Roma offerta a Uber su un piatto d’argento

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Ad un mese dal lancio del servizio di bike sharing Jump da parte di Uber, con Sindaco e mezza Giunta Capitolina a fare da testimonial, è arrivato puntuale il post celebrativo di Virginia Raggi.

 

Il bike sharing a Roma piace. I primi 30 giorni di attività del servizio Jump hanno registrato numeri positivi: in un mese sono state effettuate oltre 100mila corse da parte di circa 30mila utenti tra cittadini e turisti.

Numeri che testimoniano il successo di questo servizio. Roma è stata scelta come prima città in Italia da uno dei maggiori operatori di sharing al mondo e oggi può contare su oltre 2.500 bici.

Ricordo che le biciclette sono costantemente monitorate grazie al gps a bordo a garanzia della sicurezza del servizio e del rispetto del decoro urbano.

 

 

 

Se un tale post l’avesse scritto qualcuno di Uber o Jump non ci sarebbe nulla di male. Il fatto che invece sia a nome del sindaco di Roma è una vera vergogna.

Per spiegarlo è utile l’informazione che chi scrive la scorsa settimana ha dovuto fare due brevi spostamenti nell’ambito del centro storico, uno di 8 e l’altro di 10 minuti, versando nelle casse di Uber poco meno di 5 euro.

Non una cifrona, in assoluto, ma sapendo che praticamente in tutte le altre grandi città europee la stessa cosa sarebbe stata pressoché gratuita dovrebbe dare l’idea della svendita che Virginia Raggi e la sua amministrazione hanno fatto di Roma, dei romani e dei turisti alla multinazionale di turno.

 

Noi non abbiamo nulla contro le multinazionali (contrariamente ad altri che fino a poco fa le hanno viste come il fumo negli occhi ed ora le magnificano in maniera indecente) né contro chi fa affari leciti a Roma. Ce l’abbiamo invece, e molto, con chi ha creato le condizioni perché un servizio costoso come Jump non avesse concorrenti (si è appena affacciato un nuovo operatore a Roma alle stesse condizioni di Jump e con tariffe un po’ più basse) e si offrisse come l’unica alternativa alla mobilità privata o al taxi.

Ci riferiamo allo stesso Sindaco Raggi che con la sua decisione (di chi altri sennò?) di non attuare la riforma degli impianti pubblicitari (da lei stessa votata nel 2014!?!) ha bloccato anche il servizo di bike sharing tradizionale previsto da quella riforma. Si tratta di un servizio simile a quello di cui beneficiano i parigini o i milanesi da oltre 11 anni e che prevede la prima mezz’ora di noleggio sostanzialmente gratuita. In questo modo il bike sharing si offre come alternativa valida per tutti, non solo quindi per quelli che avendone bisogno ogni giorno possono permettersi di spendere 4, 5 o 10 euro al giorno di corse, per fare brevi spostamenti in città.

 

A voler pensar male ci sarebbe da immaginare un disegno diabolico messo in atto dall’attuale amministrazione: bloccare per anni il bike sharing previsto dalla riforma dei cartelloni, aspettare il prevedibile fallimento dei bike sharing a flusso libero tipo oBike e quindi offrire su un piatto d’argento la città di Roma a Uber, assicurandogli campo libero e offrendosi anche come testimonial per il lancio iniziale e ogni tanto per reiterare il messaggio che il bike sharing è fico e piace.

In realtà probabilmente è tutto frutto dell’improvvisazione e dell’irresponsabilità della stragrande maggioranza dei governanti che ci ritroviamo a Roma, incapaci di rendersi conto dei danni che stanno causando ai cittadini non mettendogli a disposizione il servizio gratuito di bike sharing presente ovunque nel resto del mondo e costringendoli, se proprio ne hanno bisogno, a spendere cifre astronomiche.

 

Peraltro tutto questo era facilmente prevedibile ed anzi molto chiaro a chi non avesse gli occhi bendati dalla propaganda di movimento, tant’è che noi l’avevamo già scritto al momento dell’inaugurazione del servizio.

 

A ulteriore dimostrazione di come Roma e i romani siano stati svenduti a Uber mentre altrove le amministrazioni riescono a fare gli interessi dei cittadini, lo stesso giorno che Virginia Raggi magnificava i primi 30 giorni di operatività di Jump a Roma (ovviamente dal punto di vista dei conti di Uber, rimpinguati dalle esose tariffe pagate dai romani) a Milano annunciavano l’introduzione delle e-bike nell’ambito del bike sharing tradizionale di cui la città beneficia dal 2008.

 

 

 

Per capire la differenza, ricordiamo che a Roma 30 minuti di Jump vengono 6,50 euro mentre a Milano i primi 30 minuti anche con le e-bike saranno gratuiti!?!

E non è che a Milano quelli che gestiscono il BikeMi facciano beneficenza; semplicemente lì si è abbinato il bike sharing alla gestione di una parte degli impianti pubblicitari, come si è fatto in tutto il mondo, ed efficientando il servizio si ottengono le risorse per fornire un vero servizio di bike sharing, ossia un servizio essenzialmente gratuito per chi debba effettuare brevi spostamenti, anche frequenti, nell’ambito cittadino.

 

A Roma invece la gestione degli impianti pubblicitari è ancora affidata al sottobosco di dittucole e mafiette locali, con introiti asfittici per il Comune, degrado generalizzato degli impianti e abusivismo diffuso. In altri termini a Roma sugli impianti pubblicitari ci guadagnano poco in pochi e il settore rimane una risorsa non sfruttata e generatrice di degrado.

 

La domanda delle domande rimane sempre la stessa: perché Virginia Raggi non attua la riforma che lei stessa votò nel 2014, consentendo così di restituire decoro alla città, rimpinguare le casse comunali e finalmente fornire a Roma un vero servizio di bike sharing tradizionale?

 

 

P.s.: delle due corse effettuate con Jump, descritte sopra, la prima è stata fatta con un mezzo difettoso, dove il motore elettrico praticamente non funzionava. Segnalato il disservizio a Jump mi è stato risposto che erano dispiaciuti e che avevano segnalato ai tecnici l’anomalia. Gli ho risposto che se io avevo ricevuto da loro un disservizio, il mio pagamento era stato invece completo, la qual cosa non appariva molto equa. Purtroppo loro hanno il numero della carta di credito dalla parte del manico ed anche questo è un bel risultato di mettere una città e i suoi cittadini nelle mani della multinazionale di turno.

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2 Commenti

  1. Paolo

    Scusate,
    ma questa Virginia Raggi che oggi tesse le lodi ad UBER,
    è la stessa Virginia Raggi che circa tre anni fa si schierava a fianco dei tassisti contro UBER perché “brutta, sporca e cattiva”?

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