La presidenza della commissione per Expo 2030 a Virginia Raggi, incredibilmente!

L'indicazione della Raggi è venuta dal sindaco Gualtieri ed è stata appoggiata a sorpresa anche da Azione, a cui è andata la presidenza della commissione Giubileo. Si affaccia un brutto clima consociativo in Assemblea Capitolina

Ieri Virginia Raggi è stata eletta presidente della commissione speciale dell’assemblea capitolina “Expo 2030“. Come ha scritto la stessa Raggi sulla sua pagina facebook, la candidatura è stata proposta dal sindaco Gualtieri e votata da tutti i consiglieri facenti parte della commissione: undici voti a favore ed un astenuto, ossia la stessa Raggi.

Appena la notizia ha cominciato a girare c’è stata una generale reazione fortemente negativa sui vari social, con molti che hanno ricordato come già in campagna elettorale era stato sollevato il rischio che un’eventuale elezione di Gualtieri avrebbe garantito un qualche ruolo anche alla Raggi.

 

Parrebbe esserci stato un generale consenso sul fatto che la presidenza della commissione Expo 2030 dovesse andare ad un esponente dell’opposizione, ma che la scelta sia caduta proprio su Virginia Raggi è cosa che anche noi, come mltissimi romani, stentiamo a comprendere.

 

Solo ieri abbiamo infatti dato conto del collasso a cui sta andando incontro la metropolitana più nuova di Roma, la metro C, ricordando anche il servizio limitato alle 21 che sta per interessare la metro B, per qualche mese, e la metro A, per oltre un anno!?!

Vi è poi la rete tramviaria di Roma in ginocchio per le mancate manutenzioni dei binari, ormai tutti da sostituire, e la rete bus con un servizio sistematicamente al di sotto del programmato, che pure è stato ridotto negli ultimi anni. Che dire poi delle ferrovie concesse, arrivate a livelli di servizio semplicemente inaccettabili?

Questi sono i maggiori problemi che l’attuale amministrazione sta affrontando solo in materia di mobilità. Di altrettanti disastri si potrebbe parlare in materia di rifiuti e in praticamente tutti gli altri ambiti, dal commercio alle politiche sociali, alla gestione del patrimonio immobiliare del Comune, passando per la cultura e i lavori pubblici.

 

Ebbene questa incredibile serie di situazioni estremamente critiche derivano dai cinque anni di amministrazione capitolina guidata da Virginia Raggi. Pur essendo vero che molti dei problemi di Roma vengono da lontano, è indubbio che la Raggi sia riuscita nel capolavoro di peggiorare tutti gli aspetti della vita a Roma.

Non bastasse ciò, la sindaca uscente ha caratterizzato la sua consiliatura con una totale chiusura ad ogni dialogo diretto con i cittadini, finendo in diverse occasioni per prenderli in giro con le proprie favolette.

 

Che a colei che si è distinta per tanta incapacità di governo e spocchia nei rapporti con i cittadini sia stato assegnato il destino della camdidatura di Roma ad Expo 2030 è cosa che grida vendetta agli occhi della maggior parte dei romani, gli stessi romani che alle ultime elezioni Virginia Raggi l’hanno sonoramente bocciata, contando così di averla messa in condizione di non nuocere più alla città.

 

Del tutto incomprensibile giunge quindi la decisione del sindaco Gualtieri di proporre la Raggi alla presidenza della commissione Expo, a meno di non volerla inseire in un contesto nazionale dove il partito di Gualtieri, il PD, ha necessità di mantenere buoni rapporti con il M5S, nonostante quest’ultimo sia ormai una forza politica allo sbando.

 

La nomina della Raggi appare quindi chiaramente una manovra di palazzo fatta alle spalle e sulla pelle dei cittadini di Roma, quelli che per cinque anni hanno visto la loro città sprofondare a livelli di degrado mai toccati prima.

 

 

In questa nomina tanto criticata un po’ da tutti ha avuto un ruolo anche un’altra forza di opposizione in assemblea Capitolina, ossia il movimento Azione di Carlo Calenda che dell’avversione totale al M5S ne ha fatto uno dei suoi tratti distintivi.

La presidenza della Raggi è stata infatti votata anche dai due consiglieri di Azione, Flavia De Gregorio e Dario Nanni (di area Calenda), presenti in commissione al posto di altri due consiglieri di Azione, Valerio Casini e Francesca Leoncini (di area Italia Viva), che invece si sono rifiutati di votare Virginia Raggi.

La cosa è risultata particolarmente indigesta alla stragrande maggioranza dei sostenitori di Azione, anche perché apparentemente il voto alla Raggi ha fatto parte di un accordo complessivo che ha visto il consigliere Dario Nanni eletto presidente della commissione speciale dell’Assemblea Capitolina per il Giubileo del 2025.

Insomma, tu dai una presidenza a me ed io ne do una a te, in perfetto spirito consociativo da prima repubblica.

Che la cosa fosse poco commendevole parrebbe confermarlo un tweet della De Gregorio in cui nega di aver votato la Raggi, salvo più tardi ammettere la cosa provando a spiegarla in modo poco convincente.

 

 

Carlo Calenda ha provato a spiegare che si tratta di normali dinamiche politiche, dove alcune commissioni vengono affidate alle opposizioni, ma risultando molto poco convincente. D’altronde è stato proprio lui a ribadire con forza qualche giorno fa, nell’ambito del primo congresso di Azione, la scelta netta di non fare mai accordi con sovranisti e populisti, scelta molto condivisa dalla base, per cui oggi non ci si può stupire se l’appoggio dato alla Raggi viene visto come una cocente sconfessione di uno dei pilastri ideologici di Azione.

 

In molti hanno fatto notare che se proprio si voleva affidare la commissione Expo 2030 a qualcuno del M5S, ci si poteva accordare per un nome meno “bruciato” di quello di Virginia Raggi, così come molti sostenitori di Azione hanno scritto sui social che se proprio non si poteva evitare la cosa, che almeno ci si fosse astenuti alla votazione.

 

Purtroppo appare chiaro come si stia creado un clima consociativo in Assemblea Capitolina, dove tendono a sparire i confini tra maggioranza e opposizione. Che le commissioni di garanzia, come ad esempio la commissione trasparenza, vengano assegnate alle opposizioni è prassi consolidata, comprensibile e condivisibile. Ma che la commissione incaricata di gestire la candidatura ad Expo 2030 venga affidata ad un membro dell’opposizione, per di più a colei che ha affossato nel peggior modo possibile la candidatura di Roma alle Olimpiadi, appare una scelta suicida (ricordiamo che la Raggi nella campagna elettorale del 2016 promise di fare un referendum per decidere se andare avanti con la candidatura alle Olimpiadi, mentre una volta eletta decise per la cancellazione senza coinvolgere i cittadini, seguendo le indicazioni del meccanico di Di Battista!?!).

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Una risposta

  1. Continua l’umma umma al comune di Roma. Il Pd non ha il coraggio di fare pulizia nelle strade e nei gangli infettati dell’amministrazione. Si dimostra connivente con il solito malaffare. Povera Roma !

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