750 edifici in rovina potranno essere trasformati più facilmente. Via i vincoli

Un aggiornamento della Carta della Qualità permette interventi prima impossibili. Diventano tutelati 245 villini. Il dibattito sulla rigenerazione soft

Dal 2015, quando è nata questa rubrica, diarioromano ha sostenuto l’importanza della rigenerazione edilizia come volano per l’economia e per limitare le situazioni di degrado che spesso affliggono quartieri dove insistono edifici abbandonati. “Città in rovina”, ha raccontato la storia e l’oblio di 98 tra palazzi, cinema, fabbriche, scuole, ospedali. Per alcuni di questi c’è stato un lieto fine, per altri nulla è all’orizzonte.

Quando però si parla di rigenerazione si entra in un campo minato nel quale si fronteggiano diverse scuole di pensiero: alcune più radicali che prevedono la demolizione totale del manufatto e altre più conservatrici o anzi “timide” per usare le parole di Marco Ermentini, un architetto che ha fatto della rigenerazione il centro dei propri studi. “Si tratta di prendere un luogo e restituirlo alla vita che ha perso“, sostiene Ermentini e con lui l’ex sottosegretario Sgarbi che ha lottato perché si evitasse la demolizione del Meazza, lo stadio milanese in disuso. Senza voler entrare in questa sede in un dibattito molto complesso, è importante sottolineare un concetto: lasciare gli edifici in rovina per decenni non giova a nessuno neanche alla storia che si vuole tutelare.

Un recentissimo provvedimento del Campidoglio potrebbe fare la differenza. Modificando le norme tecniche di attuazione del Piano Regolatore Generale, l’assessorato all’Urbanistica ha deciso di eliminare il vincolo che oggi grava su circa 750 edifici abbandonati e rafforzarlo su altri 245 che invece vanno tutelati.

Si tratta della cosiddetta “Carta della Qualità“, un documento a latere del PRG che elenca una serie di immobili sottoposti a tutela. L’aggiornamento della Carta concede ora la possibilità di trasformare 750 edifici che hanno perso la loro funzione originaria. Per fare un esempio la Filanda di viale Castrense potrà adesso diventare qualcosa di diverso con maggiore facilità. Stesso discorso per l’ex centro direzionale Alitalia alla Muratella. Luoghi che vivono un degrado senza precedenti. E’ ovvio che si tratterà di una modifica più aggressiva e non seguirà le linee di Ermentini perché è assai improbabile che in una filanda chiusa da 40 anni torni ad esserci un’attività tessile.

L’ex Filanda in viale Castrense

 

Questo tipo di scelte sta permettendo la nascita di nuovi grandi alberghi in edifici che un tempo avevano destinazioni d’uso diverse. Per esempio a Palazzo Marini a piazza San Silvestro, acquistato da Bill Gates, aprirà un Four Season con un investimento complessivo di oltre 530 milioni di euro.
A piazza Augusto Imperatore, i 17 mila metri quadri degli storici palazzi razionalisti sono diventati Bulgari Hotel con la firma di Antonio Citterio e Patricia Viel.
Ma soprattutto in via Piemonte/via Sallustiana sta per arrivare una vera rivoluzione con una serie di villini Liberty dal grande pregio architettonico che diventeranno sede del Mandarin Oriental, una delle catene più lussuose al mondo.

Si tratta di operazioni che – seppur delicate dal punto di vista architettonico – porteranno indiscussi vantaggi economici alla città tra i quali posti di lavoro e un turismo di livello con alta capacità di spesa. Questo significa che è sempre giusto eliminare i vincoli? Niente affatto, anzi la tutela del nostro patrimonio deve restare il primo obiettivo dell’amministrazione e dei romani. E’ per questo che la modifica alla Carta della Qualità ha voluto comprendere tra i beni vincolati alcuni edifici che prima non lo erano. Per esempio il Villino Saffi in via Barnaba Oriani, il villino De Pinedo, in via Antonio Bertoloni, il villino Bezzi in via Calandrelli.

Il villino Saffi

 

La proposta verrà portata in aula per l’approvazione – ha spiegato l’assessore all’Urbanistica Maurizio Veloccia in un comunicato pubblicato sul sito di Roma Capitale – e rappresenta un’occasione per favorire da un lato la rigenerazione e la trasformazione di tanti immobili che non necessitano di vincoli speciali e dall’altro per proteggere da potenziali interventi invasivi immobili e quadranti che meritano attenzione e controllo”.

Il dibattito resta aperto. Sgarbi definisce alcuni di questi interventi “distruttori del senso dei luoghi”. Altri intellettuali pensano che la rigenerazione possa convivere con la tutela. Certamente trovare un compromesso non è facile ma è possibile. Si pensi allo Stadio Flaminio caratterizzato da raffinati progetti così innovativi per l’epoca che meritano senza dubbio di essere conservati con cura. Qui sta la capacità di architetti e ingegneri che devono saper trovare la formula per mantenere la memoria e nello stesso tempo far uscire dalla rovina tanti pezzi di Roma.


 

Per le precedenti puntate di Città in rovina, clicca qui 

In copertina l’ex Centro direzionale Alitalia (foto Glen M)

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