Sicurezza dei pedoni. Roma dà il cattivo esempio a Helsinki: “Abbiamo imparato da voi come non si fanno le strade”

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Una via di Helsinki

 

Lo fanno in tutta Europa: stringono le carreggiate destinate alle auto e allargano i marciapiedi o creano piste ciclabili. Solo a Roma questi progetti provocano dissenso e rivolta nei cittadini i quali non capiscono che così condannano loro stessi a vivere in un’atmosfera di costante insicurezza.

Sulla via Tuscolana, larga decine di metri, poteva svolgersi un gran premio di Formula 1 e sui lati potevano sostare centinaia di vetture in doppia fila. Fino a che l’amministrazione decide di realizzare una pista ciclabile che stringe la strada e impedisce la sosta selvaggia. Apriti cielo! Scoppia un dissenso così profondo che gli operai vengono boicottati, il presidente della Commissione Mobilità Stefàno viene minacciato. Insomma belve che non vogliono sentire ragioni e soprattutto si ostinano a non vedere cosa accade nel resto del mondo.

A conferma che un nuovo disegno delle strade sia l’unica reale soluzione al traffico e all’insicurezza di pedoni e ciclisti, arriva una interessante contributo dalla vicesindaca di Helsinki, una città dove negli anni ’90 si registravano 30 pedoni uccisi l’anno e nel 2019 non se ne è contato neanche uno. “Vision zero” l’hanno chiamata gli amministratori della capitale finlandese e l’hanno raggiunta anche grazie a Roma.

Cosa c’entra Roma, vi domanderete? Ebbene la vicesindaca Anni Sinnemaki ha confessato che l’esempio – negativo – di Roma ha ispirato tecnici e urbanisti sulla realizzazione di un diverso modello stradale. “Mio marito è cresciuto a Roma – ha raccontato Sinnemaki all’agenzia Agi – e ci torniamo due volte l’anno. Vivendo nella capitale italiana ho osservato gli errori e le criticità. Ad esempio i marciapiedi troppo stretti e lo spazio destinato alle corsie delle auto enorme”.

Helsinki ha cominciato a ridurre le carreggiate anni fa, prima nelle zone delle scuole e degli uffici pubblici, poi via via in tutto il resto della città. Il numero delle vittime della strada è sceso gradualmente, senza mai fermarsi fino ad arrivare alla eccellente quota zero. Nel 2019 zero vittime tra pedoni e ciclisti, contro le 111 di Roma (il 35% delle quali solo pedoni) e i 27 mila incidenti. Un divario così grande che non può essere giustificato solo dalla nostra innata repulsione alle regole. C’è di più, c’è una visione che è mancata da noi e che si sta diffondendo in tutta Europa.

Guardate Parigi che cosa è riuscita a fare in pochi anni. Boulevard Voltaire, per fare un esempio, era una strada larga dove i veicoli erano invitati a correre proprio dalla conformazione della via. Sono state realizzate due piste ciclabili, una per senso di marcia, e sono stati allargati i marciapiedi. Così la sosta in doppia fila è praticamente impossibile e la velocità viene ridotta senza bisogno di vigili o autovelox. Basta che la strada sia più stretta per andare più piano.

Boulevard Voltaire a Parigi

 

A Parigi il numero delle vittime della strada è infinitesimale rispetto a Roma. Solo in un trimestre, nella nostra città muoiono le persone che perdono la vita in tutta Parigi in un anno. I francesi hanno una vista migliore, automobili differenti? Niente affatto, il risultato è frutto solo di una politica attenta che a Roma purtroppo manca, tranne qualche lodevole eccezione tipo Enrico Stefàno, sempre più solo anche all’interno del suo partito, il Movimento 5Stelle.

Quante strade sono state rifatte in questi ultimi due anni mantenendole larghe come una pista da corsa? L’operazione “strade nuove” di cui si è vantata la Sindaca Raggi non è stata altro che il rifacimento dell’asfalto (a volte pure in maniera trasandata) senza incidere minimamente sulla larghezza dei marciapiedi, sulla doppia fila o sui salvagente centrali. E siccome a Roma le strade si rifanno ogni vent’anni, significa aver rimandato di troppe generazioni la messa in sicurezza di una delle città più pericolose d’Europa.

 

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