La Regione Lazio che vende il San Giacomo

 

Il complesso del San Giacomo, situato nel centro storico di Roma tra via del Corso e via Ripetta, è stato un grosso ospedale fino al 2008, allorché venne chiuso nell’ambito della razionalizzazione delle strutture ospedaliere promossa al tempo dalla Regione Lazio. La cosa avvenne tra grandi polemiche, sia perché il centro storico perdeva uno dei più antichi presidi ospedalieri (fondato nel 1339!?!) sia perché al momento della chiusura erano appena stati spesi circa 15 milioni per la ristrutturazione.

Dalla chiusura il complesso è rimasto inutilizzato e presidiato (con costo annuo di circa 140mila euro per la vigilanza) senza che la Regione Lazio sia mai riuscita dargli una nuova destinazione. Nel 2015 noi lo inserimmo tra gli edifici in rovina presenti a Roma.

Pur considerando il vincolo che la famiglia Salviati continua a sollevare (nel 1601 il complesso venne infatti donato alla città di Roma dal cardinale Anton Maria Salviati con il vincolo di destinazione all’ospedalità), è incredibile che in dieci anni nessuna delle amministrazioni regionali sia riuscita a delineare un futuro per una struttura enorme situata in una delle zone più prestigiose di Roma.

A marzo di quest’anno, riportando alcuni crolli che avevano interessato il San Giacomo dal lato di via del Corso, ci eravamo augurati che la nuova amministrazione regionale uscita dalle elezioni in corso avrebbe avviato una riflessione pubblica sul cosa fare del complesso. Purtroppo la cosa non è avvenuta anche se evidentemente in Regione Lazio devono essersi stancati di avere un problema così grosso sulle spalle e se ne stanno liberando.

 

La notizia di questi giorni è infatti che l’iter per la vendita della struttura ha fatto un nuovo passo avanti, con l’approvazione del passaggio al Fondo immobiliare “i3-Regione Lazio”, così come stabilito da una determina della Regione Lazio del dicembre 2017. In quel provvedimento veniva esclusa definitivamente la possibilità di riaprire l’ospedale, fondamentalmente a causa del prolungato non utilizzo, e si indicava una possibile destinazione a residenza per anziani, con servizi sanitari ma anche spazi commerciali e parcheggi.

 

Confessiamo di non esserci mai appassionati troppo alla difesa del San Giacomo come ospedale. Una presenza capillare di presidi ospedalieri sarebbe infatti auspicabile, ma ci rendiamo conto che la cosa deve essere sostenibile sotto tutti i punti di vista, anche quello economico, ed assumiamo che la Regione Lazio abbia valutato che la presenza di altri nosocomi nell’area centrale di Roma (Santo Spirito, Fatebenefratelli, Umberto I, per citare i maggiori) fosse sufficiente a fornire una buona copertura.

Avremmo però preferito che la scelta di chiudere l’ospedale fosse stata illustrata meglio ed accompagnata fin dall’inizio da un piano per decidere cosa farne di un complesso tanto importante e prezioso. Purtroppo sembra che anche in questo caso quella che potrebbe essere una grossa opportunità di sviluppo per un’area della città, in termini economici, culturali ma anche sociali, venga retrocessa a piccola operazione immobiliare.

 

L’altra riflessione che vogliamo accompagnare a questa notizia è relativa ad un’altra proprietà della Regione Lazio, situata a poche centinaia di metri dal complesso del San Giacomo, la cui sorte sembra essere finita in un limbo imperscrutabile. Parliamo del palazzo di via Maria Adelaide, quello occupato abusivamente nel 2005 e a tuttoggi in mano agli occupanti con tanto di bollette pagate da noi contribuenti.

Anche quello stabile fu da noi inserito nella lista di quelli in rovina e della sua storia nessuno sembra occuparsi più, come se fosse normale che qualche centinaio di (prepotenti) fortunati possa vivere alle spalle di piazza del Popolo senza sborsare un euro di affitto o bollette.

Nessuna invidia gratuita da parte nostra nei confronti di quelle persone, c’è però il fatto che il loro vivere parassitario ricade sulle spalle di tutti noi contribuenti laziali (quelli in Italia che hanno le maggiori imposte regionali) ma soprattutto di quelli che ad un alloggio popolare avrebbero diritto ma hanno scelto di seguire gli iter normali.

Se non andiamo errati su quello stabile fu firmato un contratto capestro tra Comune di Roma e Rgione Lazio che prevede privilegi enormi per gli occupanti abusi e praticamente ne impedisce l’alienazione. Quel contratto fu firmato molti anni fa ed in condizioni molto diverse dalle attuali (benché a nostro avviso anche allora fosse del tutto ingiustificato ricoscere privilegi a degli abusivi prepotenti). Buon senso e principio di solidarietà vorrebbero che quel contratto venisse stracciato e l’immobile messo a reddito per recuperare risorse da destinare alla collettività, soprattutto a quella parte che oggi versa in condizioni di maggiore bisogno.

Non farlo significa continuare a premiare pochi prepotenti a discapito di tanti che ogni giorno pagano sulla propria pelle la convinzione di dover rispettare le regole di una civile convivenza.

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Una risposta

  1. Una piccola idea per il San Giacomo (se fattibile, naturalmente):
    trasferire in quel complesso il Museo della Civiltà Romana, attualmente all’EUR. E trasferire all’EUR qualche ufficio comunale o regionale, attualmente in centro storico.
    Che ne pensate?

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