L’ordinanza-topolino per “contenere e gestire” (!?!) la diffusione del COVID19

Chiuse dalle 21 p.za Trilussa, Campo de' Fiori, p.za Madonna de' Monti e via del Pigneto. In tutto il resto della città la movida può continuare indisturbata.

Ieri sera è stata firmata dal sindaco Raggi un’ordinanza con il seguente oggetto (qui il testo completo):

Emergenza Covid-19. Misure urgenti e necessarie al fine di contenere e gestire la diffusione del virus. Individuazione delle aree interdette al pubblico dopo le ore 21:00 nelle giornate di venerdì e sabato“.

 

(notiamo anzitutto, con una certa sorpresa, che le misure hanno anche l’intento di “gestire la diffusione del virus“, non solo di contenerla. Mah …)

 

Un provvedimento delicatissimo, per la cui redazione saranno state senz’altro coinvolte le migliori intelligenze dell’amministrazione capitolina, dovendo trovare il giusto equilibrio tra il garantire la libertà ai cittadini e la necessità di imporre alcune indispensabili restrizioni per contenere il contagio in corso.

Stando però al contenuto dell’ordinanza, al netto dei vari “Premesso … Considerato … Ravvisata … Preso atto … Visto … Ritenuto …” (una vera apoteosi del peggior burocratese, alla faccia di quelli del cambiamento), si direbbe che il pachiderma capitolino abbia partorito non solo il solito topolino ma anche uno alquanto scalcagnato.

 

Ecco il succo dell’ordinanza:

 

 

Dal che capiamo che i rischi di diffusione del virus per l’amministrazione Raggi sono circoscritti alle poche aree indicate e per le sole 3 ore antecedenti la mezzanotte, allorquando scatta il coprifuoco imposto dalla Regione Lazio.

Tutti gli altri luoghi interessati dal fenomeno cosiddetto della “movida”, ossia la zona di Ponte Milvio, gran parte del quartiere San Lorenzo e del rione Trastevere, Testaccio, piazza Bologna e le tantissime altre zone di Roma dove sistematicamente le persone tendono ad accalcarsi a determinati orari possono tirare un sospiro di sollievo: evidentemente non corrono rischi di aumentare a dismisura i contagi.

Come possa spiegarsi questa cosa non è dato saperlo e già sappiamo che né il sindaco Raggi né altri della sua giunta o entourage si degneranno di fornire spiegazioni in merito.

 

Peraltro c’è da aspettarsi che anche presso i luoghi interessati dai divieti le cose peggioreranno aniché migliorare. Cosa impedirà infatti alle persone di accalcarsi su via dei Baullari, via dei Balestrari o qualsiasi altra strada attigua a Campo de’ Fiori una volta che la piazza sarà chiusa?

Come potranno poi le forze dell’ordine gestire il passaggio delle persone che dichiareranno di recarsi presso una residenza o un locale situati nei luoghi vietati?

 

Pur considerandoci sempre gli ultimi tra gli stupidi, noi già a maggio ci eravamo posti il problema dell’affollamento tipico di alcuni luoghi di Roma, una situazione non più tollerabile in periodo di emergenza COVID19. E prendendo spunto dalle dichiarazioni del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, che al tempo si chiedeva se chi voleva tornare alla solita movida dopo il periodo di chiusura totale fosse più scemo o più buono, scrivevamo:

 

Noi non ci avventureremmo a decidere se il sindaco di Roma è più scemo o più buono, sappiamo però che il problema del possibile affollamento di certi luoghi in certe serate non può non essere considerato, magari per non fare un dispetto a qualche categoria di esercenti più potente.

La necessità del distanziamento suggerirebbe di fare i conti con numeri necessariamente più bassi per i luoghi tradizionali di ritrovo delle persone, individuando di conseguenza luoghi alternativi, possibilmente con spazi quanto più possibile ampi, dove invitare le persone a recarsi.

Sarebbe questa un’ottima occasione per incentivare la scoperta di nuovi luoghi di aggregazione nelle aree semicentrali e periferiche di Roma, dove ci sarebbero senz’altro minori problemi a concedere spazi pubblici. Ci sono anche tanti spazi nell’area centrale della città (gli ex-mercati generali, l’ex-mattatoio, ecc.) che ben si presterebbero ad accogliere i locali e gli avventori garantendo il giusto distanziamento, se solo l’amministrazione si decidesse a dargli una destinazione, anche provvisoria.

 

Prendiamo quindi atto di questa imbarazzante, ennesima, foglia di fico allestita dal sindaco Raggi che così potrà sbandierare il suo impegno per il contrasto (e la “gestione”) alla diffusione del virus. E poco importa che si tratti del solito pannicello caldo che non inciderà in nulla in una situazione che sta sfuggendo al controllo, cosa che dovrebbe togliere il sonno al responsabile della salute pubblica cittadina, ossia Virginia Raggi.

Per la propaganda, e per l’attuale sindaco di Roma, basta e avanza.

 

P.s.: doverosi complimenti al presidente Coia, il deus ex machina del commercio capitolino che con le sue strampalate trovate sta dando un contribnuto straordinario alla chiusura di tutti gli esercizi commerciali, ed un “chi l’ha visto?” a quello che dovrebbe essere l’assessore al commercio del Comune di Roma, talmente assente che non vale neanche la pena di ricordarne il nome.

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