Rifiuti a Roma: problema serio ma affrontato ancora da dilettanti

Le ultime due novità, ovvero la possibile riattivazione dei GPS sui mezzi AMA e l'appello dell'assessora Alfonsi a ridurre gli incarti di Natale, mostrano ancora troppa approssimazione

Già a fine novembre avevamo sollevato il dubbio che la stessa dirigenza AMA che ha condotto la città ad essere sommersa dai rifiuti potesse risolvere il problema.

In quei giorni era stato reso noto l’accordo AMA-sindacati con cui si stabilivano premi per i dipendenti dell’azienda nel caso si fosse riusciti a ripulire Roma entro Natale. A parte il merito si quell’accordo, la cosa che a noi apparve più preoccupante e scandalosa fu il fatto che ben cinque dirigenti AMA, tutti con stipendio annuo ben superiore ai 100mila euro, avevano apposto la loro firma sotto ad un contratto che in alcuni punti cruciali mancava di senso logico. Ci chiedemmo allora se una tale dirigenza potesse essere in grado di risolvere i problemi da lei stessa in qualche modo creati.

 

Oggi torniamo a farci la stessa domanda, dopo aver letto della notizia per cui i vertici di AMA sarebbero pronti a riaccendere i GPS dei loro mezzi, ossia il sistema di tracciamento che consente di conoscere i percorsi fatti dai mezzi.

Sono sei anni che i GPS sui mezzi AMA non vengono monitorati, disattivati nella seconda metà del 2016, poco dopo l’insediamento della giunta Raggi.

La storia che gira è che i sindacati in AMA non avevano mai digerito il sistema di controllo reso possibile dai GPS, introdotto dal sindaco Marino, e appena si è insediata la Raggi hanno avuto buon gioco ad ottenere lo spegnimento dei GPS; fin dall’inizio è stato infatti chiaro lo stato di totale sudditanza della Raggi e della sua giunta nei confronti dei sindacati delle municipalizzate.

Ma se il sistema di tracciamento era così importante per controllare l’operato delle squadre di raccolta, perché la dirigenza AMA non ha insistito per mantenerlo attivo?

 

Su queste pagine lo scandalo dei mezzi AMA con il GPS disattivato lo avevamo sollevato nel marzo 2019, ma ovviamente dall’amministrazione capitolina più chiusa della storia recente di Roma non ottenemmo né risposte né spiegazioni.

 

Oggi si torna a parlare del tema ed è cosa buona, ma perché la nuova amministrazione ha aspettato oltre un mese per riattivare il monitoraggio dei mezzi AMA? Con una situazione che appare difficile ricondurre in termini di normalità le azioni dovrebbero essere decise tempestivamente e rientrare in una strategia complessiva, strategia che evidentemente continua a mancare.

 

Un altro segnale dell’assenza di una strategia credibile per ritornare ad un minimo di normalità nella raccolta rifiuti è l’estemporaneo annuncio fatto sempre ieri dall’assessora Alfonsi:

Cari romani, fate meno pacchi di Natale. Ci tengo proprio a dirlo per riuscire a tenere la città pulita serve anche un aiuto da parte della cittadinanza. Per evitare la crisi, c’è bisogno di senso civico. Ma non è detto che meno pacchi significhi meno regali. Ma quest’anno dobbiamo limitare gli imballaggi, gli incartamenti”.

 

La buona notizia è che l’assessora sembra aver capito che continuando a puntare tutto sul potenziamento della raccolta dei rifiuti, senza chiedere ai cittadini di adottare pratiche migliori nei conferimenti, è una strategia perdente.

L’aspetto preoccupante è però la sostanziale inapplicabilità e irrilevanza di quanto chiesto. Da una parte infatti è impensabile che dall’oggi al domani venga elminata una parte consistente degli imballaggi, dall’altra è davvero difficile sperare che i romani comincino improvvisamente a fare regali senza incartarli.

 

La verità è che i rifiuti cartacei sono un problema a Roma perché una gran parte di essi sfuggono alla raccolta differenziata, dove hanno addirittura un valore, e finiscono nei rifiuti indifferenziati che sono il vero problema cittadino.

L’indifferenziato deve essere infatti raccolto, trattato e quindi inviato fuori per essere bruciato o per finire in una discarica.

Basterebbe prevedere modalità più affidabili per il conferimento della carta, ad esempio aumentando i cassonetti in strada e svuotandoli frequentemente, accompagnate da campagne comunicative che informino i cittadini sull’importanza dei corretti conferimenti e infine da controlli frequenti per scoraggiare le abitudini difformi.

Stesso discorso andrebbe fatto per la raccolta della plastica e dei metalli, materie anch’esse che è possibile vendere mentre se finiscono nell’indifferenziato aumentano i problemi.

 

Il fatto che invece stiamo ancora ad un singolo sintetico appello dell’assessora, diffuso da un numero limitato di media e quindi ricevuto da una sparuta minoranza di romani, dà secondo noi la misura del dilettantismo con cui si continua ad affrontare il problema dei rifiuti a Roma.

A noi sembra chiaro come il sole che il primo e più immediato obiettivo della nuova amministrazione dovrebbe essere la diminuzione della produzione di rifiuti indifferenziati. Per ottenere ciò andrebbero mese in campo tutte le misure possibili per agevolare i corretti conferimenti da parte dei cittadini, tra queste:

  • la creazione di centri del riuso  per evitare che oggetti riutilizzabili divengano inutilmente rifiuti,
  • l’istituzione di quanti più possibile centri di raccolta dei rifiuti dove i materiali differenziati conferiti vengano pagati a peso, sul modello del banco “NonSonoRifiuti” presente al mercato Trionfale,
  • accorpare i cassonetti creando postazioni presidiate da personale AMA che controlli i conferimenti e fornisca informazioni agli utenti (modello LILA).

 

Staremo a vedere come proseguirà la raccolta straordinaria dei rifiuti lanciata da Gualtieri ad inizio novembre, ma rimaniamo convinti che senza un reale coinvolgimento dei cittadini romani, molto difficilmente si potrà riportare la situazioni entro margini di sostenibilità.

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