che si chiede da molti anni – l’impegno dei commercianti nel segnalare il degrado che circonda e imbratta i loro negozi– e che Retake ha già messo in pratica con diverse iniziative coinvolgendo direttamente la Confcommercio. Questa volta ci sono anche Confesercenti, Confartigianato e CNA. Rimane il problema della rimozione degli adesivi. Possibile che debbano farlo solo i volontari? Possibile che l’Ama, firmataria dell’accordo, non riesca ad aiutare coi suoi operatori ecologici? Ci pare francamente assurdo.

In ogni caso, ritornando alla novità del portale di segnalazione online, si chiama “AdesiviLeaks” e permette l’invio di denunce circostanziate sul tipo di affissione riscontrata con un modulo da compilare online.

adesivi

Una volta immessi i dati riguardanti la tipologia dell’abuso – adesivo, affittasi-vendesi-acquisto, manifesto, volantino – s’invia tutto alla piattaforma gestita da Retake Roma e Roma Pulita che s’impegnano a trasmettere i dati alla Polizia Locale per la repressione del fenomeno.

Domanda: se in passato c’erano stati problemi a individuare i responsabili dell’affissioni e a sanzionarli, come abbiamo raccontato prima, questi ostacoli sono stati finalmente superati dalla Polizia Locale sezione Pics e dagli agenti del reparto affissioni dei gruppi municipali?

A proposito, questi possono verbalizzare le affissioni o c’è per forza bisogno che gli accertamenti siano effettuati dal nucleo centrale? Anche qui, servirebbe un maggior decentramento, per garantire un più costante ed efficace monitoraggio del territorio. (anche qui, possibile che gli operatori dell’Ama, restino con gli occhi chiusi?)

Comunque, dopo le nostre osservazioni, non possiamo che invitare tutti a usare il nuovo mezzo facile e divertente per segnalare le microaffissioni. Noi per primi lo faremo da subito.

E speriamo che le denunce, una volta arrivate alla Polizia Locale, servano finalmente a qualcosa. Lo stesso vale per il patto con le associazioni dei commercianti. Non vorremo che quella presa d’atto delle organizzazioni produttive rimanesse sulla carta, senza il reale coinvolgimento dei suoi vertici e l’impulso a sensibilizzare i propri associati alla cura degli esercizi commerciali.

Questa volta serve un impegno serio del Comune, dei commercianti, della Polizia Locale. I cittadini, Retake in testa, danno il loro contributo alla bellezza e al decoro della città. Si aspettano che le Istituzioni siano coerenti con le promesse.

Per non finire come il tragicomico “Urban Act” che doveva disciplinare i muri legali per l’espressione della street art e disincentivare il graffitismo vandalico ed è stato abbandonato in men che non si dica. Risultati: muri legali vuoti e palazzi imbrattati.

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