Il futuro dell’Ostiense dipende dagli Ex Mercati Generali chiusi 18 anni fa

Seconda puntata della nostra inchiesta sulla rigenerazione del quartiere. Il destino del polo alimentare resta indefinito dopo 4 varianti

Dopo la prima puntata della nostra inchiesta sul quartiere Ostiense, abbiamo ricevuto molti commenti e suggestioni da parte dei lettori, segno che il tema interessa ed è una delle priorità che dovranno essere affrontate dal nuovo Sindaco. Solo per citarne alcuni, Laura M. ha segnalato il punto di vista dei residenti denunciando la sporcizia sotto il Ponte Spizzichino e le difficoltà provocate dalla movida. Mentre Massimo Valentini ci ha invitato a studiare il progetto di riqualificazione Ostiense-Marconi, prodotto negli anni scorsi e rimasto nel cassetto.

C’è poi la denuncia per il Ponte Ostiense che perde pezzi e molto altro. Insomma i romani sanno benissimo che quel quartiere ha delle enormi potenzialità e vive un degrado non più sopportabile.

Chi sembra esserne meno consapevole è l’attuale giunta che su uno dei principali progetti di riqualificazione, quello degli ex Mercati Generali, non ha fatto praticamente nulla dal 2017. E’ di questa area che ci occuperemo nella seconda puntata perché senza un destino vero per gli ex Mercati, non ci sarà mai rinascita della zona.

 

Ed è proprio il destino della struttura a dividere la politica, le archistar e i cittadini. Uno spazio immenso di 8,5 ettari, con una edificabilità di 400 mila metri cubi. Quando il 23 novembre 2002 la frutta, la verdura e i grossisti si trasferirono a Guidonia, l’allora Sindaco Veltroni annunciò un futuro radioso per lo spazio di via Ostiense. Qui per oltre 110 anni si erano svolti tutti i commerci alimentari della città, con vecchi carretti che trasportavano gli ortaggi e i banchisti che venivano a fare acquisti alle 4 del mattino per poi vendere nei mercati rionali.

I mercati generali nel 1910 (foto Roma Sparita)

 

Da polo del commercio a quello della cultura era l’ambizione di Veltroni che diede il nome di “Città dei Giovani” al nuovo spazio, incaricando uno dei più noti architetti a livello internazionale: l’olandese Rem Koolhaas. L’idea prevedeva la realizzazione di una piazza centrale circondata da un auditorium da 2500 posti, una residenza per studenti, spazi commerciali, aree verdi, una biblioteca, un cinema multisala, bar, ristoranti e uffici pubblici che si sarebbero collegati all’adiacente centro Argonauta che ospita uffici comunali.

Come General Contractor viene incaricata la Lamaro Appalti, del gruppo Toti e i lavori, seppur faticosamente si avviano. Ma nel 2009, la giunta guidata da Alemanno stravolge il progetto originale (e questa non è una novità dato che quella amministrazione ha bloccato tutto ciò che era in corso) con il pretesto che non fosse sostenibile. Alemanno vuole più commercio, meno verde e ritiene superfluo l’auditorium. Rem Koolhass non la prende bene e se ne va sbattendo la porta (in quegli anni anche Renzo Piano dovette sorbirsi le lezioni del Sindaco su come trasformare le torri di Ligini all’Eur).

Senza l’archistar, gli investitori hanno paura e abbandonano la nave. Lamaro Appalti non ha i fondi sufficienti e tutto si blocca.

 

Nel 2013 è la volta di Giovanni Caudo, oggi presidente del III Municipio e allora assessore all’Urbanistica della giunta Marino. Caudo si rende conto che la presenza di Eataly a poca distanza non giustifica l’enorme spazio commerciale previsto da Alemanno, oltre a troppi bar e ristoranti. Per cui torna allo schema impostato da Veltroni con alcune varianti. Ma quella giunta dura troppo poco e di nuovo tutto si ferma.

Il progetto Caudo (foto Dire)

 

Arriviamo ai giorni nostri con i 5Stelle, la Raggi e il suo primo responsabile dell’Urbanistica, Paolo Berdini. “Ci vuole più verde, così non va”, dice poco dopo il suo insediamento. I grillini si spaccano al loro interno come di consueto e il presidente dell’VIII Municipio, Paolo Pace che si trova ad affrontare enormi progetti di rigenerazione (tra cui l’ex Fiera di Roma), cade sotto il fuoco amico dei suoi consiglieri e migra in Fratelli d’Italia. Anche Berdini lascia la giunta nel febbraio del 2017 dopo aver confidato ad un giornalista de La Stampa che “la Sindaca è una persona impreparata circondata da una corte dei miracoli”. Il progetto era stato praticamente azzerato dai suoi uffici ma non era stato predisposto nulla di nuovo.

L’assessore che lo sostituisce, Luca Montuori, prova ad abbozzare qualche idea (il 12% degli spazi al terziario, il 45 al commerciale) ma la Raggi decide che gli ex Mercati Generali debbano essere di competenza dei Lavori Pubblici e la palla passa a Linda Meleo. E qui tutto si arresta, tanto che se provate a cercare su Google le parole “Linda Meleo e Mercati Generali”, troverete zero risultati.

I 5stelle hanno paura delle grandi opere, non sanno gestirle e poi su questa vicenda si è innestato il presunto giro di tangenti che ha riguardato Marcello De Vito, tornato a presiedere l’aula Giulio Cesare dopo gli arresti domiciliari. Su di lui grava un’accusa legata anche agli ex Mercati Generali secondo la quale avrebbe chiesto 110 mila euro per interessarsi della vicenda.

Nel frattempo Lamaro Appalti e i costruttori Toti stringono un accordo con nuovi finanziatori, la famiglia francese di immobiliaristi De Balkany. I francesi sono pronti a metterci i soldi ma quello che manca è il progetto. Si deve tornare alla Città dei Giovani? Si deve azzerare tutto e ricominciare da capo? La giunta Raggi non ha saputo prendere alcuna decisione forse anche perché pressata da alcuni cittadini e da forti mal di pancia all’interno del Movimento.

Secondo l’architetto Francesco Sanvitto, animatore del Tavolo della Libera Urbanistica, sarebbe tutto un grande imbroglio ai danni della città. Sanvitto, militante 5Stelle della prima ora, non apprezza le decisioni della Raggi sullo Stadio della Roma e si mette di traverso anche su altri progetti. Per lui arriva la scomunica direttamente da Grillo che lo caccia dal Movimento, ma Sanvitto non si arrende e continua la sua battaglia contro gli Ex Mercati Generali. Tra le sue obiezioni: un carico di traffico eccessivo concentrato solo sulla via Ostiense, carenza di parcheggi pubblici oltre alla impossibilità di attraversare la nuova area, rendendo divise per sempre le zone di circonvallazione Ostiense e via Ostiense.

Fatto sta che tra veti incrociati, paure di sbagliare e timore di corruzione, l’attuale amministrazione ha rinviato fino ad oggi ogni decisione. Voci interne parlano di una delibera che potrebbe essere presentata in extremis, poco prima della scadenza della legislatura, ma sarebbe una forzatura perché non ci sarebbe il tempo di confrontarsi sul progetto e studiarne la valenza.

Nel frattempo i maestosi edifici attendono un futuro. La notte sono frequentati da sbandati e senza dimora mentre a poca distanza la Centrale Montemartini e l’ex Mattatoio di Testaccio mostrano che anche a Roma si può fare. Che nella nostra città non c’è una diversità genetica che impedisce i cambiamenti. Basta solo volerli e soprattutto saperli impostare.

Foto in copertina di Gino Gabrieli

Le precedenti puntate de l’Ostiense e la sua rinascita

Salviamo il Gazometro dalla corrosione e l’Ostiense dal degrado

 

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