L’occasione persa dell’Auditorium della Pineta Sacchetti

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La causa apparente della distruzione dell’Auditorium della Pineta Sacchetti sono state le fiamme, forse provocate da un errore umano. Ma i veri motivi che hanno ucciso il sogno di un quartiere sono la burocrazia, il menefreghismo verso la cosa pubblica, la mancanza di idee e di coraggio.

L’incendio che ha devastato una delle incompiute per eccellenza a Roma è la sintesi degli errori commessi in questi ultimi anni. Ci siamo occupati diverse volte dell’Auditorium di via Albergotti. Durante i “decoro day” dal 2010 al 2013 la telecamera di bastacartelloni tv ha documentato il degrado della struttura, di fronte la quale venne perfino stuprata una ragazza. Poi nella rubrica Città in rovina, su diarioromano, abbiamo raccontato le lunghe disavventure di un’opera iniziata nel 2005 e mai inaugurata. Troppe volte in questi anni abbiamo assistito alle promesse della politica che garantivano l’imminente apertura dell’Auditorium. Tutti, anche coloro che erano animati dalla migliore volontà come Daniele Giannini che ha presieduto il Municipio in maniera saggia, si sono scontrati con la mancanza di fondi. Per concludere i lavori servivano altri soldi e il Campidoglio non ne dispone.

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La via di uscita sarebbe stata una sola: affidare la struttura ad un privato che – in cambio della concessione per un alcuni anni – ne avesse finanziato il completamento. La ricetta avrebbe permesso al quartiere di avere un teatro, una sala concerti, un luogo di aggregazione culturale. Non sarebbe stato gratis, d’accordo, ma davvero siamo ancora nel tempo in cui si può immaginare che il pubblico riesca a garantire nuovi servizi a costo zero per la collettività? Il modello del Comune pantalone che paga ogni cosa è tramontato. Ci sono delle formule di collaborazione tra artisti, cooperative teatrali, imprenditori e settore pubblico che stanno dando buona prova in molte città italiane e straniere. Fino al 2005/2006 i Comuni erano in grado di finanziare e promuovere attività culturali per cui il problema si poneva in modo marginale. L’arrivo della crisi e gli sprechi hanno portato ai tagli che hanno colpito soprattutto la cultura, considerata (a torto) la meno redditizia degli investimenti. Il risultato è stato che troppi talenti hanno perso luoghi nei quali creare, produrre. Una nuova forma di imprenditoria,nata in Francia e poi sviluppatasi in Europa, potrebbe essere la formula vincente. Un imprenditore che scommette su una sala farà in modo che questa renda il più possibile. Le forme di incasso non sono legate solo alla classica vendita dei biglietti, ma anche all’organizzazione di seminari, all’affitto dello spazio per corsi di formazione e poi ai servizi accessori, quali bar, librerie specializzate, etc.

In particolare l’Auditorium della Pineta Sacchetti aveva intorno a sè un ampio spazio che poteva essere destinato a bar con tavolini all’aperto. Il gestore del teatro/bar, in cambio della concessione, avrebbe dovuto garantire la pulizia e la vigilanza dell’area che oggi è ostaggio di feste non autorizzate che lasciano nel parco rifiuti e bottiglie.

Non è facile, è vero, ma certamente era una strada da provare. Purtroppo l’Auditorium è rimasto chiuso per anni e il suo destino sfortunato si è concluso con un incendio provocato forse da operai che lavoravano all’impianto anticendio!

Cosa sarà dello scheletro annerito? E’ probabile che resterà così per molti anni a ricordare a tutti quale grande occasione si sia persa.

 


 

Le foto di questo articolo sono tratte dal profilo Twitter di Daniele Giannini

 

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