Villa Ada: un fantasma nella casa del guardiano

La denuncia dell'Osservatorio Sherwood: l'immobile doveva diventare Casa del Parco e invece è occupato. Stessa sorte per altri giardini di Roma

 

La finestra che vedete qui sopra è tenuta d’occhio dai cittadini che hanno a cuore la tutela di Villa Ada, riuniti nell’Osservatorio Sherwood. Alla sera, quando fa buio, i volontari guardano in quella direzione e notano una luce accesa. Eppure la casa dell’ex guardiano di Villa Ada, in via Salaria 267, dovrebbe essere vuota.

Una lunga trafila giudiziaria ha visto il Campidoglio vincere tutti i gradi di giudizio e ottenere la liberazione dell’immobile che era occupato abusivamente. Una vicenda denunciata anche dai 5Stelle quando, dai banchi dell’opposizione, sembravano i paladini della legalità e del taglio agli sprechi.

Nel 2014, il pentastellato Daniele Frongia (oggi assessore allo Sport) presiedeva la commissione per la “razionalizzazione della spesa” e denunciava lo scandalo delle tante case dei custodi dei parchi occupate senza titolo. C’erano vedove che pagavano affitti irrisori di 10 euro al mese, oppure rom che erano entrati con la forza (a Villa Fassini sulla Tiburtina). Frongia e i colleghi avevano promesso che una volta in giunta, avrebbero messo ordine in questo settore.

E invece, la casa di via Salaria 267, dall’esterno fatiscente ma pur sempre un villino che affaccia in uno dei parchi più belli, è ancora oggi abitata. Chi sia l’inquilino non è dato sapere ma la presenza di questo “fantasma” impedisce di trasformare la struttura in “Casa del Parco”, un centro che potrebbe ospitare la documentazione di Villa Ada, incontri, mostre, presentazioni e attività didattiche.

Insomma a fronte del godimento di uno (pure abusivo), c’è un danno per tutti. L’Osservatorio Sherwood si domanda, sulla propria pagina Facebook, chi accenda quella luce.

 

Stesso problema in tante altre case di ex custodi dei parchi romani. Sempre a Villa Ada, nel 2018, la Sindaca Raggi si era vantata di aver sgomberato l’appartamento da 110 metri quadri nell’edificio “Tribuna” occupato dalla signora Rakhamanova, moglie dell’ex direttore del Servizio Giardini. Dopo la morte del marito, la donna ci è rimasta per 27 anni pur non avendone titolo, pagando un canone di 10 euro al mese (!).
Raggi e i suoi assessori parlarono di legalità, decoro e fruibilità. E invece di quell’appartamento non si è saputo più nulla.

C’è poi la casa del custode del Parco di Monte Mario, dove qualcuno meno di un anno fa, ha ristrutturato gli interni e ci è andato ad abitare senza alcun titolo. Lo hanno denunciato i consiglieri di Fratelli d’Italia Ghera, Colosimo e Figliomeni.  E in passato segnalazioni analoghe erano arrivate per le case degli ex custodi di Villa Celimontana, Porta Metronia e Parco San Sebastiano.

Insomma la prassi sembra essere quella delle occupazioni o quanto meno della permanenza senza titolo. Il problema del patrimonio pubblico occupato viene da lontano e non si può pretendere di risolverlo in una legislatura. Ma si potrebbe partire dalle piccole occupazioni come quella di via Salaria 267, assegnando il bene a chi potrebbe metterlo a disposizione di tutti.

 

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2 risposte

  1. Ci sono stata ieri Pasquetta 2023, per rivedere la casa dove mia mamma ha vissuto per tanti anni.Si proprio quella di via Salaria 267, perchè mio nonno entrato a Villa Savoia come giardiniere negli anni 30, poi divento custode e le fu assegnata quella casa. Non tutta però, credo che gli appartamenti siano due, quello di mio nonno era l’entrata con la porta più piccola. Nell’altra quella a grande a vetri si accedeva in un altro appartamento dove mi sembra vivesse il conte Pierfrancesco Calvi nipote del Re. Vorrei vederla dentro, ci sono stata da piccola ma non la ricirdo bene. Ho visto che è abitata, credo proprio la parte che era in uso al Conte, so che l’edificio è di proprieta del comune. Peccato sia occupata abusivamente, mio nonno è rimasto lì per tanti anni anche dopo la caduta dei Savoia. Spero di riuscire a vederla da dentro un giorno.

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