Corsetti, i cartelloni e la campagna elettorale inopportuna

corsetti cartellone 2016 bis

 

Questo cartellone è apparso ieri in via Nomentana e stupisce non poco.

Orlando Corsetti è un uomo simpatico, una persona con la quale usciresti volentieri a cena per farci due chiacchiere. Ti potrebbe raccontare storie interessanti sugli ultimi anni di politica romana. Da protagonista (è stato presidente del 3° e del 1° Municipio, consigliere municipale e comunale) ha potuto assistere alla trasformazione della città, ai suoi progressi e alla sua decadenza.

Nell’ultima legislatura, chi scrive, l’ha incontrato più volte. Era presidente della Commissione Commercio e dunque la sua commissione era competente sulla riforma della cartellonistica pubblicitaria. In qualità di rappresentante dell’ass. bastacartelloni ho partecipato a diverse sedute. Corsetti ha condotto il lavoro in maniera anomala e politicamente discutibile. Decise autonomamente di avviare un “iter di partecipazione” per ascoltare gli imprenditori e le associazioni cittadine e lo fece senza consultare l’assessore Leonori che quella riforma stava preparando. Entrambi del Pd, entrambi della stessa maggioranza, lavorarono su due binari diversi.

Per 7 mesi l’architetto Bosi di Vas, bastacartelloni e i rappresentanti delle ditte si incontrarono al tavolo della commissione, esaminando punto per punto una bozza di Piano Regolatore. Quella bozza non vide mai la luce. Un lungo ed estenuante lavoro del tutto inutile per la città. Corsetti, ad aprile del 2014, ammise con un comunicato che nulla era stato fatto in quei 7 mesi (qui una nostra valutazione dell’epoca). L’esito fu solo tempo buttato e oggi che la riforma non è stata completata proprio per poche settimane mancanti, torna alla mente quella lunga perdita di tempo che in gergo calcistico di definisce “melina”.

L’altro protagonista della storia che vi raccontiamo oggi è Rodolfo Moretti, un imprenditore della cartellonistica. Una persona per bene che tanti anni fa si inventò gli orologi sulle paline e fece la sua fortuna. L’ho incontrato in diverse occasioni e per lui nutro una simpatia istintiva. Una sera ci vedemmo perfino a casa di una comune amica per discutere della riforma in corso, su fronti diversi ma sempre in maniera civile ed educata.

Come sta avvenendo in questa campagna elettorale, gli impianti della Moretti ospitarono la pubblicità di Orlando Corsetti anche durante la precedente campagna. Il blog cartellopoli scatenò una dura polemica nei confronti di quei cartelloni, chiedendo a Corsetti se avesse pagato quegli spazi e le fatture del caso. Ma, a quanto ci risulta, nessuna fattura fu mai presentata.

corsetti cartellone
Il cartellone del 2013

 

 

Se già la scorsa volta l’uso dei cartelloni da parte di Corsetti apparve anomalo, questa volta sembra davvero inopportuno. Una inopportunità politica piuttosto palese. Il presidente della Commissione che ha ritardato l’approvazione della riforma col pretesto di una fantomatica partecipazione; colui che ha lottato perché alle ditte “storiche” venisse riconosciuto un premio (tra le quali anche la Moretti); colui che si è messo di traverso nei confronti della giunta e dell’assessore della sua stessa maggioranza oggi si sarebbe dovuto astenere dall’uso di quei cartelloni.

Intendiamoci, probabilmente Corsetti ha pagato e Moretti ha incassato per quegli spazi come avrebbe fatto da uno sponsor qualsiasi. Tutto è regolare, non dubitiamo. Ma il giudizio politico resta ed è severo. Non c’è molta differenza col caso della ministra Guidi e del suo fidanzato.

Per non parlare del fatto che le liste saranno rese ufficiali solo oggi, ma Corsetti era talmente sicuro di essere inserito che ha pianificato la sua campagna con molto anticipo.

Lasciamo il giudizio politico ai lettori. A Corsetti chiediamo, in nome della trasparenza, di dimostrare i costi e le modalità di pagamento di questa campagna. Non è tenuto a farlo. Ma sarebbe molto opportuno da parte sua.

 

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8 risposte

  1. Considerazioni giustissime. Avete solo dimenticato di ricordare che Corsetti è parte della truppa che si recò dal notaio alla chetichella per far cadere Marino. Per cui è invotabile. Speriamo che i cittadini se ne ricordino.

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