Roma deve partire dalle piccole discariche diffuse ovunque se vuole tutelare l’ambiente

Rafforzamento delle forze speciali di Polizia e controllo del territorio. Il rogo di Ponte Mammolo non sarà l'ultimo se non si agisce in fretta

Sono sempre più numerosi i casi di sversamento illegale dei rifiuti nelle strade capitoline. Una piaga accentuata dall’emergenza immondizia di questi mesi in quanto le cataste di sacchi intorno ai cassonetti sembrano giustificare gli incivili che si sentono meno colpevoli a lasciare in terra materassi o vasche da bagno.
Ieri il Messaggero ha realizzato un reportage dalla via Pratica di Mare che circonda la tenuta presidenziale di Casteporziano.

Diarioromano più di una volta si era occupato di questa strada perché sembra davvero luogo di nessuno. La prima nel settembre 2016, ormai sette anni fa, quando denunciammo la vergogna di un’area pregiata presa di mira da chi sversa senza criterio ma purtroppo la situazione non è cambiata.

L’unico strumento che avrebbe potuto arginare il fenomeno, e cioè le fototrappole, sono state sottratte alla disponibilità del NAD, il Nucleo Ambiente e Decoro della Polizia Municipale, e da allora nessuno si sente più guardato a vista dalle telecamere. Senza controllo del territorio, questi fenomeni sono destinati a crescere. Il NAD prosegue la propria attività, seppur con mezzi ridotti rispetto a prima, come dimostrano alcuni episodi accaduti in questi giorni.

Il primo ha visto come protagonista il solito svuotacantine abusivo che stava smaltendo un frigorifero guasto, accanto a un cassonetto. Oltre all’uomo, è stata sanzionata anche una donna, un’italiana di 40 anni, che aveva dato mandato allo svuotacantine di gettare tutto in strada.

Un’altra persona, un romano di 29 anni, è stato colto in flagrante mentre scaricava dalla propria auto un vecchio materasso e lo lasciava in strada. Nel frattempo, in via Mar della Cina, un italiano di 68 anni, è stato denunciato perché gettava rifiuti di ogni genere nei cassonetti della differenziata. Quest’uomo aveva collezionato oltre 300 verbali per violazioni al Codice della Strada, che non erano mai stati notificati in quanto si era sempre reso irreperibile. Grazie ai rifiuti gettati male è stato identificato.

Insomma se il territorio viene controllato capillarmente, gli incivili hanno vita più difficile. Se invece si lascia tutto allo sbando, le aree trasformate in discarica non potranno che aumentare. Ecco perché questo giornale si è sempre battuto per il rafforzamento del Nucleo della Polizia Municipale dedicato ai reati ambientali. Si parla tanto di tutela del territorio ma poi quando si tratta di combattere con forza, si depotenzia l’unico argine. Non ha senso.

L’Italia è già sotto il mirino della UE per avere troppe discariche illegali di grandi dimensioni e dunque non si sente affatto il bisogno di tante piccole raccolte di ingombranti nelle grandi città. Il nostro Paese paga sanzioni salatissime all’Unione Europea. Il Sole 24 Ore ha calcolato che al dicembre 2021, avevamo versato a Bruxelles multe per 252,8 milioni. Roma ha fatto la sua parte nel 2013 quando ha deciso di chiudere Malagrotta ma da allora quel territorio non ha visto alcun cambiamento. Solo ieri, il Sindaco Gualtieri e il presidente della Regione Lazio, Rocca, hanno annunciato un piano di bonifica.

Si tratta di un’operazione imponente su una superficie di 244 ettari. Sono 80 milioni di metri cubi di rifiuti, accatastati per un’altezza di 60 metri. Da qui verrà estratto biogas tramite 800 pozzi e una volta terminata l’operazione, la vecchia discarica sarà totalmente coperta. Qualcuno parla della più grande bonifica mai realizzata al mondo ma non è un vanto, perché quella era la discarica più vasta d’Europa e una delle maggiori del pianeta.

Dunque per una mega discarica che si avvia a diventare un ricordo, ve ne sono invece alcune centinaia di piccole dimensioni che crescono costantemente sul territorio di Roma Capitale e questo non può essere più tollerato. Come dimostra quanto accaduto nella notte tra giovedì e venerdì, quando una di queste ha preso fuoco a Ponte Mammolo. Alimentata da rom e recuperanti, ha bruciato diossine e veleni che hanno appestato tutto il quadrante.

Il rogo di Ponte Mammolo visibile da Montesacro ancora dopo due giorni di incendio

 

Per l’intera l’estate abbiamo sentito ripetere allo sfinimento la necessità di agire per arginare le emissioni di Co2. Ma se poi basta un rogo a Ponte Mammolo per inquinare più di 10 mila veicoli diesel, si capisce che le priorità vanno decise razionalmente, senza farsi coinvolgere da agende dettate da chissà chi. Roma deve partire dalle piccole e medie discariche se vuole difendere il proprio ambiente in maniera seria.

 

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