Uno studio dell'Associazione Roma Ricerca Roma mette in evidenza i limiti del Piano e propone una rivoluzione del ferro: 4 metro e tram. Ma non quello ai Fori

 

Chi segue le cose di Roma ha sentito ripetere mille volte l’espressione “Cura del ferro“, un gioco di parole che riferendosi alla integrazione contro l’anemia, parla del piano che dovrebbe dare alla capitale una rete di trasporti su binario all’altezza degli standard europei.

L’associazione Roma Ricerca Roma ha presentato in questi giorni un documento che va al di là della solita espressione e l’ha sostituita con “la rivoluzione del ferro“, una modalità che permetta di sfruttare le infrastrutture esistenti e di progettarne di nuove. Il lavoro è stato realizzato in collaborazione con Metrovia, il team che da anni si batte per usare al meglio le reti ferroviarie trasformandole in vere metropolitane.

All’origine di questo studio c’è una critica neanche troppo velata al PUMS, il Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile che fu approvato durante l’amministrazione Raggi e che rappresenta la base per il trasporto pubblico e privato dei prossimi anni. Il PUMS, spiegano i rappresentanti delle associazioni, non va stravolto ma corretto in alcuni suoi indirizzi.

Vediamo allora in modo sintetico quali sono le principali proposte avanzate e gli aspetti del PUMS che convincono meno i ricercatori. Occorre premettere che Roma Ricerca Roma è costituita da personalità di alto profilo: studiosi, tecnici, artisti, giornalisti, scrittori. L’elenco completo lo trovate in ordine alfabetico (per nome di battesimo) a questo link con (last but non least) Walter Tocci in chiusura, uno dei riferimenti in tema di trasporti, nonché caposaldo assoluto sulle questioni di mobilità per chi scrive.

Nello stesso tempo, Metrovia nasce dall’idea di uno studio di architettura dal grande intuito, quello di Paolo Arsena. Insomma le osservazioni che stiamo per illustrarvi vanno prese con molto rispetto e attenzione.

Il problema dell’estensione territoriale: questa città ha caratteristiche uniche a causa della sua espansione a macchia di leopardo. Portare i trasporti in periferie lontane e disgiunte è complicato se non impossibile. Si finisce così per essere costretti all’uso dell’auto privata, ma questo impedisce la transizione ecologica che tutti vogliamo. Cosa fare allora?

Rivoluzione del ferro: niente più “cura” come dicevamo all’inizio, ma una vera rivoluzione fatta di 4 linee di metropolitana, delle linee urbane di superficie e di nuovi tram. Per le metro occorre realizzare la linea D, proseguire la C ed estendere la A e la B. Per raggiungere l’obiettivo il PUMS non basta. Spiegano gli studiosi che il Piano della Raggi “non innova veramente” l’impostazione delle linee ferroviarie, né dei tram.

No al tram sui Fori: viene giudicato un errore che va cancellato. Per prima cosa impedisce lo sviluppo dell’area archeologica e poi – aggiungiamo noi – è davvero brutto. Abbiamo faticato tanto per levare le auto e poi ci mettiamo un tram quando in sotterranea corre una linea metro?

Sviluppo di Porta Maggiore: le risorse risparmiate per il tram sui Fori vanno impiegate nel nodo di Porta Maggiore che deve diventare un hub dei tram a partire dalla linea G (ne abbiamo parlato poco tempo fa), per passare dall’ammodernamento di quelle esistenti 3, 5, 14 e 19.
Per quanto riguarda i tram, le 4 linee progettate dal Comune nascono già vecchie: prevedono fermate ravvicinate, non ridisegnano le strade e camminano in sede promiscua con le auto e i bus.

Tram a ricalco delle metro: altra criticità fondamentale riguarda la scelta del PUMS di far passare ben 15km di nuovi tram laddove già passano le metro. Vi sono ancora troppe zone della città prive di trasporto su ferro per duplicarlo in quartieri già serviti.

Unire metro A e C attraverso Tor Vergata: il Pums porta il tram G fino all’Università e nello stesso tempo prevede un’altra linea tranviaria, l’H, per congiungere il capolinea della metro A Anagnina con la stazione Torre Angela della C. La proposta è traslare il percorso del tram G verso via dei Romanisti, Cinecittà Est per servire la zona di viale Ciamarra con 14.000 abitanti.

 

Dunque un ripensamento del PUMS appare necessario in molti aspetti ma questo non significa che occorra riscriverlo e bloccarne l’avanzamento. Sarebbe un errore che porterebbe a perdere i finanziamenti già pronti di cui Roma ha forte bisogno. Per cui le associazioni propongono di scegliere i progetti da far partire subito e di sospenderne altri in attesa di valutazioni e modifiche.

 


Il documento è consultabile per intero cliccando qui

La foto di copertina è tratta dal sito metroCspa

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