La testimonianza di un vero artista di strada (ne esistono)

Chi ci segue sa che ci siamo spesso occupati di arte di strada a Roma, descrivendone le numerose criticità in gran parte dovute ad una normativa comunale sconclusionata ed inefficace.

Abbiamo anche parlato dei diversi tentativi di alcune associazioni di sollecitare una revisione del regolamento vigente, da ultimo partecipando all’iniziativa promossa dalla commissione cultura. Purtroppo anche quel tentativo è andato male, con la presidente Guadagno che ha fatto cadere completamente la cosa.

 

Di recente siamo stati contattati da un artista di strada, Emanuele Roccon, che ci ha proposto un suo contributo sull’argomento, visto ovviamente dalla sua parte.

Eccolo.

 

 

“Salve,
Vi ringrazio dello spazio concesso e vengo subito al punto.

A 47 anni, nell’ottobre del 2017, ho intrapreso l’attività del musicista di strada principalmente perché vedevo consumarsi fra piccoli impegni lavorativi di tutt’altro genere e routines familiari, quella forza vitale creativa e comunicativa che il solo occuparmi di musica era stato capace di infondermi nel corso degli anni precedenti nel periodo della mia giovinezza.
Anni trascorsi tra esami di conservatorio fino al diploma di laurea in chitarra classica, concerti in formazioni cameristiche, in duo e da solista, spettacoli musicali legati alla poesia, serate in locali romani, e tanta attività nell’insegnamento dello strumento a cui sono sempre stato legato, fin da ragazzo, come fosse una mia seconda ma non meno importante voce, la chitarra.
Ad interrompere tutto ciò la necessità di entrate economiche certe dopo il matrimonio, e poi una storia infinita di problemi di salute, un’odissea terminata con l’affievolirsi delle mie forze, la perdita del lavoro a contratto, la dipendenza ai derivati della morfina, in conclusione con la presa di coscienza della precarietà della mia vita e dell’impossibilità di fare progetti a lungo termine.
In questo limbo, lo scorrere dei giorni scandito dal nulla o da quel poco più fatto di piccoli impegni saltuari, l’urgenza di dare un senso al vivere mi ha trascinato nuovamente verso la musica.
È da lì che sono ripartito, da una chitarra, dai miei studi classici, da una piazza di Roma, e subito ho sentito con forza che quello doveva essere esattamente il mio “posto”.
L’interesse, gli applausi, i complimenti, il riscontro economico delle offerte libere: sono rinato.
Nei 2 anni ormai di attività, ho conosciuto tante eterogenee realtà, sono venuto a contatto con il movimento degli artisti di strada di Roma e ho appreso i regolamenti, per certi versi troppo permissivi e per altri limitanti, attraverso i quali si opera.
Regolamenti che sono cambiati più volte negli ultimi tempi, e che certo mai hanno favorito la crescita dell’immagine dell’artista e valorizzato la ricchezza culturale di cui lo stesso potesse essere tramite.
A partire dall’iter burocratico con cui si diventa musicisti in strada, accessibile a tutti senza alcuna verifica delle capacità artistiche.
Per poi passare alla possibilità concessa di esibirsi molte ore nella stessa giornata tutti i giorni, che sminuisce l’intensità interpretativa favorendo l’esecuzione di interminabili canzonette e ritornelli a gettone senza alcun senso artistico.
E per finire alla concessione dell’uso di amplificazioni abnormi che trasformano il tutto ad una festa di piazza causando sì un grande disagio per chi vive o lavora nei luoghi limitrofi.
Di contro un regolamento che confina l’artista in un solo preciso punto di una sola piazza per un anno intero, ad inasprire i rapporti con il residente o con chi possiede una attività commerciale ed i suoi dipendenti.
Queste norme e tutto l’insieme dei regolamenti che disciplinano la materia in questione dal 2012 ad oggi, con l’entrata il vigore della delibera n.24 ed il relativo ricorso al TAR del Lazio che, vinto, permise l’uso di amplificazioni di ogni tipo, di strumenti a percussione ecc., sono state le principali responsabili del vero e proprio caos acustico generato da alcuni musicisti in nome del profitto.
L’esibizione in strada ha bisogno oggi come non mai, in un periodo di vuoto culturale, di essere totalmente rivista nella sua intenzione.
È una possibile importante risorsa già pronta all’uso per una città dalle nobili tradizioni musicali come Roma, a patto che venga ristrutturata dalle fondamenta.
L’iscrizione all’albo, per musicisti e cantanti, dovrebbe passare attraverso un esame che valuti la capacità tecnica, linguistica ed espressiva; e per linguistica intendo che conoscano le basi della formazione del periodo (discorso) musicale e si avverta ciò nell’esibizione.
La possibilità di esibirsi venga limitata a 3 ore giornaliere, a scelta dell’artista se da suddividere tra mattina e pomeriggio o solamente in una fascia oraria.
Le amplificazioni vengano consentite di caso in caso valutando l’effettiva necessità, non tanto per lo strumento utilizzato quanto per il tipo di repertorio poiché chi fa più rumore di solito è chi suona con meno maestria, e comunque vengano limitate a 5 watt di potenza (come avviene in altre città del nord Italia).
Venga concessa all’artista la libertà di esibirsi in ogni postazione nella città pur rispettando gli orari che ha indicato.
Vengano indicati spazi privi di abitazioni e attività commerciali dove, chi ne sente la necessità, possa suonare a volumi più elevati.
Considero questo mio contributo un primo passo verso un possibile dialogo con le istituzioni inerenti la materia sperando che la preziosa opportunità da voi concessa non cada nel vuoto.
Ringraziando sentitamente
Emanuele Roccon.”

 

Ringraziamo Emanuele per aver voluto condividere la sua esperienza, a tratti anche molto personale, e siamo felici di aver trovato un esempio di artista che comprende i problemi che una normativa mal fatta e peggio applicata crea sia ai veri artisti che a residenti e operatori commerciali.

Troviamo le sue proposte ragionevoli, anche se sicuramente da definire meglio, e saremmo ben felici di provare ad abbozzare insieme una possibile proposta di nuovo regolamento per l’arte di strada.

Certo ci vorrebbe un’amministrazione disposta ad ascoltare delle proposte serie disegnate in maniera condivisa dai diversi attori della partita, la qual cosa al momento non appare esserci. Da una parte infatti c’è un assessore alla cultura che mai una volta (MAI UNA VOLTA?!?) si è degnato di rispondere ad un messaggio inviatogli, dall’altra una presidente della commissione cultura che alle prime difficoltà nell’individuare possibili nuove soluzioni per l’arte di strada ha preferito abbandonare la questione, lasciandola al far west attuale.

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