La Francia sta per disciplinare il bike sharing a flusso libero

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Sempre più spesso ci stiamo occupando del bike sharing a flusso libero perché è la forma di trasporto su due ruote in più rapida evoluzione. Dopo essere stato lanciato in Cina e in molti paesi asiatici, il free floating è sbarcato in Europa con alterne fortune. In alcune città è diventato un servizio pratico e utile per gli abitanti. In altre (per esempio Amsterdam) ha generato caos al punto da costringere il Comune a vietarlo.

Stessa sorte era toccata a Singapore dove troppe biciclette si accumulavano in maniera disordinata nei punti più centrali e turistici della città.

A Roma il bike sharing a flusso libero è operativo da pochissime settimane. Per il momento su strada ci sono solo alcune centinaia di biciclette ma presto diventeranno decine di migliaia. Cosa succederà a quel punto? Si rischierà di vederle parcheggiate sui marciapiedi, sugli scivoli per disabili, al posto dei ciclomotori? Probabilmente sì, dato il tipico comportamento degli abitanti di Roma caratterizzato da scarso senso civico.

Anche in questo caso è interessante studiare cosa stanno facendo nelle altre capitali per imparare dai loro errori e magari provare ad evitarli. Abbiamo visto che Amsterdam e Singapore hanno dovuto bloccare il servizio. Ma lo stesso è stata costretta a fare Pechino che lo ha sospeso per alcune settimane in attesa di una regolamentazione. A Bristol il trasporto su ferro fu bloccato da un gruppo di biciclette lasciate sui binari durante la notte. Shangai e Shenzen si sono dovute far carico della rimozione di centinaia di carcasse di bici abbandonate e la nostra Milano ha dovuto recuperarne alcune decine dai Navigli.

bici naviglio2

 

Parigi – da sempre all’avanguardia sul tema delle biciclette condivise – ha fatto la scelta di mantenere e finanziarie il bike sharing tradizionale, quello con le stazioni dislocate capillarmente. La gara che era stata vinta da Decaux 10 anni fa è ora stata assegnata ad un’altra azienda, la Smoove, già presente a Mosca, Vancouver, Chigago, Bangkok e molte altre città. Si tratta di un sistema prevalentemente tradizionale, basato cioè su stazioni dove noleggiare la bicicletta che poi va restituita in un’altra stazione. Nonostante l’avvento del flusso libero, che permette di lasciarla ovunque, Parigi ha preferito mantenere la precedente impostazione per garantire una migliore qualità al servizio (studiato in funzione degli spostamenti di lavoro oltre che per il tempo libero) e per evitare il caos da parcheggio selvaggio.

E’ stata una scelta costosa per il Comune di Parigi: con il precedente bando, infatti, era la pubblicità a finanziarne il costo. La Decaux, aggiudicataria della gara, aveva in esclusiva un certo numero di impianti pubblicitari in determinate zone della città che pagavano il servizio. Per cui al Comune non solo non costava nulla, ma anzi incassava una parte degli introiti da abbonamento. Con il nuovo bando, invece, i costi ricadono tutti sul Municipio che ha investito 45 milioni per i prossimi 9 anni.

Parigi Fondazione Vuitton bike sharing

 

Ma non tutte le ciambelle riescono col buco. Anche a Parigi, infatti, da poche settimane sono sbarcati alcuni operatori di free floating. L’obiettivo dell’amministrazione di garantire ai cittadini un sistema ordinato si scontra con la realtà. E’ complicato, infatti, impedire a qualcuno di scaricare in strada le proprie biciclette e attivarle solo con una app sugli smartphone. Obike, la stessa compagnia cinese che opera a Roma, è presente in tutti gli arrondissment centrali e già stanno arrivando Gobee.bike e Ofo.

Il Comune di Parigi e il Parlamento francese, però, non sono stati a guardare: hanno immediatamente predisposto una regolamentazione che verrà approvata entro pochissime settimane. Il Municipio ha già stabilito che gli operatori dovranno pagare una tassa di stazionamento sul suolo pubblico. Inoltre, non appena sarà emanata la legge nazionale, per operare nelle città francesi sarà necessario ottenere una licenza.

In questo modo, se l’operatore non rispetterà le norme previste e non pagherà la tassa di stazionamento, gli si potrà revocare la licenza. E’ un’arma in mano alle istituzioni per evitare quello che è successo a Zurigo, dove una società aveva promesso un servizio di assistenza ai ciclisti e invece non l’ha mai attivato. Le Monde riferisce che il Comune di Parigi sta facendo di tutto per impedire “l’invasione dei marciapiedi da parte di bici fuori controllo e parla proprio del nuovo quadro giuridico.

bici flusso libero parigi

Foto “Le Monde”

 

 

E a Roma? Enrico Stefàno, presidente della commissione mobilità, ha annunciato un regolamento su base autorizzativa: in sostanza ci sarà un avviso pubblico al quale tutte le aziende di bike sharing potranno partecipare e si aggiudicheranno una autorizzazione a restare sul territorio. C’è da sperare, però, che nel regolamento siano previste delle apposite aree di sosta. Chi lascia la bicicletta fuori dalle aree di sosta sarà penalizzato con un costo maggiore. Al momento sembra l’unica forma di controllo per evitare il caos.

Ma l’assessore Meleo che qualche giorno fa ha fatto un giretto inaugurale su una bicicletta a flusso libero ha parlato di sperimentazione. Cosa si stia sperimentando non è dato capire. Non sta infatti al Comune testare le tecnologie e le app dei privati, ma il compito del Campidoglio è tutelare la città dalla confusione.

 

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