Scale mobili Atac: tutte ferme anche nel parcheggio Arco di Travertino

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Pochi giorni fa il nostro bravissimo Mercurio Viaggiatore ha raccontato ai lettori di diarioromano che nel corso del 2019 neanche per un solo giorno sono state aperte tutte le fermate della metropolitana di Roma. Anzi, tra guasti e blocchi, ci sono state ben 100 chiusure. La storia del “tutto va bene” e “adesso Atac è risanata”  propagandata dalla giunta Raggi si scontra con i numeri che solo la libera informazione riesce a divulgare.

La gran parte di queste chiusure è stata provocata dallo sfacelo delle scale mobili e degli ascensori. Se lo raccontassimo al marziano di Ennio Flaiano che si trovasse a passare per Roma non ci crederebbe. Il sistema dei trasporti della più grande città italiana, del secondo comune nel mondo per estensione territoriale, va in tilt non per la metro, i tram, i treni ma per le scale mobili! Quelle stesse scale che nei centri commerciali, nei supermercati, negli uffici della stessa città funzionano senza interruzioni. Una storia surreale che non si limita alle fermate della metro ma si estende a tutto ciò che è gestito da Atac e dal Campidoglio, come i parcheggi di scambio.

Si tratta di 31 impianti dislocati in tutta Roma, per lo più a ridosso delle stazioni metro/ferroviarie e quello di cui vi parliamo oggi è il più giovane (!) dei 31 parcheggi. Inaugurato solo nel 2013, Arco di Travertino ospita 997 automobili e vede la luce dopo anni di lavori a singhiozzo. Cominciato nel 2006 durante la giunta Veltroni, il cantiere si arresta un anno dopo e non riprenderà che nel 2011. L’inaugurazione nel 2013 avviene senza troppo clamore da parte del Sindaco Marino che aveva preso l’impegno, poi mantenuto, di aprirlo entro l’anno.

Veniamo ai nostri giorni. Le fotografie che vedete qui sopra ci sono state inviate da Federico S. e mostrano un degrado ingiustificabile. Una infrastruttura costata ben 33 milioni di euro ha tutte le scale mobili fuori uso. Gli intonaci sono stati rinzaffati con calce viva, non mancano le immancabili scritte e – ornamento ormai tipico – le reti arancioni tipo pollaio accartocciate su loro stesse.

Il problema delle scale mobili nei parcheggi si fa ancora più grave perché qui la manutenzione non si vede proprio. Le uniche due ditte (Otis e Schindler) che in emergenza si sono sobbarcate l’onere di far ripartire scale e ascensori si concentrano solo sulle fermate metro, ovviamente prioritarie. E tutto il resto viene trascurato.

Si dirà che un disabile o un anziano farà a meno di usare il parcheggio se proprio non può salire le scale, ma è sempre una magra consolazione che non è degna di una grande capitale. La causa di questo sfacelo sta nel sistema complessivo col quale Atac gestisce la sua funzione: un carrozzone privo di efficienza e di anima. Se i romani si fossero recati in massa a votare al referendum dei Radicali per la messa a gara del servizio di trasporto, forse oggi non saremmo in questa condizione. Un’azienda che vince una gara deve offrire servizi di qualità, pena la revoca della concessione. Atac, invece, definita “patrimonio dei romani” dalla Sindaca, non ha alcuno stimolo a rendere efficiente il proprio operato, tanto sa che nessuno la scalzerà mai da questo ruolo che non riesce a svolgere con la minima decenza.

Un breve accenno, infine, all’altro grande spreco che questo parcheggio porta con sé. La bella struttura in legno lamellare che copre la piazza centrale tra via Carroceto, cuore della struttura, non è mai stata utilizzata. Doveva diventare una biblioteca a servizio del quartiere, con annesso caffè letterario e un poliambulatorio Asl, ma è rimasta sempre chiusa. Centinaia di metri quadrati della collettività che nessuno gestisce e che presto finiranno nel degrado.

 

 

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  1. Luca Franco

    Non sono d’accordo con l’affermazione “Se i romani si fossero recati in massa a votare al referendum dei Radicali per la messa a gara del servizio di trasporto, forse oggi non saremmo in questa condizione”. Mi sembra un po’ingenua visto quello che è successo con Autostrade.

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