Ma davvero l’amm.ne Gualtieri vuole far aprire nuove gelaterie e pizze a taglio in centro storico?

Nonostante la saturazione di attività food la maggioranza capitolina non vuole prorogare Il blocco delle nuove aperture di laboratori artigianali, stabilito a maggio e in scadenza a fine anno

Che il centro storico di Roma sia da tempo saturo di attività commerciali cosiddette “food” (bar, ristoranti, gelaterie, paninerie, pizze a taglio, kebab, ecc.) è cosa difficilmente discutibile.

La sostituzione di gran parte del tradizionale commercio con questo tipo di attività è stata senz’altro spinta dalla sempre maggiore presenza turistica, ma anche dalla mancanza di politiche che cercassero di mantenere un giusto equilibrio tra i diversi tipi di commercio. L’enorme differenza di profittabilità tra, ad esempio, una gelateria e una libreria porta infatti le prime a moltiplicarsi e le seconde a scomparire del tutto, ma dovrebbe essere compito della politica il governare tali fenomeni facendo leva su incentivi, disincentivi e, laddove necessario, ricorrendo a veri e propri blocchi delle aperture.

Proprio un blocco delle aperture fu quello deciso dall’Assemblea Capitolina a maggio di quest’anno sia per i negozi di vicinato che per i laboratori artigianali alimentari nella zona UNESCO (sostanzialmente il centro storico di Roma).

Noi avevamo dato conto di quella decisione, a cui aveva contribuito la Rete di Associazioni per una Città Vivibile (RACV) anche promuovendo un sit-in in Campidoglio.

 

Il blocco deciso a maggio aveva però una validità di sei mesi, con scadenza al 31 dicembre p.v., termine ormai prossimo. Al tempo dell’approvazione dell’ultima delibera la capogruppo del PD in Assemblea Capitolina, Valeria Baglio, ebbe a commentare:

Useremo questo tempo per acquisire informazioni più approfondite, più utili e puntuali, in modo da individuare le azioni migliori da metter in campo per la nostra città“.

Purtroppo però sembra che l’amministrazione non abbia lavorato ad “azioni migliori”, per cui si ripropone il rischio di un’ennesima invasione di gelaterie, paninerie, pizze a taglio, kebab nel centro storico di Roma.

 

Nel nostro articolo di maggio avevamo segnalato come il divieto di apertura avrebbe dovuto essere una soluzione temporanea, in vista di una sistemazione organica di tutta la materia commerciale:

La proroga dei divieti mette un nuovo fermo alle aperture, ma da sola non può rappresentare una soluzione definitiva, perché alla lunga qualche esercente potrebbe ottenere uno sblocco dei divieti da parte dei giudici del TAR, sblocco motivato dal fatto che non si può vietare tutto per troppo tempo.

Quello che occorre, è una riscrittura di tutte le normative in materia di commercio, trattandole con uno sguardo d’insieme che tenga presente tutte le attività di tipo alimentare (somministrazione, minimarket, laboratori artigianali, ecc.) e quelle non alimentari, soprattutto quelle meritorie di tutela e di incentivi per non farle definitivamente sparire dal centro storico (librerie, artigianati vari non alimentari, ecc.). Per le attività alimentari andranno previsti disincentivi nei luoghi a maggior concentrazione e premialità per farle spostare in luoghi che possano beneficiare di maggiore presenza commerciale.

 

Nello stesso articolo scrivevamo che una tale operazione sarebbe dovuta essere promossa dall’assessorato alle Attività Produttive ma che non nutrivamo speranze che ciò potesse realizzarsi. Nei due anni di mandato, l’assessore Monica Lucarelli ha infatti dimostrato un’assenza preoccupante su tutte le partite che dovrebbe governare e anche sulla materia specifica delle attività di vicinato e laboratori artigianali l’intervento del maggio scorso è stato promosso dal presidente della commissione attività produttive, Andrea Alemanni, che ha così sopperito all’incredibile assenza dell’assessorato.

 

Tornando all’oggi, in assenza delle “azioni migliori” promesse a maggio e col rischio che territori già saturi di attività food ne vedano aprire di nuove, non si vede alternativa ad una nuova proroga del blocco per i laboratori artigianali, da approvare nel pochissimo tempo rimasto prima della fine dell’anno.

 

Di nuovo è la RACV che si sta facendo promotrice della richiesta di proroga del blocco, accompagnandola con analisi degli indici di saturazione che dimostrano come il blocco delle aperture sia stato efficace nel contenere le nuove aperture, consentendo nel contempo le riaperture, ossia il ripristino di attività commerciali che avevano chiuso in corrispondenza del periodo COVID. Nonostante infatti il blocco delle nuove aperture, il numero dei laboratori artigianali in area UNESCO è cresciuto del 4% nell’ultimo anno e questo aumento non può che essere dovuto proprio alle riaperture.

 

Questa la comunicazione che la RACV ha inviato ai capigruppo in Assemblea Capitolina:

 

UNA NUOVA INVASIONE FOOD IN AREA UNESCO ED ALTRE AREE DELLA CITTA’?

MANCATA PROROGA del REGIME TRANSITORIO per il  DIVIETO di APERTURA DI ATTIVITÀ di ARTIGIANATO ALIMENTARE NEL SITO UNESCO ED ALTRE AREE di cui alla del. 109/2023

 

I Comitati e le Associazioni di cittadini uniti nella RACV esprimono il loro assoluto sconcerto per l’assenza di ogni risposta da parte della Amministrazione alle ripetute richieste di proroga del regime transitorio introdotto dalla DAC n. 109 / 2023 che vieta fino al 31 dicembre prossimo l’apertura o il trasferimento di attività di artigianato alimentare( paninerie, kebabberie, gelaterie, pizza a taglio etc) nel sito Unesco e in altre aree sature della città. 

In mancanza di tale provvedimento, a partire dall’ inizio dell’ anno prossimo il centro storico di Roma, già saturo all’inverosimile, sarà invaso da ogni tipo di attività alimentare da asporto. Questo avrà conseguenze gravissime sulla vivibilità, sulla conservazione e sul valore delle aree interessate, sulla mala movida, sulla raccolta dei rifiuti; e fa intravedere il grosso pericolo che aree di pregio tutelate ed uniche al mondo si trasformino in luna park o mangiatoie  ad uso esclusivamente turistico. 

Abbiamo ripetutamente e senza esito sottoposto la questione alla Amministrazione, e intendiamo continuare a farlo allegando le analisi fatte a ns cura sui dati ultimi prodotti dal Dipartimento Attività Produttive , che mostrano in modo chiaro ed inequivocabile lo squilibrio esistente e la saturazione insostenibile cui il sito Unesco è sottoposto ( più di 5 volte il valore medio e tuttora in crescita ) . Ciò è facilmente estendibile anche alle altre parti della città che hanno passato i limiti accettabili di saturazione . 

Il persistere del totale silenzio e della  susseguente inerzia  non è più tollerabile e ci farebbe ritenere che si sia scelta una visione della città che non condividiamo e che ci pare in palese ed inaccettabile contrasto con gli intenti più volte manifestati di riequilibrio delle funzioni nell’area centrale storica di Roma. 

Roma, 12 dicembre 2023

 

NEL FILE ALLEGATO

 

Abbiamo messo a confronto i dati delle indagini di saturazione di attività alimentari del periodo 2017-2022 e 2017-2023 del Dipartimento attività produttive di Roma Capitale, deducendo dalla lettura degli indici  che i divieti per le le nuove aperture di laboratori di artigianato alimentare vanno prorogati in quanto gradualmente stanno riaprendo quelli che avevano chiuso durante il Covid o che hanno operato un subentro nello stesso locale per esercitare la stessa attività. 

I locali nuovi a piano terra che saranno prodotti anche grazie alla variante in corso delle norme di PRG e che avranno superfici oltre gli 80 mq grazie agli accorpamenti previsti, non possono essere riempiti di pizzerie a taglio, paninerie, gelaterie, ma neanche di ristoranti e bar. 

Per questo chiediamo con ragione e con quella idea di città plurale e sostenibile che non sempre coincide con il mercato, che siano mantenuti e prorogati i divieti della del.109/2023  mutuati dalla vecchia delibera 49/2019 ma che sia anche mantenuta ed applicata la del.35/2010 che limita ai soli trasferimenti negli ambiti le attività di somministrazione di cibi e bevande.

 

Le richieste della RACV sembrano aver trovato qualche sponda in Assemblea Capitolina, in particolare nella componente di Azione, che a cura della capogruppo capitolina Flavia De Gregorio ha presentato una mozione urgente ex art. 58 per richiedere la proroga del divieto. Dal comunicato stampa di Azione:

L’intento è quello di impegnare Sindaco e assessore competente a non tergiversare ulteriormente e imporre lo stop, per altri tre anni, all’apertura di nuove rosticcerie, gelaterie, pizzerie a taglio, negozi di kebab e qualsiasi altra forma di attività alimentare da asporto. Considerata, peraltro, la dichiarata impossibilità di controlli efficaci da parte dell’amministrazione capitolina, va da sé che qualunque nuova attività di questo genere è da ritenersi a tutti gli effetti illegale.

Una recente indagine sugli indici di saturazione di laboratori alimentari artigianali all’interno del sito Unesco ha dimostrato che questi ultimi superano di cinque volte il valore medio presente nell’intero territorio capitolino. A questo dato, che oltre ad essere allarmante non rappresenta purtroppo una novità per nessuno, ne consegue un altro: la vivibilità, la conservazione e il valore delle aree interessate saranno fortemente e ulteriormente penalizzate da un’eventuale inerzia dell’amministrazione, Per questo puntiamo ad avere una risposta subito: è già stato perso troppo tempo.

(comunicato firmato da Flavia De Gregorio, Giuseppe Lobefaro e Maurizia Cicconi, questi ultimi consiglieri di Azione in I Municipio)

 

La votazione della mozione di Azione è prevista nel pomeriggio di lunedì 18 e pare che più di qualche consigliere di maggioranza si sia già detto disposto ad appoggiarla.

 

Come scritto, a noi sembra obbligato procedere con una nuova proroga, per non devastare ulteriormente un commercio che in troppe zone del centro storico è ormai fatto di sole attività alimentari.

Rimane però la necessità di un lavoro complessivo che almeno provi a governare le dinamiche del commercio a Roma.

Se solo ci fosse qualcuno in grado di farlo nell’ambito dell’attuale amministrazione capitolina …

 

 

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Una risposta

  1. Mi rammarica scriverlo, ma purtroppo il progetto delle “15 minutes cities” ruota anche intorno a questo: via i residenti dal centro città e dentro solo i turisti, che devono trovare, per l’appunto solo un parco giochi dove divertirsi.

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