L’ex Zecca dell’Esquilino diventerà un polo culturale

 

Mentre il destino dell’ex Zecca di piazza Verdi resta avvolto in una nebulosa, si schiarisce l’orizzonte per quella dell’Esquilino, uno storico edificio abbandonato da anni che incrementava il degrado dell’area.

Inaugurato nel 1911 per volontà del Re Vittorio Emanuele III, la Zecca occupa uno spazio di 16 mila metri quadri, con una facciata dalla bellezza mozzafiato. Dal 2006 la struttura è in disuso, se si eccettua la Scuola d’Arte della Medaglia che ne occupa solo una piccola porzione.  Avevamo denunciato lo spreco senza precedenti provocato dall’abbandono di questo stabile a marzo del 2016 nell’ambito della nostra rubrica Città in Rovina.

 

La buona notizia è che i lavori per la riqualificazione dovrebbero iniziare entro 18 mesi e concludersi a fine 2023, grazie al finanziamento dell’Istituto Poligrafico e dello Stato che hanno stanziato 27 milioni di euro. Il progetto vincitore del bando internazionale è firmato da Alfonso Femia, l’architetto genovese (anche se di origini calabresi) a capo dello studio Atelier(s). La gran parte dell’ex Zecca diventerà il Polo Culturale delle Arti e dei Mestieri, sul modello di quello parigino che dà il nome alla fermata metro Arts et Métiers.

All’interno dell’edificio nasceranno spazi museali, un centro congressi, una ricca esposizione di carte e valori antichi, una biblioteca e una serie di laboratori artigianali. Lo spazio che attualmente occupa la Scuola della Medaglia verrà ampliato in modo da realizzarvi accanto anche un archivio storico.

Inoltre, per gli abitanti della zona, su una delle terrazze uno spazio ristoro con caffè e ristorante per ridare vita ad un’area oggi moribonda a causa delle bancarelle che invadono ogni centimetro quadrato e un commercio cinese troppo spesso scadente e non del tutto trasparente. Una ricucitura, come si dice adesso, di un territorio spaccato e ferito dal degrado. Nulla a che vedere con lo splendore dell’Esquilino di fine ‘800 quando il quadrante fu costruito sul modello torinese per ospitare la burocrazia piemontese dello Stato che si trasferiva nella nuova capitale.

Oggi il quartiere è multietnico e questo aspetto potrebbe essere molto gradevole se solo fosse tenuto in ordine e non abbandonato a se stesso. Ecco perché la riqualificazione edilizia è uno dei primi passi da compiere per valorizzare gli spazi immobiliari pubblici ma soprattutto per rendere ospitale l’area, oggi piuttosto respingente.

Per proseguire nel paragone con Parigi, la capitale “cugina” di Roma, l’ex stabilimento del conio – la Monnaie de Paris – si è via via trasformato in un incubatore d’arte, un museo, un polo gastronomico di qualità e un centro per giovani artigiani. E’ probabile, insomma, che il progetto dello studio Femia Atelier(s) si sia ispirato anche all’omologo edificio francese che oggi rappresenta un punto di riferimento per il recupero degli ex edifici pubblici.

Altra nota positiva è che il gigantesco palazzo avrà accesso su tutti e quattro i lati proprio per rappresentare un punto di collegamento del quartiere e non un muro divisorio.

 

 

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Una risposta

  1. Una bella notizia. L’Esquilino è (sarebbe) un bel quartiere, se solo venisse tenuto bene. Basta guardare il palazzo dell’Ente di Previdenza dei medici, a piazza Vittorio, un esempio di come potrebbe essere l’intera piazza.

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