Andare in bici al lavoro e diventare un “ciclomobilista”

Nella puntata odierna di "Muoversi in bici in città", vi raccontiamo segreti e trucchi per gli spostamenti quotidiani casa-ufficio. Qualche difficoltà ma tante soddisfazioni

In inglese lo chiamano il bike-to-work. E’ un fenomeno sempre più diffuso in tutto il mondo. A Roma siamo ancora indietro ma Marco Latini, il nostro ciclista convinto, ci spiega come fare per rendere piacevole lo spostamento quotidiano che prima o poi (quando il virus allenterà la presa) torneremo a fare.

 

di Marco Latini

Se si riesce ad andare in ufficio in bici per tre giorni a settimana allora ci si può fregiare del titolo di ‘commuter’ e si pratica il ‘bike-to-work’ (B2W). Se preferite termini meno anglosassoni sarete dei ‘ciclomobilisti’. A Roma dal 2010 si organizza il B2WDay http://biketoworkday.blogspot.com/ con il motto di SEPOFFA’ https://tinyurl.com/3wzdjn9n .

Sicuramente la scelta di recarsi al lavoro in bici è la meno compresa in assoluto da colleghi, amici, familiari e altri ciclisti più sportivi. Eppure è un passaggio imprescindibile per un ciclista convinto: dopo aver provato a usare la bici per esplorare la città, vederla da punti di vista differenti, dopo aver imparato a scovare le strade migliori (magari quelle con meno auto o meno salite), aver ritenuto la cosa ‘interessante’ e divertente si è pronti per il B2W.

Nelle scorse puntate abbiamo parlato di attrezzatura, parafanghi, catene e antifurti per un uso quotidiano della bici, oggi proverò a dare qualche ulteriore consiglio su ciò che serve per andare al lavoro in bici.

Prima di tutto attenzione a dove potrete parcheggiare il mezzo per almeno 9 ore: l’ideale sarebbe un posto al chiuso (locale tecnico, sottoscala, cortile, etc.) ma non sempre è disponibile e gli stalli sono presenti solo nei pressi di alcuni uffici e scuole, non ovunque. Molto utili contro i furti, oltre ai deterrenti di lucchetti e catene, sono portinerie, guardiani o videocamere del condominio. Però si tratta quasi sempre di eccezioni.

Se lavorate in una azienda di medio-grandi dimensioni potrebbe esserci un mobility manager da poter contattare. Purtroppo spesso anche chi è nominato MM può fare poco, perché non viene coinvolto nella gestione e coordinamento della mobilità dei lavoratori dipendenti e consulenti, però può esser di aiuto.

Chiedete e scrivete perché potreste scoprire situazioni a voi sconosciute e magari potrebbero esserci delle sorprese positive (non solo difficoltà e chiusure). Le aziende, infatti, pur di mostrare un’anima ambientalista, il cosiddetto green washing, potrebbero vantarsi di avere spazi per mobilità sostenibile: addirittura non solo spazi per parcheggiare, ma anche armadietti e locali per cambiarsi.

Poter disporre di un locale o un bagno per cambiarsi e degli armadietti dove poter conservare abbigliamento da ufficio (compresi vestito e scarpe eleganti) sarebbe di grande aiuto.

Purtroppo a Roma non esistono dei punti di scambio per ciclomobilisti sul modello di altri Paesi europei, dove poter lasciare bici, cambiarsi, depositare oggetti personali. In alcune città le zone centrali o i distretti business dispongono di uno o più locali, magari con possibilità di fare manutenzione e riparazioni. Se volete sognare cliccate qui: https://youtu.be/L4MDVi9QCYA o https://youtu.be/qCGfeUSkfgo

I ciclisti si sono battuti per inserire dei parcheggi almeno nelle stazioni FS o Metro. Se altrove ci si è riusciti a Roma sembra per adesso un’utopia.

Per cui aguzzate l’arte di arrangiarvi. Portate un cambio e il necessario per pulirsi e un posticino riservato dove lasciare qualche oggetto lo troverete. Io ho scovato angoletti dove poter depositare un ricambio intimo in caso di pioggia e dei fazzoletti imbevuti (quelli di formato più grande che sono molto utili per fare una sorta di doccia a secco) con un deodorante, spazzola e altro materiale di piccolo formato per rimettermi in sesto. Potersi cambiare e sedersi al proprio posto profumati e lindi è uno smacco per i colleghi più diffidenti e spesso potrete confrontarvi con chi arriva trafelato, sudato, bagnato di pioggia nonostante abbia usato il bus, l’auto o la moto. Serviranno vari tentativi per capire cosa è veramente importante e indispensabile, però poi tutto diventerà più semplice, basta non arrendersi.

 

Il ciclista urbano dovrebbe vestirsi a strati perché la mattina potrebbe far freddo e nel pomeriggio fare molto più caldo, più strati potrebbero poi assorbire meglio sudore e pioggia. Ricordate che dopo il primo chilometro in bici il caldo si fa sentire, quindi non consiglio di pedalare troppo coperti. Conosco un amico che anche in inverno viaggia solo con maglietta a maniche corte. Sul fronte opposto c’è anche chi usa il piumino da sci in primavera. In realtà c’è un giusto mezzo che potrete individuare in base al percorso e alle vostre esigenze di confort. Consiglio di non usare le prime volte capi troppo eleganti, perché ci si può sporcare anche di grasso. Così per le scarpe sarebbe meglio non indossare quelle da ufficio già da casa, perché lo sporco delle strade le potrebbe rovinare.

Una questione non semplice da trattare è se indossare il caschetto in bici. Ci sono migliaia di pagine scritte sulla protezione offerta dal caschetto in caso di cadute e incidenti, come ce ne sono altrettante che mettono in guardia sul suo utilizzo che non può essere considerato una barriera per evitare di farsi male a ogni caduta. Non c’è obbligo di indossarlo, però se lo avete con voi non lo lasciate a penzoloni ma tenetelo al posto giusto sulla testa e ben allacciato: solo così potrà svolgere la sua funzione. Ci sono tanti ciclisti che senza caschetto non salgono neanche sulla propria bici,  mentre altri non lo portano mai. Chi lo indossa è bene che ne scelga uno comodo, di giusta misura; quando lo togliete non sbatacchiatelo perché più botte prende e meno proteggerà quando serve.

Sui guanti sono più categorico: li consiglio in modo convinto sia in inverno (impermeabili il più possibile) che in estate (di quelli a mezze dita). Sicuramente in caso di caduta proteggono le mani e, grazie al gel, evitano che la bici lasci la sensazione di stanchezza alle estremità delle braccia.

È utile anche uno scaldacollo leggero, sia in inverno che in estate per ripararsi dal vento o per assorbire il sudore, può avere anche altri utilizzi in caso di necessità e considerate che in estate può anche essere messo davanti la bocca per ripararsi dagli insetti.

Discorso a parte va fatto per la pioggia. Ci sono vari modi per ripararsi ma a meno di non usare materiale 100% antipioggia (che ha un suo costo) a volte potrebbe essere meglio una scelta minimale: ovvero non avere pantaloni antipioggia, ma solo un riparo per la coscia e il ginocchio. In estate meglio indossare dei pantaloncini corti perché nonostante vi farà bagnare vi permetterà di trasportare meno indumenti pieni d’acqua e dunque meno peso. Inoltre basterà un asciugamano per essere a posto. Considerate che i vestiti bagnati per 9 ore in ufficio possono creare un problema anche in una busta di plastica. D’inverno potrebbero essere validi i pantaloni a mezza gamba con dei calzettoni più alti. Poter spendere per materiale veramente antipioggia è opportuno, ma non è detto che non si trovino soluzioni pratiche anche senza investire tanti soldi. Roma è nota per le sue piogge frequenti e abbondanti in determinati mesi dell’anno, ma in altri periodi la città è spesso asciutta. Per quanto riguarda il mezzo, in caso di pioggia fondamentali sono i battistrada e la mescola delle gomme.

Quando si va in ufficio considerate anche tutto quello che serve per il lavoro (libri, computer, tablet, etc) e quanto questi oggetti possano pesare e come trasportarli (abbiamo parlato di borse, zaini, tracolle). Il nemico numero uno in bici è il peso, ma a volte il materiale è indispensabile da trasportare per cui basta organizzarsi. Altro tema è l’ingombro con le borse che non debbono sporgere troppo. Assicuratevi che tutto possa rimanere ben asciutto e che in caso di caduta o incidente sia ben protetto dagli urti.

I colleghi vedendovi ‘bardato’ da bici saranno divertiti o anche caustici, ma non lasciatevi impressionare dalle battute e non fatevi considerare ‘eroi’ da armata Brancaleone, in alcuni casi vedrete che verranno a chiedervi in prestito la vostra bici per fare una commissione al volo nelle vicinanze. Dopo le diffidenze iniziali, i colleghi cambiano atteggiamento e si mostrano interessati (anzi potreste essere imitati: se ce la fa lui/lei perché non potrei farcela anch’io?). Conoscere e apprezzare un collega ciclista li spingerà anche ad essere meno “duri” con chi incontrano in sella a una bici. Il principio di tolleranza non sempre funziona: resterà infatti una nicchia di persone che detesta i ciclisti e anche i colleghi ciclisti.  Può capitare che sia proprio il ciclista, con il suo atteggiamento, a provocare reazioni contrariate, per questo, il più possibile, all’invettiva provate a reagire con un sorriso e un saluto (non è facile e non mi riesce quasi mai). Può essere disarmante e riesce a disinnescare liti e contrasti.

 


Muoversi in bici in città. Gli articoli precedenti

Muoversi in bici in città. Riflessioni e suggerimenti di un ciclista convinto – Diarioromano

Le varie tipologie piste ciclabili e il loro uso più corretto – Diarioromano

Le ciclabili devono avere un nome ben preciso – Diarioromano

Quale bici per la città? Gli accessori indispensabili per un ciclista a Roma – Diarioromano

 

 

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Una risposta

  1. Commenti e consigli utili, in effetti uno dei problemi maggiori di andare in ufficio in bici è proprio il doversi “cambiare” a fine percorso. Credo però che la maggior parte dei pendolari che utilizzano il mezzo pubblico (specie la metro) abbia problemi simili a fine corsa.
    Il problema del parcheggio in molti posti di lavoro invece è meno facilmente risolvibile.

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