Un primo giudizio sui candidati alla prova dei temi concreti

Cominciamo col dire che se il primo dibattito pubblico tra i candidati a Sindaco di Roma l’hanno dovuto organizzare dei blog cittadini, a quasi un mese dalle elezioni, c’è qualcosa che non va nel sistema della comunicazione. Laddove nei paesi normali le testate giornalistiche e televisive fanno a gara su chi riesce ad accaparrarsi occasioni del genere, da noi pare che giornali e tv facciano il gioco della scopa, come se mettere a confronto chi si candida al governo della capitale sia una cosa troppo rischiosa da affrontare.

Noi avremo anche i nostri meriti, e questi vanno riconosciuti in gran parte a Stefano Miceli e Filippo Guardascione che hanno organizzato il tutto perdendo giornate e spendendo soldi con la certezza di non aver alcun ritorno economico in cambio (chi scrive in fondo si è limitato a fornire le bottigliette d’acqua ai candidati, cavandosela con miseri 4 euro). Ma una stampa inadeguata a Roma, di cui abbiamo spesso trattato, è uno dei più grossi problemi cittadini, perché impedisce ai cittadini di conoscere per poi poter decidere consapevolmente.

 

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Venendo al dibattito, un primo chiaro verdetto su alcuni dei candidati può senz’altro essere dato. Quelli che non si sono presentati sono evidentemente inadeguati a ricoprire il ruolo di Sindaco della capitale d’Italia. Chi infatti sta passando queste settimane ad incontrare cittadini ovunque, nei mercati, sulle strade, nei giardini, nei centri anziani, non può ragionevolmente mancare un’occasione in cui incontrare virtualmente migliaia di cittadini. Perché l’incontro di ieri ha visto la presenza di tutte le maggiori testate giornalistiche e televisive d’Italia, insieme a tantissime piccole realtà del mondo dell’informazione, e con la presenza perfino di testate estere come France Presse e la BBC!

Magari l’On. Meloni e l’Ing. Marchini potranno pensare che chissenefrega di apparire ai sudditi di sua maestà (Meloni who?) o ai cugini francesi (Marchini qui?), ma la realtà è che con la loro assenza hanno decretato che a Roma oggi ci sono tre candidati a Sindaco e su questi andrà fatta la scelta.

Anche perché l’unico motivo per non presentarsi all’incontro di ieri era il timore di non reggere il confronto con gli altri sui temi concreti. E chi ha una tale paura è chiaramente inadeguato ad un ruolo impegnativo come il Sindaco di Roma.

 

Volendo invece dare un giudizio sulle risposte fornite dai candidati, verrebbe da dire che di tre non se ne fa uno di sindaco buono. L’impressione è infatti che nessuno dei candidati abbia lo spessore e le idee completamente chiare su come affrontare i tanti problemi drammatici che affliggono oggi Roma. È vero che la discussione è stata limitata, non essendosi toccati temi importanti come l’ATAC, la gestione dei campi Rom, il patrimonio ed il debito comunale, ma su quello che si è discusso ognuno dei candidati ha mostrato incertezze che non fanno ben sperare per un eventuale mandato in Campidoglio.

 

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A parere di chi scrive il candidato che ne esce meglio è Stefano Fassina, non perché abbia volato particolarmente alto, ma almeno ha dimostrato di aver presente la drammaticità della situazione romana e la necessità, ad esempio, di lavorare sull’esercito di dipendenti comunali affinché ognuno di loro sia parte attiva nella rinascita di Roma.

Qualche buono spunto l’hanno mostrato anche gli altri candidati, come la Raggi quando ha detto di voler responsabilizzare direttamente i dirigenti AMA (e sarebbe davvero ora!), o Giachetti quando ha sottolineato la necessità di continuare ad avere maggiori controlli di polizia anche dopo il Giubileo.

 

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Così come si sono sentite cose sinceramente deludenti da tutti i candidati. Non può infatti la Raggi pensare di risolvere il problema dell’illegalità diffusa a Roma aumentando le risorse per i tribunali; è evidente che una giustizia che non funziona è una delle cause dell’inefficacia delle leggi, ma seppure quello è un problema che va risolto da parte del governo, la cosa richiederà tempi medio-lunghi, incompatibili con le esigenze di una città che deve cercare di ripartire; l’aspettativa è quindi che venga trovata qualche altra soluzione per il breve. Ed anche il fatto che la candidata presenterà la squadra di governo prima delle elezioni, se ci riuscirà, altrimenti lo farà dopo è sinceramente inaccettabile: se non riesce a mettere insieme i nomi giusti per tempo c’è la forte probabilità di non essere in grado di farlo neanche dopo le elezioni, per cui forse non è il caso di far correre un tale rischio a Roma.

Ed anche da Giachetti è un po’ poco sentirsi dire che l’AMA si sta riformando, che hanno fatto risparmi enormi sulle commesse dei cassonetti, ecc. Egli non può non sapere che alla dirigenza AMA, soprattutto quella intermedia, di una gestione dei rifiuti che funzioni e sia sostenibile per Roma non interessa nulla; per cui o trova il modo di cambiare il modo di pensare di tanti dirigenti di quella municipalizzata, cosa non certo facile, oppure considera l’eventualità di sostituirli con chi capisce ed ha a cuore certi temi. Anche l’idea di coinvolgere direttamente i cittadini nella scelta di dove localizzare gli ecodistretti appare di difficile realizzazione: superare la sindrome NIMBY con sussidi o vantaggi economici non ha mai funzionato.

Infine chi scrive non ha apprezzato per nulla l’accenno fatto da Fassina all’inopportunità di spostare gli urtisti dall’area archeologica centrale. Evidentemente anche il candidato della sinistra non è immune ai canti delle sirene di una certa lobby (ma quanto è brava questa lobby a fare i propri interessi! Pur legittimamente) ma probabilmente non conosce bene i termini della questione, non potendo pensare che una persona del suo spessore voglia difendere le installazioni mutandare che si erano create sotto il Colosseo (e sia sempre ringraziato Marino per avercele tolte dalla vista).

Da notare che anche Giachetti è riuscito a citare le esigenze degli urtisti, dicendo che se sono stati tolti da alcune aree non è ammissibile che ora in quelle aree operino abusivi; giusto ma, di nuovo, complimenti vivissimi alla lobby di cui sopra.

 

Il nostro intento era di mette in mostra aspetti dei candidati finora trascurati dalla comunicazione istituzionale. Crediamo di essere riusciti nell’intento anche se c’è qualche rammarico per i tanti temi che non si è riusciti ad affrontare.

Si potrebbe pensare di dare un po’ di tempo ai candidati per prepararsi meglio e quindi tornare a sollecitarli di nuovo. Vedremo se sarà possibile.

Intanto ci rallegriamo per la riuscita dell’evento, nonostante le incredibili assenze, testimoniata dall’enorme copertura mediatica e dalla presenza nel parterre di persone influenti nei vari schieramenti (abbiamo visto Marta Leonori, Estella Marino, Anna Paola Concia del PD, tanti esponenti 5stelle come De Vito e Stefàno ed il senatore Nicola Morra, il radicale Riccardo Magi), così come di associazioni amiche come Carteinregola.

Speriamo che queste occasioni diano modo agli stessi candidati di capire che per pensare di governare una città mal messa come Roma c’è bisogno di tanta passione, tanto lavoro ed un’incredibile dose di creatività. Diciamo che si intravedono ampi margini di miglioramento in tutti e tre i candidati, mentre per gli assenti si hanno davvero poche speranze.

Noi comunque siamo sempre disponibili a dar voce a chiunque di loro voglia farsi sentire.

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