Per il candidato Sindaco occorre partire dai programmi. Non dal nome

Zingaretti dice sì alle primarie, Ma l'accordo tra Pd e 5Stelle a Roma non funziona. Senza strategie la somma di due debolezze non fa una forza
Nicola Zingaretti

 

L’esito dei ballottaggi ha confermato in Nicola Zingaretti la convinzione che l’accordo tra Pd e 5Stelle sia vincente. Dei nove comuni capoluogo dove si sceglieva il Sindaco, ben sei sono andati al centro-sinistra, mentre il centro-destra si è aggiudicato solo Arezzo. Uno è stato conquistato dai 5Stelle e uno da una lista civica.

Il segretario Pd gongola e, forte dei risultati, rilancia l’alleanza di governo anche per Roma. “Sicuramente per il Campidoglio da domani bisogna costruire un percorso per individuare la personalità più importante”, ha detto nella conferenza stampa dopo il voto di domenica scorsa. Quindi anche per Zingaretti il problema a questo punto non è più l’alleanza, ormai scontata, ma il nome del candidato.

E sul nome si è scatenata la guerra interna. Da una parte c’è chi avrebbe voluto un personaggio di calibro nazionale. Dall’altra chi chiede primarie tra esponenti locali. Alla fine, sembra quest’ultima la linea prevalente. Zingaretti avrebbe accettato una consultazione tra vari candidati del centro-sinistra e avrebbe anche già fissato la data: il 6 dicembre. Ma tutto è ancora da confermare.

Il progetto si scontra con due ostacoli. Il primo è la figura di Virginia Raggi, sulla quale il Pd ha posto una pregiudiziale. Se dovesse insistere con la sua autocandidatura l’accordo con i 5stelle salterebbe almeno al primo turno. Il secondo è la totale mancanza di visione comune tra le due forze politiche su quello che deve essere la Roma del futuro.

Ammesso, infatti, che dalle primarie esca un nome condiviso nel centro-sinistra si arriverà con ogni probabilità ad un ballottaggio tra questo nome e il candidato del centro-destra. La Raggi si  piazzerebbe al terzo posto ma il suo pacchetto di voti sarebbe prezioso per il secondo turno. Pd e 5stelle a quel punto – alleati a livello nazionale – scenderebbero a patti per varare una giunta che ricalchi lo schema del governo Conte II.  Una giunta frutto di compromessi e abborracciata, con assessori di secondo piano e senza una visione comune.

La storia più recente racconta che non basta scegliere un nome e una squadra se prima non si è trovato l’accordo sulle cose da fare assieme. Tranne alcune eccezioni, come Petroselli o Rutelli, troppe volte il Sindaco si è rivelato inadatto al ruolo. “Unfit” per usare la celebre espressione dell’Economist relativa a Berlusconi.

Servono strategia e visione che possono arrivare anche da figure meno note ma che abbiano maturato grandi esperienze sul territorio. Correttamente Anna Maria Bianchi, su Carteinregola, se la prende con Repubblica per aver definito “sette nani” i sette che già hanno avanzato la propria candidatura alle primarie del centro-sinistra (Caudo, Ciaccheri, Cirinnà, Alfonsi, Di Biase, Ciani e Zevi). Il quotidiano, infatti, auspica un personaggio di rilievo nazionale che possa sparigliare le carte. Come se bastasse l’arrivo di un Sassoli dal parlamento europeo per trasformare Roma in un esempio di buon governo.

La realtà è un altra e chi mastica di cose romane sa benissimo che Pd e 5Stelle la pensano in maniera opposta su troppe cose: dal futuro degli ex Mercati Generali e dell’ex Fiera di Roma, al completamento delle linee metro. Dalla candidatura di Roma ai grandi eventi, alla gestione dei rifiuti. Davvero un nome forte potrebbe sanare spaccature profonde e guidare il Campidoglio in una direzione ben definita? A noi sembra impossibile e anzi forse proprio persone di grande capacità come Caudo potrebbero fare il miracolo di trovare un programma condiviso, mentre un Roberto Gualtieri avrebbe serie difficoltà a muoversi nella ingolfata macchina amministrativa capitolina.

Roberto Gualtieri

 

A proposito del Ministro dell’Economia, il suo nome è circolato insistentemente negli ultimi giorni come possibile candidato, ma questa ipotesi non tiene presente lo sgarbo istituzionale che si farebbe al Capo dello Stato che ha personalmente voluto Gualtieri a via XX Settembre e che se la prenderebbe non poco in caso di sue dimissioni.

Perplessità suscita anche David Sassoli che non solo uscì sconfitto alle primarie del 2013 contro Ignazio Marino, ma che non ha la minima consapevolezza degli atavici problemi di Roma.

Solo Enrico Letta, tra i nomi fin qui usciti,  potrebbe avere le caratteristiche per essere un Sindaco credibile ma è assai improbabile che l’ex premier si metta a discutere con la Taverna e la Lombardi per la scelta di assessori che i 5stelle non sono in grado di esprimere. Chi se lo immagina Letta in una riunione con la Ziantoni, Calabrese o la Meleo? Scapperebbe a gambe levate.

C’è poi il tema serissimo dei soldi del Recovery Plan di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi: una occasione unica che non si ripeterà e che andrà gestita da una squadra competente, che abbia una vera conoscenza del territorio. Il Pd, che non ha mai fatto i conti con la cacciata di Marino e si è dimostrato privo di bussola, unito ai 5Stelle che hanno fin qui espresso la peggiore classe politica mai vista in Campidoglio, potrebbe generare solo un mostro. Senza forza, senza autorevolezza e soprattutto senza idee condivise.

E’ quindi importante che la corsa verso le primarie, che sembra ormai cosa fatta, si caratterizzi più per i contenuti che per i nomi. E per questo ha fatto bene Carteinregola ad invitare i candidati a confronti diretti con i cittadini su temi concreti.

Dalla parte opposta, il centro-destra, seppure parta avvantaggiato in termini di consenso, per ora non svela le sue carte: si è parlato dell’ex presidente di Confindustria Lazio Aurelio Regina o dell’ex ministra Giulia Buongiorno. Ma anche in questo caso, tranne sui manifesti di Salvini davvero poco indovinati, non si parla di cose da fare, se non genericamente di sicurezza e pulizia delle strade. I Fratelli d’Italia si dimostrano poco conviti dei nomi fin qui usciti e preferirebbero una figura interna al partito come Lavinia Mennuni o Andrea De Priamo. Il Messaggero riferisce colloqui intorno a Paolo Gentilini, l’imprenditore dei biscotti osvego, ma il diretto interessato smentisce.

E poi ci sarebbe il terzo incomodo, colui che ha sempre negato la volontà di candidarsi e che invece sotto sotto pare ci stia pensando: Carlo Calenda avrebbe telefonato a Zingaretti per vagliare la sua disponibilità a sostenerlo ma il segretario Pd si sarebbe dimostrato molto vago. E Calenda potrebbe decidere di correre da solo, rompendo le uova nel paniere all’accordo tra i dem e i 5Stelle.

In questo caos generale, sarebbe il caso di cominciare ad approfondire i programmi e solo dopo raccogliere intorno a 10/15 punti, il nome di chi quei punti dovrà mettere in pratica. Di far confrontare su temi e argomenti i candidati di entrambi gli schieramenti in un dibattito pubblico e aperto. Quello che una volta ambivano fare i 5Stelle e che ora hanno completamente dimenticato.

 

 

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