Un Gualtieri vago e impreciso sui vigili. Proviamo ad aiutarlo

L'intervento di Gualtieri sul Corriere dimostra idee poco chiare su come ridare efficacia e autorevolezza al corpo di Polizia Locale di Roma. È una questione basilare che tutti i candidati dovrebbero affrontare

Rispondendo ad una sollecitazione di Antonio Macaluso dalle pagine del Corriere della Sera, il quale ha chiesto ai candidati sindaci come gestirebbero il Corpo della Polizia municipale, il candidato del centrosinistra Roberto Gualtieri ha inviato il seguente testo al Corriere:

 

I romani non amano il Corpo dei vigili urbani. O non lo amano più. E’ un rapporto che si è rovinato nel tempo, ma che deve essere ricucito con pazienza, assieme ai rappresentanti del Corpo. Perché i vigili sono fondamentali per tenere connesse le varie parti della città. Devono essere il sostegno e i terminali del sindaco sul territorio. Il collegamento fra i cittadini e il Campidoglio.

I tutori delle regole, sul traffico, sulla sicurezza, nel commercio, nella protezione dei disabili, nel governo della vita notturna. Da sindaco sarà una priorità utilizzarli al meglio per il miglioramento della qualità della vita. Antonio Macaluso sul Corriere della Sera ha chiesto ai candidati sindaci come gestiranno il Corpo della Polizia municipale. Darò qui alcune prime indicazioni. Innanzitutto, i vigili devono rendere il traffico scorrevole, facendo rispettare le norme nello stesso modo in ogni zona della città. La prevenzione e la sensibilizzazione sulla sicurezza stradale devono essere i principi di base. Ai vigili spetta il compito di controllare anche gli ultimi arrivati, i monopattini, e di proteggere i più esposti, ciclisti e motociclisti.

Nel campo della sicurezza, va istituito un nucleo di vigili di quartiere e vanno costituiti Security point, presìdi del territorio organizzati dalla Polizia locale, garantendo alle Forze dell’ordine la condivisione delle segnalazioni principali ricevute dalla cittadinanza. Presìdi di vigilanza nelle stazioni metro. E videosorveglianza nelle zone più critiche, affinché nessuno abbia più disagi né paura. Per questo, va aumentato il numero dei vigili, come già previsto dalla pianta organica, ma soprattutto vanno introdotta innovazione, digitalizzazione, formazione permanente, che permetta ai vigili di affrontare in modo adeguato emergenze e problemi quotidiani.

 

Anzitutto facciamo presente al Gualtieri che se Macaluso può permettersi di sbagliare la corretta dicitura del Corpo di Polizia Locale di Roma Capitale (PLRC), benché anche da un giornalista ci si aspetterebbe maggiore precisione, ad un forse futuro sindaco di Roma è richiesto l’utilizzo della definizione corretta.

A qualcuno sembrerà un’esagerata pignoleria, ma è come se lo stesso Gualtieri si sentisse chiamare Alberto invece che Roberto. I nomi sono importanti.

Anche questo eccessivo utilizzo del vecchio termine di “vigile” o “vigile urbano” è fuori luogo, dovendosi preferire il più giusto e professionale “agente di Polizia Locale”.

 

Provando ad andare più sulla sostanza, diciamo che Gualtieri si è tenuto davvero troppo nel vago, mettendo insieme una serie di ovvietà fino al limite del lapalissiano “… i vigili devono rendere il traffico scorrevole”.

Ma va?

 

Quello che chiaramente manca è il “come” tutte le cose elencate da Gualtieri si potranno realizzare in un Corpo che da decenni risulta impermeabile a qualsiasi modernizzazione.

Gualtieri parla genericamente di “… innovazione, digitalizzazione, formazione permanente …”, ma è necessario andare più in dettaglio, soprattutto alla luce degli accadimenti che hanno riguardato il corpo di PLRC negli ultimi anni.

 

Ricordiamo tutti l’esperienza che fece il sindaco Marino quando chiamò un esterno al Corpo a dirigerlo, il rimpianto Raffaele Clemente, il quale introdusse una serie di innovazioni che la stragrande maggioranza degli agenti maldigerirono: rotazione degli agenti, IoSegnalo, Street Control, palmari, ecc. Centinaia di agenti arrivarono a marcare visita in blocco la notte di Capodanno per dimostrare quanto fossero contrari alle innovazioni di Clemente.

 

Poi arrivò la Raggi e una delle prime cose che fece fu una restaurazione totale del corpo di PLRC, invitando Clemente a dimettersi e pescando i nuovi comandanti tra i soliti noti all’interno del corpo. Tutte le innovazioni tecnologiche furono eliminate, addirittura richiedendo il ritorno alle multe cartacee che così si vedevano sui parabrezza delle auto!?!

 

Ebbene ci può dire Gualtieri quale dei due approcci seguirebbe? O ne avrebbe uno suo alternativo?

 

Sarebbe il candidato disposto ad introdurre di nuovo, e questa volta su larga scala, lo street control a contrasto della sosta in doppia fila?

È d’accordo Gualtieri a cominciare ad installare in maniera diffusa dispositivi di controllo della velocità?

 

Ma soprattutto, è pronto Gualtieri a mettersi contro le dinamiche consolidate da decenni all’interno del corpo di PLRC per restituirgli la necessaria efficacia, ridando ai singoli agenti l’autorevolezza indispensabile per svolgere i loro compiti?

 

Noi sono anni che parliamo dei vigili come del problema numero uno della città di Roma ed è indubbio che il corpo di PLRC ha negli ultimi anni raggiunto il punto più basso della sua storia, come squadernato dalla trasmissione Report pochi mesi fa.

 

Per recuperare una situazione tanto compromessa ci vuole ben altro che il compitino fatto da Gualtieri per il Corriere. Occorre infatti il coraggio e la consapevolezza di doversi mettere contro buona parte del corpo di PLRC ma anche contro i tanti romani che considerano normale violare le norme più disparate con la pretesa di farla sempre franca.

Gualtieri farebbe bene a rifletterci su e ha pensare a qualcosa di più concreto, se vuole essere credibile.

 

Lo stesso dicasi degli altri candidati, quando volessero far conoscere il loro parere al riguardo.

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