Viviamo in una città o in una giungla?

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No, il riferimento del titolo non è al verde cittadino ancora in gran parte incolto e incontrollato (e c’è da rallegrarsi che la vegetazione cominci a darsi una calmata con l’arrivo dell’autunno) ma bensì a quanto accaduto l’altro giorno all’interno della metro B.

Stando alle ricostruzioni di stampa, un 37enne romano, che viaggiava in metro con la madre, ha chiesto a due ventenni di spegnere la sigaretta che stavano fumando all’interno dei vagoni e per tutta risposta questi lo hanno pestato a sangue facendolo finire in prognosi riservata al Policlinico.

Ai più questo potrà sembrare l’ennesimo episodio di violenza che può capitare in una grande città ma per il luogo, l’orario e le modalità con cui si è svolto a nostro avviso esso dovrebbe rappresentare un colossale campanello di allarme non solo per l’attuale governo cittadino ma anche per quello nazionale.

Anzitutto l’aggressione si è svolta all’interno della metropolitana, che non è (o non dovrebbe essere) una landa desolata dove può succedere qualsiasi cosa senza che nessuno la controlli.

Inoltre la cosa è accaduta nel primo pomeriggio, un orario quindi dove, nonostante fosse domenica, c’è pur sempre un certo movimento in metropolitana.

Infine, ed è la cosa più grave, la violenza è stata scatenata dalla semplice richiesta di rispettare una regola fondamentale di sicurezza ed igiene, tale essendo il divieto di fumare sui mezzi pubblici ed in particolare in metropolitana.

Ad aggravare ulteriormente le circostanze del pestaggio vi è la testimonianza di un presente che dice di aver notato come il gruppo di facinorosi fosse già stato oggetto di attenzioni da parte delle forze dell’ordine a Termini. Come a dire che c’era da aspettarselo che quei ragazzotti avrebbero combinato qualcosa di male ma essendo la deterrenza degli agenti (di tutti gli agenti, vigili, poliziotti o carabinieri) pari ormai allo zero non si può far altro che sperare che i farabutti non esagerino, salvo intervenire a cose fatte.

 

Quando abbiamo saputo dell’accaduto in redazione abbiamo avuto un comune moto di preoccupazione, capendo immediatamente che quanto accaduto al povero 37enne poteva ben succedere anche ad uno di noi. Ci capita spesso infatti di non riuscire a star buoni di fronte a qualcosa di storto a cui stiamo assistendo.

Chi scrive solo recentemente se l’è presa con un extracomunitario che gettava rifiuti plastici nel cassonetto della carta, con un ragazzo che urinava in pieno giorno tra due cassonetti, con un trasportatore che aveva occupato completamente il marciapiede col suo furgone. Ed ogni volta è difficile contenere la passione quando si riprendono quei comportamenti, per cui ogni volta va messa in conto una possibile reazione della controparte. Ma certo mai nessuno di noi ha immaginato mai di poter finire in prognosi riservata solo per riprendere un comportamento scorretto.

Inoltre, e per completare il quadro dal lato dei “paladini della legge” (detto con autoironia), noi conosciamo bene l’esistenza dell’art. 393 del Codice Penale che recita:

Chiunque, al fine indicato nell’articolo precedente, e potendo ricorrere al giudice, si fa arbitrariamente ragione da sé medesimo usando violenza o minaccia alle persone, è punito, a querela dell’offeso, con la reclusione fino a un anno.

Sappiamo però altresì bene che ormai a Roma si arrivati ad un tale punto da richiedere che siano gli stessi cittadini a far notare i comportamenti difformi, tanto si è alzata la soglia di sopportazione ai soprusi.

 

raggi

 

Detto quindi di quanto questa ennesima escalation di violenza dovrebbe preoccuparci tutti, vediamo cosa la nuova amministrazione cittadina ha messo in campo per contrastare l’illegalità diffusa a Roma. Bene, facciamo subito, perché purtroppo dobbiamo registrare un bel niente.

Evidentemente troppo occupata a vagliare curriculum per persone da assumere per poi scaricarle (o farle dimettere) per poi assumerne di nuove e così via in un processo che dura ormai da mesi e pare non lasciar tempo ad altro, la nuova amministrazione non ha ancora indicato il nuovo comandante della Polizia Roma Capitale, dopo aver lasciato andar via Raffaele Clemente che aveva dato al corpo qualche sana sferzata di novità; al momento quindi c’è ancora il Comandante Porta con un mandato in scadenza al 31 ottobre (dopo che già c’è stata una proroga). Non si hanno inoltre notizie di incontri con Prefetto o altre forze di polizia per coordinare qualche azione di ripristino della legalità, foss’anche quella percepita dai cittadini.

Purtroppo dobbiamo dire di non stupirci di questo stato di cose. Ai più sarà probabilmente sfuggito, ma nell’ambito dell’incontro che organizzammo con i candidati sindaco durante l’ultima campagna elettorale una delle nostre domande fu proprio in merito alla diffusa illegalità presente a Roma, quella per cui si possono accendere impunemente roghi tossici, si può occupare il suolo pubblico abusivamente, si può sostare con l’auto sugli scivoli per i disabili, si possono gettare i rifiuti dove si vuole, oppure imbrattare muri e vagoni della metro, il tutto con la ragionevole certezza di farla franca.

E come rispose a quella domanda l’allora candidata Raggi? Ebbene si limitò a dire che la soluzione era aumentare le risorse per i tribunali!?! Vero, giuro, disse proprio così, “aumentare le risorse per i tribunali”.

Che in assoluto ci starebbe pure, per carità, essendo il disastro della giustizia uno dei problemi della tipica illegalità italiana. Ma se un Sindaco pensa di poter intervenire sui tribunali o ha seri problemi di raziocinio o la sta buttando in caciara, ed al tempo a noi sembrò solare la seconda ipotesi.

 

Tornando quindi all’oggi non possiamo stupirci più di tanto che il Sindaco non abbia mai neanche menzionato il problema dell’illegalità diffusa a Roma e tantomeno abbia dato qualche segnale per anche solo cominciare ad affrontarlo. Peccato per lei che in assenza di un livello minimo di legalità qualsiasi provvedimento, anche il meglio architettato, è destinato a fallire miseramente. Ed una prima dimostrazione ce l’abbiamo con la gestione dei rifiuti cittadini, con l’AMA che sta facendo i salti mortali per tenere la città pulita ma con i cassonetti che continuano ad essere ricettacolo di ogni tipi di ingombranti. Come a dire, se non turi la falla hai voglia a pompare fuori acqua …

Tornando al caso di cronanca da cui siamo partiti, dispiace o meglio disturba che il Sindaco non abbia voluto farne menzione alcuna, per dare solidarietà ad un cittadino che per il solo cercare di riprendere un comportamento scorretto e pericoloso si trova in pericolo di vita ma anche per far vedere che l’incolumità delle persone a Roma le sta a cuore. Ed invece nulla, né una visita in ospedale al malcapitato, che non sarebbe stata fuori luogo, né un comunicato stampa e neanche un post su facebook, che tanto sembrano piacere al nuovo Sindaco.

Tanti brutti e preoccupanti segnali provengono da questa storia e chissà che non sia proprio un ordine pubblico totalmente fuori controllo che porterà alla conclusione dell’esperienza del M5S a Roma. Perché va bene qualche passo falso all’inizio ma poi se non sei proprio in grado di tenere il timone della città ne va della vita delle persone. E finisce che più d’uno, anche di quelli che qualche speranza la riponevano nel nuovo movimento, comincia a chiedere di tornare al Commissario, che poi tutto sommato, e visto qual è l’alternativa, non era poi così male.

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Nella caporetto del verde romano non si salvano neanche le aiuole e palme di piazza di Spagna. Si direbbero i risultati anche del "lavorare indefessamente pancia a terra" di @daniele_diaco diarioromano.it/?p=36021

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