Muoversi in bici in città. Riflessioni e suggerimenti di un ciclista convinto

Un nuova rubrica curata da Marco Latini alla scoperta di una ciclabilità divertente e in sicurezza. Roma è meno ostile alle bike di quanto sembri

Al via una nuova rubrica sulla ciclabilità a Roma che accompagnerà i nostri lettori per le prossime settimane. Pedalare in sicurezza, conoscere i percorsi, valutare le alternative, scegliere il mezzo giusto e molto altro. Note e appunti di Marco Latini che da 14 anni attraversa i quartieri della capitale sul sellino. Potrete porre domande e interagire con Marco, per sollecitare argomenti da trattare, inviando una mail a redazione@diariororomano.it oppure attraverso Twitter @marcolatini19

 

di Marco Latini

Sono Marco e più di 10 anni fa lessi un articolo in inglese sui vantaggi di andare in bici almeno 3 volte a settimana. Non si trattava di vantaggi personali, ma collettivi: se per un anno si fosse riusciti ad usare la bici per circa 150 volte nel tragitto casa-lavoro, lo Stato avrebbe risparmiato circa 600€. Iniziai a sfidarmi: sarei riuscito ad andarci in ufficio almeno tre volte alla settimana? Sarebbe possibile in una città come Roma? Quali intoppi avrei avuto? Quanto sarebbe durata questa sfida? Era marzo 2007 e ancora oggi ci riesco, neve compresa. Se avrete la bontà di seguirmi in questo e nei successivi articoli, proverò a tracciare un percorso che chiunque voglia muoversi in bici o monopattino a Roma, potrà condividere.

Marco Latini

 

All’inizio non avevo né idee, né preparazione atletica. Non conoscevo percorsi, insomma ero un vero neofita.

Appresi le basi da un bellissimo blog dell’epoca,  ‘Roma Pedala’, grazie al quale conobbi virtualmente un mondo di appassionati ed esperti che mostravano filmati, davano consigli e parlavano di ciclabili da raccordare.

Da allora ho pedalato e ho contribuito a diffondere l’uso della bici in tanti modi tra i quali anche un’indagine sulle piste ciclabili che potrete trovare ai due link che seguono. Le informazioni sono un pochino datate ma ancora valide.

https://www.agenzia.roma.it/it-schede-163-indagine_sulle_piste_ciclabili_a_roma_dicembre_2010

https://www.agenzia.roma.it/it-schede-178-indagine_sulle_piste_ciclabili_a_roma_un_anno_dopo_novembre_2011

Con il motto di “sepoffà” in tanti abbiamo cercato di cambiare il nostro modo di muoverci in una città caotica e bellissima. Se dieci anni fa ad usare la bici eravamo un numero infinitesimale, l’incremento è passato dallo “zero virgola qualcosa” a quasi l’1%. Alcuni anni fa in una gara tra città europee, ci siamo piazzati in terza posizione: eravamo 1500 e pedalammo per tantissimi chilometri. Non siamo in tanti, ma cresciamo ogni giorno che passa.

E sapete perché diventiamo sempre più numerosi? Perché andare in bicicletta è divertente. Se non ci si divertisse, si noterebbero solo i problemi, la fatica, il sudore, la prepotenza di alcuni automobilisti. E invece avere il privilegio di ammirare la Città da punti di vista inusuali e sconosciuti a chi si muove a motore, avere il tempo per respirare la romanità anche in periferia e scoprire degli angoli meravigliosi, gratifica e spinge spesso a pedalare ben oltre il percorso lavoro-casa-lavoro.

L’obiettivo di questa rubrica, non sarà convincere qualcuno a divertirsi con la bicicletta, né condividere esperienze e dubbi.  Non vorrei spingervi a ritrovarvi per dei B2W (Bike to Work) e magari a scambiare due parole davanti ad un caffè tra persone che sono solo accumunate dai pedali. Vorrei invece spiegare a tutti che un ciclista urbano è da rispettare e da incentivare con comportamenti gentili perché è grazie a lui se in città c’è un parcheggio in più per la vostra auto o un posto in più  sul trasporto pubblico.

Discorso che vale sia per le bici muscolari che per quelle a pedalata assistita che possono condividere problemi e infrastrutture.

Altra premessa importante: non ho la soluzione per tutti i problemi, quindi molto importante sarà per me ascoltare e imparare. Per questo non scriverò mai: “Si fa così” o “è sbagliato in questo modo”.

Io di risposte non ne ho
Io faccio solo rock’n’ roll
Se ti conviene bene
Io più di tanto non posso fare

(Bennato)

Il giusto approccio mentale per andare in bici.

Per muoversi a Roma con un mezzo che ha bisogno delle tue gambe ci vuole consapevolezza della propria meta, del veicolo, di se stessi e considerare che c’è sempre un imprevisto e quindi ci vuole il giusto tempo per far tutto.

Andare in bici non è solo pedalare, ma è un cammino mentale: orientamento, manualità, osservazione, percezione del proprio corpo, apertura alle possibilità, valutazione delle alternative e dubbi sugli altri.

Spesso le persone che iniziano ad usare la bici si immaginano di poter fare la stessa strada che avrebbero fatto in auto, ma strade trafficate non sono amiche della bici, se c’è una ciclabile poi da Codice della Strada si deve utilizzare quella; se lungo il percorso si incontrano dei bar ci saranno più auto in sosta in doppia fila; e poi le fermate autobus, i cantieri. Insomma gli aspetti da considerare per trovare il percorso ideale (e le alternative) sono tanti. Cercherò di parlare approfonditamente anche di questo: la bici permette di avere un percorso diverso a seconda delle stagioni e dell’umore e consente deviazioni interessanti.

Senza aver paura di sudare, occorre sempre valutare le alternative. In un libro sulla filosofia della bicicletta c’è scritto che andando in auto si perde la tridimensionalità del mondo, in bicicletta si riacquista perché si scoprono

Le discese ardite
E le risalite

(Battisti)

Si sentono e si percepiscono benissimo, si respirano per l’aumentare dell’affanno. È vero che i 7 colli e anche l’ottavo (Gianicolo) e nono (Monte Mario) non sono il Gavia, ma si sentono e il proprio cuore va ascoltato, come non vanno ignorati rumori, frenate e osservati spazi e lo sguardo di chi guida auto e moto (contatto visivo). Ascoltate il cuore e il fiatone. All’inizio sarà dura, ma fermarsi, accostarsi e riprendere un ritmo di pulsazioni tranquillo non è quasi mai un problema.

Dopo aver trovato il percorso giusto (nelle prossime puntate vedremo come) occorre accertarsi che il proprio mezzo sia a posto ogni giorno prima di uscire (soprattutto le gomme  ben gonfie – secondo quanto indicato sullo pneumatico). Per le prime volte sarà importante individuare l’altezza e la posizione giusta della sella, perché seduti lì sopra percorreremo diversi km e vale la pena capire che non conta solo la morbidezza della sella, ma anche la sua altezza grazie alla quale si pedalerà meglio, non ci stancherà troppo presto, non affaticheremo la schiena. L’altezza non si regola per far toccare i piedi a terra, ma si deve valutare mentre si pedala: le ginocchia non devono essere aperte e piegate e quando mi poggio sul sellino il peso non deve essere troppo avanti o troppo indietro.

Servirebbe saper cambiare una camera d’aria, regolare i freni e rimettere la catena. Utile anche smanettare sul cambio (su internet ci sono tantissimi tutorial che spiegano come fare), così come conoscere qualche meccanico di bici o delle ciclofficine popolari in zona.

Provate il percorso casa-ufficio di sabato o domenica prima di avventurarvi la prima volta, per valutare diverse alternative e calcolare i tempi di percorrenza. Non tutto si riesce a fare subito, ci vuole gradualità, sempre lettura della strada e prudenza.

Parleremo dell’attrezzatura del ciclista di città,  delle borse e della pioggia con un po’ di calma in seguito, ma ricordo che ogni etto in bici si deve trasportare con le proprie forze e meno peso si ha con sé meglio è, senza tralasciare l’essenziale.

continua

 

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2 risposte

  1. la mia bici in primo piano…deve essere una foto di parecchio tempo fa perché mancano parecchi adesivi che attacco con orgoglio sulla mia cassetta verde.
    daje che piano piano sta città la cambiamo

  2. Forse più di 1%.
    Ieri sera tornando a casa su via Labicana ho trovato in fila che procedevano 4 bici un paio di ebike e anche 3 monopattini elettrici. Inizia a capitare abbastanza spesso di trovare un po’ di traffico “alternativo”.
    Le ebike si stanno diffondendo molto

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