Città in rovina – L’ex rimessa Atac di piazza Adis Abeba

palazzo Atac fronte

 

Lunedì scorso vi abbiamo parlato della Casa del Passeggero, della sua storia e della sua triste condizione attuale. Oggi vi mostriamo un edificio che ha certamente un valore storico inferiore ma il cui abbandono rappresenta uno scandalo.

Parliamo di una rimessa Atac, che si trova tra via Santa Maria Goretti e viale Etiopia. Un palazzo che ha il vantaggio di avere al suo interno una grande area verde, in un quartiere in cui il verde è veramente scarso.

Palazzo Atac giardino interno
L’area verde interna

 

La struttura è in abbandono da oltre 25 anni! E in questi lunghissimi anni, l’Atac ha continuato a pagare un servizio di vigilanza e a spendere il minimo indispensabile per non farla cadere in rovina. Recentemente fu fatta anche una derattizzazione dato che sembra si fosse formata una colonia di topi che aveva invaso le vie limitrofe.

Palazzo Atac Cartello2

Insomma il classico monumento allo spreco se si pensa che Atac Patrimonio srl, la società che possiede gli immobili dell’azienda di trasporto, era stata costituita con l’intento di sanare queste situazioni e il suo amministratore delegato, Gioacchino Gabbuti nominato da Alemanno, era il manager comunale più pagato in assoluto: 763mila euro l’anno di stipendio, cioè più di 63mila euro al mese, circa 2mila euro al giorno. Una vergogna alla quale l’amministrazione Marino ha messo fine.

Anche perché sarebbe bastato solo un anno di stipendio di Gabbuti per dare a questo palazzo una destinazione migliore. In un primo tempo si era pensato di farci un parcheggio, ma durante l’ultima campagna elettorale comunale, il Pd del 2° Municipio presentò una proposta di “riuso” della struttura. L’idea era farci un luogo di aggregazione per i giovani del quartiere, con una contestuale riqualificazione della stazione ferroviaria di via Val d’Ala, fino all’incrocio con viale Libia.

Palazzo Atac

Palazzo Atac parcheggio

Palazzo Atac piazza Adis Abeba

Forse per la mancanza di risorse, quasi sicuramente per insipienza, l’edificio è ancora lì, dopo 25 anni, senza alcuno scopo se non quello di raccogliere le funzioni fisiologiche dei senza dimora, tanto che basta avvicinarsi per sentire l’odore nauseabondo che lo circonda.

Forse un project financing da parte di un privato per la realizzazione di una ludoteca, di un centro sportivo pubblico e di un’area per i giovani del quartiere in cambio della realizzazione di un parcheggio o di un’attività commerciale (gli spazi sono più che sufficienti) potrebbe essere una alternativa all’abbandono e all’incuria totali.

 

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