L’amm.ne in confusione sul bike sharing

Come si dice a Roma: “quanno poco e quanno troppo“.

Fino a qualche settimana fa eravamo tutti costretti a rammaricarci perché Roma ancora non aveva uno straccio di bike sharing cittadino.

 

Poi a metà novembre è arrivata l’approvazione definitiva, da parte della Giunta comunale, dei piani di localizzazione degli impianti pubblicitari, dove è previsto un servizio di bike sharing tradizionale finanziato in parte dagli impianti pubblicitari. Noi fummo i primi a rallegrarci per questo importante passo avanti in vista dell’introduzione del bike sharing a Roma, benché notammo come tutti i responsabili istituzionali della mobilità cittadina ignorarono la cosa, sia quando ci fu l’approvazione del provvedimento che durante un convegno organizzato in Campidoglio e proprio sul bike sharing.

 

Quindi agli inizi di dicembre c’è stata la sorpresa, per tutti ma apparentemente anche per l’amministrazione comunale, dell’introduzione del primo bike sharing a flusso libero nei municipi I e II a cura della ditta Obike: 1200 biciclette introdotte di sua sponte dalla ditta utilizzando la normativa del car sharing (“per analogia”, come chiarito dal presidente Stefàno) senza concordare nulla con l’amministrazione.

 

Infine veniamo all’ulteriore novità di ieri, questa volta annunciata sul sito del Comune ed anzi sponsorizzata in maniera plateale dall’assessore Meleo con tanto di giretto inaugurale (dove peraltro si vede chiaramente che l’assessore non appare avere una grande dimestichezza con le due ruote). Molto curioso questo grande interessamento dell’assessore per l’introduzione del secondo bike sharing a flusso libero a Roma che inizia con solo 185 biciclette utilizzabili nei municipi I e IX, considerato che il primo, che pur ha distribuito ben 1200 biciclette, è stato dall’assessore completamente ignorato.

 

“Roma apre alla sperimentazione del bike sharing a flusso libero. Vogliamo consentire agli operatori interessati di investire nella nostra città, nel frattempo come Amministrazione stiamo predisponendo tutti gli atti necessari a tutela del servizio. A breve, infatti, sarà pubblicato il bando di gara per regolamentare il servizio e istituire criteri certi per le aziende: dai vincoli alla flotta dei mezzi, all’istituzione di aree riservate ai posteggi, in accordo con i Municipi”, dichiara l’assessore Meleo dalle pagine web del Comune.

 

Al che verrebbe da chiederle chi e cosa si stia sperimentando, visto che le ditte del bike sharing hanno già il loro servizio attivo in diverse città, mentre l’amministrazione non ha ancora pronto il regolamento e quindi non ha un bel niente da sperimentare. Ma l’assessore ha più volte dato a vedere un utilizzo spregiudicato e creativo dei termini, a prescindere dal loro reale significato.

 

Al momento vi sono quindi a Roma due servizi di bike sharing a flusso libero attivi, ognuno con diversa copertura territoriale e con regole proprie, per un numero totale di 1385 biciclette. Probabilmente la cosa non sta creando particolari problemi al momento, ma un tale modo di procedere alla “garibaldina”, facendo partire servizi tra loro scollegati ed aprendo così le porte a possibili vere e proprie invasioni di biciclette (magari a cura di qualche operatore internazionale che ha già fatto danni da qualche altra parte), a noi sembra semplicemente sconsiderato.

Inoltre il persistere nell’ignorare totalmente il servizio di bike sharing tradizionale che è alle porte grazie alla riforma dei cartelloni, dimostra una vera e propria irresponsabilità da parte di chi dovrebbe avere le redini della mobilità cittadina.

 

Peraltro una propensione tanto sbilanciata verso il bike sharing a flusso libero da parte sia dell’assessore Meleo che del presidente Stefàno, nonostante ancora non siano riusciti ad emanare un regolamento sulla materia, appare davvero anomala, solo che si volesse considerare la scelta diametralmente opposta appena fatta in quel di Parigi, Lì infatti, scaduti i primi dieci anni dall’introduzione del bike sharing cittadino, si è scelto di rinnovare la stessa tipologia di servizio, ossia quello tradizionale con le ciclostazioni, escludendo esplicitamente quello a flusso libero.

Se a Parigi fanno una scelta del genere, con ben dieci anni di esperienza sul campo, ed a Roma l’amministrazione appare porsi esattamente agli antipodi, voi su chi scommetereste?

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