Sui cartelloni nessuno batte un colpo dal Campidoglio

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L’articolo de Il Messaggero che anticipava la controriforma sui cartelloni pubblicitari voluta dalla giunta Raggi e dal suo assessore Cafarotti, è stato ripreso da diversi blog. Oltre al nostro pezzo che ha cercato di fare chiarezza, anche Carteinregola ha dedicato alla questione un interessante post.

Il pezzo, firmato dalla Redazione e siglato AMBM, si domanda già nel titolo se si vada “indietro tutta”. Dopo aver ricostruito la vicenda e riassunto i dati riferiti dal Messaggero, l’autrice definisce il piano di Cafarotti “un notevole passo indietro rispetto sia a quanto avviato dalla Giunta Marino, sia a quanto promesso dalla Giunta Raggi“. Va ricordato, infatti, che il Prip (Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari) fu approvato nel 2014 per volere dell’allora assessore al Commercio, Marta Leonori, con i voti favorevoli del gruppo 5Stelle. I consiglieri di opposizione dell’epoca, Virginia Raggi, Enrico Stefàno, Daniele Frongia e Marcello De Vito, erano del tutto convinti della bontà del progetto tanto da esprimersi con un sì, nonostante la loro dura battaglia contro il Sindaco Marino. De Vito, in particolare, si era recato due volte nella sede dell’associazione Bastacartelloni per informarsi e studiare la situazione.

Enrico Stefàno, dal canto suo, ha sempre seguito da vicino l’iter della riforma appoggiandola in diverse occasioni e schierandosi dalla parte delle associazioni. Cosa sia accaduto dal momento in cui i 5Stelle hanno iniziato a governare il Campidoglio non è chiaro. Perché abbiano cambiato idea in maniera così radicale da tenere prima nel cassetto per quasi due anni il testo, poi approvare nel novembre 2017 i piani di localizzazione così come erano stati varati dalla precedente giunta e infine, nel 2019 con Cafarotti cambiare totalmente strada, rinnegando di fatto il lavoro svolto da loro stessi negli anni precedenti.

Una ricostruzione completa di tutto l’iter, la fa l’architetto Bosi sul sito romano di Vas, dove racconta la genesi della riforma, le tappe successive – passando per il convegno organizzato proprio da Vas e da Bastacartelloni – per arrivare ai giorni nostri. In particolare riguardo ai dati riferiti dal Messaggero, l’architetto Bosi precisa che i mq totali di esposizione pubblicitaria (62 mila secondo il Prip approvato nel 2014 e 75 mila secondo quanto riportato dal Messaggero) potrebbero non corrispondere alla reale volontà di questa giunta. In dettaglio, i 75 mila metri quadri potrebbero essere una errata interpretazione della giornalista che avrebbe preso in esame la superficie complessiva prima dei tagli operati dalle Sovrintendenze.

Fatto sta che i dati reali non li conosce nessuno perché l’amministrazione non ha ancora reso pubblica la bozza di delibera che dovrebbe portare in giunta tra pochi giorni. Nell’ottica della trasparenza tanto decantata dai grillini e poi poco applicata nella realtà, sarebbe stato corretto presentare alle associazioni cittadine e alle organizzazioni di categoria delle ditte pubblicitarie una bozza prima di portarla in giunta. Invece tutto resta avvolto nel mistero e l’incontro che Cafarotti ha voluto concedere a Vas e Bastacartelloni nel gennaio scorso non ha chiarito gli aspetti più critici. Cosa accadrà dei cartelloni riservati al bike sharing ora che il progetto è sfilare le biciclette dalla riforma? Roma avrà mai un bike sharing e come sarà finanziato? Come saranno accorpati i lotti non più divisi per circuito (cultura e spettacoli, impianti privati, impianti pubblici, etc) ma per territorio?

Insomma una serie di quesiti che le associazioni hanno posto all’assessore e ai suoi collaboratori sui quali non si è ottenuta alcuna risposta. La città si troverà di fronte al fatto compiuto di una controriforma che non è stata discussa e che porterà le imprese pubblicitarie a presentare numerosi ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato. E mentre fino ad oggi le imprese li hanno persi tutti, segno che la precedente riforma era stata scritta bene, ora ci potrebbe essere la concreta possibilità che a soccombere sia il Comune. Col risultato di rimandare a chissà quando l’applicazione di qualcosa che era invece già pronta e discussa abbondantemente.

Anche Roma Today ha realizzato un bel reportage domandandosi perché fosse tutto fermo al 2017. La giornalista Ginevra Nozzoli ha sollecitato più volte l’assessore ad una risposta ma dal suo staff è arrivato solo un laconico “Stiamo lavorando”.

Nel frattempo le ditte poco oneste hanno ripreso a piantare cartelloni senza permessi provocando caos e facendo concorrenza sleale a chi invece vuole rispettare le regole. Rimettere in discussione tutto, come sta facendo Cafarotti, significa chiedere ai romani di aspettare ancora anni nonostante i 5Stelle abbiano preso una parte dei loro voti anche per questo obiettivo.

Torniamo a chiedere ai lettori di firmare la petizione per Virginia Raggi a favore di un bike sharing serio e affidabile. Se la riforma dei cartelloni la vogliono buttare nel cestino, almeno dicano con chiarezza come intendono finanziare un servizio che è presente in tutte le grandi città d’Europa e di Italia e che è fondamentale per snellire il traffico e ridurre l’inquinamento.

PER FIRMARE LA PETIZIONE CLICCARE QUI

 

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