Le bancarelle stanno uccidendo i negozi. Parola di Confcommercio

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negozi chiusi

 

Non c’è da stupirsi e chi segue i blog antidegrado da qualche anno conosce bene questo trend: i negozi, soprattutto quelli di quartiere e di vicinato, stanno scomparendo schiacciati da tasse, costo degli affitti e soprattutto dalla concorrenza sleale delle bancarelle.

Un fenomeno del quale abbiamo parlato diverse volte e che trova conferma in due studi effettuati da Confcommercio che vanno letti in maniera parallela. La ricerca sulle aperture e chiusure di negozi nel 2015 a Roma parla molto chiaro: 4.861 attività commerciali sono morte per sempre. Nello stesso periodo ne sono nate solo 2.020, la gran parte delle quali nel settore del food.

Un’altra ricerca, effettuata da Confcommercio e Unioncamere-Sicamera individua nella proliferazione dell’ambulantato la causa della desertificazione: – 16,7% i negozi contro un’impennata del 73,2% delle bancarelle. Questi dati, riferiti a livello nazionale, sono ancora più drammatici se si guarda alla sola Roma. E d’altronde basta passeggiare per le vie del centro o quelle commerciali di tutti i quartieri: da viale Marconi, a via Appia Nuova a viale Libia. I cartelli Affittasi o Vendesi compaiono su una vetrina su quattro; la perdita di posti di lavoro è drammatica. Se si pensa che ogni negozio impiega in media 3 addetti, solo nel 2015 sono andati persi  14.583 posti. Si trattava per lo più di lavoro regolare, magari a progetto, magari pagato male, ma comunque nella gran parte dei casi con il versamento di contributi assistenziali e previdenziali. Inoltre quei 4.861 negozi pagavano gli affitti sui quali il proprietario pagava le tasse. Insomma una forma di incasso per lo stato e garanzie per i dipendenti.

negozi chiusi (2)

 

Non si può dire che la stessa cosa accada per il commercio ambulante, ipertrofico e spesso sfuggente ad ogni forma di legalità. Non solo la bancarella non paga alcun affitto, ma troppo spesso i suoi dipendenti sono extracomunitari pagati pochissimo e in nero; alimentano una filiera di scarsa qualità con prodotti di importazione che a loro volta sono fabbricati senza rispetto di diritti umani, inquinando il pianeta. Non si tratta di una fissazione, ma di un dato di fatto contro il quale qualcosa si potrebbe fare. Basterebbe regolamentare il settore dell’ambulantato, portando a scadenza le oltre 12mila licenze attualmente operanti (oltre ad altrettanti abusivi), riassegnandone parte a operatori qualificati che garantiscano standard minimi sia in termini di prodotto venduto che di diritti dei lavoratori.

Altrimenti nessun negoziante che paga tasse, affitti, contributi ai dipendenti potrà mai reggere l’urto di una concorrenza così sleale.

Infine uno sguardo al centro storico di Roma che ha subìto la maggior trasformazione in termini di attività. Muoiono drogherie, artigiani, alimentari tradizionali, abbigliamento e vengono sostituiti da bar, bistrot, kebab, paninerie e fast food. Basti un solo dato che riguarda il Tridente: nel 2003 c’erano 48 attività food. Nel 2015 sono 514. Una mutazione che riguarda comunque tutta Roma e che almeno nelle aree più pregiate andrebbe regolamentata. Un’iniziativa della consigliera del Primo Municipio Naim e dell’ex presidente della Commissione Commercio Corsetti andava proprio in questo senso. C’è da augurarsi che nella prossima legislatura qualcuno se ne ricordi.

 

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8 Commenti

  1. MR Fixit

    Ottima analisi veramente ! Precisa, obiettiva e sicuramente non risente di nessun preconcetto !

    epico questo passaggio ” prodotti di importazione che a loro volta sono fabbricati senza rispetto di diritti umani” . Mi hai commosso e penso di gettare il cell e il portatile. Scommetto che farai lo stesso, vero ?

    • gilbertorossi

      La sensazione è di ribrezzo ….sono un ambulante da 35 anni iscritto a voi figli di Bille come mi dicono la maggior parte degli ambulanti ….i negozi li uccide la grande distribuzione teste di cazzo …noi “bancarelle” sono 30 anni che subiamo l’assalto di ogni sorta di stranieri senza regole male controllati dalle autorità …non pagano l’INPS da 35 anni ….prendono in giro noi cogli ogni ….è questo l’aumento esponenziale delle bancarelle imbecilli …capito ?

  2. daniel

    Più che le bancarelle saranno forse i centri commerciali? O probabilmente negozi di marca che vendono prodotti cinesi a basso costo?
    Altro che bancarelle !
    Riassegnare le bancarelle poi a imprenditori qualificati è bellissimo. Anche quelle volete prendervi…..
    Senza vergogna.

  3. MR Fixit

    I politici che appoggiavano quelle idee sono stati cacciati e hanno tutti bei problemi con la magistratura ! TUTTI !

  4. Filippo

    Non pretendo di convincervi, ma resto della mia idea. Il commercio ambulante così come è non può restare in eterno. L’unica strada è indire dei bandi di gara e riassegnare le licenze. Se però voi avete un’altra idea, esponetela pure. Questo sito è aperto alle proposte di tutti.

  5. mr fixit

    Ma le idee sono varie. Bisognerebbe capire perché la giunta passata si disinteressava. Ti racconto un simpatico aneddoto, abbiamo proposto eventualmente delle apette e non andavano bene….e ovviamente le aperte di altri vanno benissimo.

  6. mr fixit

    Filippo abbiamo centinaia di proposte. Converrai che fino a quando telegiornali si inventeranno servizi e casi significa che c’è qualche fine. Ma si sa il tempo è sempre galantuomo.

    Ps ancora sorrido, ci mettiamo dove capita….chissà chi era il mittente di quel servizio?

  7. mr fixit

    Premessa : Togliere la licenza creando disoccupazione mostra un certo menefreghismo e se poi la vogliamo dare a holding del gusto ( tipo a persone con decine di società e decine di locali ) mostra una certa malafede. Questa e’ la premessa necessaria quando si parla di questo tema. Non voglio convincerti ma se vuoi ne parliamo con tranquillità.

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